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(Jamma) – “Il gioco fisico è oggetto di forti critiche che ormai si sono trasformate in una legislazione locale che sostanzialmente dice ‘io non voglio vedere sale da gioco o punti vendita di gioco vicino a certi luoghi che consideriamo sensibili’. Questi luoghi sono le scuole, i luoghi di culto e molti altri”.

Lo ha detto Alessandro Aronica, vicedirettore Adm, nell’ambito del convegno “Gioco online: problemi, opportunità e strategie future”, organizzato all’Università degli Studi di Salerno dall’ateneo e dall’Osservatorio internazionale sul gioco.

“L’interpretazione della professoressa De Rosa su questo tema è netta: fare un quartiere a luci rosse per il gioco è sbagliato perché inefficace, perché in prospettiva il gioco fisico verrà “spiazzato” dal gioco online. Ogni distanza è accorciata, bruciata ed azzerata perché c’è la possibilità di giocare online. Tralascio tante considerazioni che potrebbero essere fatte su questa tematica – ha proseguito Aronica – ma prenderei questo spunto e cercherei di capire se è uno sviluppo futuribile o se oggi è già in atto questa situazione. Il gioco fisico viene facilmente soppiantato dal gioco online? E’ interessante capire se effettivamente le due famiglie di giocatori, quelli sul territorio o quelli che giocano a distanza, sono le stesse o se sono diverse. Poi bisognerà vedere anche quali sono i rischi di entrambi i metodi di gioco. Il problema che si pone oggi nell’industria del gioco – ha concluso Aronica – è quello di misurarsi con i problemi che vengono sottolineati da tutti con la capacità di fronteggiarli direttamente, attraverso un prodotto meno rischioso e pericoloso. Il gioco online apre una prospettiva verso una maggiore controllabilità. Ed è un buon punto di partenza per l’industria”.

“Dall’analisi effettauta dal dottor Bottone viene fuori che nel gioco online aumenta più il tempo impiegato che la spesa. In primo piano non viene l’aspetto del rischio della grave perdita, visti i payout elevatissimi, ma il tempo impiegato nel giocare. Spesso vediamo dati molto enfatizzati che parlano di raccolta, ma l’indicatore non è di quanto realmente si spende. In settore in cui le vincite sono altissime, la spesa è molto bassa. Quindi dobbiamo guardare la spesa e non la raccolta. Nel 2016 la raccolta dell’online è stata di 22 miliardi, la spesa un miliardo. Effettivamente siamo al di sopra dei livelli di altri paesi, ma è giusto fare il confronto corretto con queste cifre e non enfatizzare dando un valore emozionale perché si parla di grandi cifre come quelle della raccolta. Altro fattore importante venuto fuori dalla relazione del dott. Bottone è che non c’è un’emigrazione massiccia dal gioco fisico all’online. L’online è un gioco fortemente regolamentato, completamente tracciato, un gioco in cui ci si può autosospendere. Ci si sente più liberi nel gioco fisico di quanto non ci si senta nel gioco online. Il circuito legale può essere concepito in modo tale da essere più attrattivo dell’illegale? Questa è una domanda interessante a cui si dovrebbe rispondere”.

 

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