Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Treviso, a seguito di un’attività d’intelligence ad ampio raggio nel settore della spesa pubblica, condotta in sinergia e collaborazione con l’INPS e con la Regione del Veneto, hanno accertato in capo a 116 persone dislocate su tutto il territorio della provincia l’indebita percezione di somme per oltre 700mila euro, in ragione dell’assenza delle condizioni legittimanti la fruizione del “Reddito di Cittadinanza” (RdC).

In particolare in 25 casi gli approfondimenti svolti hanno consentito di rilevare che i beneficiari, omettendo di indicare nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) i redditi correlati alle vincite conseguite al gioco online, hanno fornito informazioni non veritiere con riferimento alla propria posizione reddituale.

In altri casi, invece, le stesse vincite sono state conseguite nel periodo in cui il RdC veniva già percepito, ma non sono state comunicate all’INPS, perché questo avrebbe fatto perdere il diritto al beneficio. Alcuni beneficiari del RdC, infatti, sono risultati titolari di conti di gioco online, utilizzati assiduamente per effettuare scommesse su eventi sportivi, oltre che per prendere parte a tornei di poker o altri giochi da tavolo. Su tali conti di gioco sono state accreditate, in alcuni casi, somme di denaro per centinaia di migliaia di euro, palesemente incompatibili con uno stato di indigenza economica.

Significativi, in tale contesto, sono i casi di due disoccupati: un 54enne, residente a Treviso, che ha vinto oltre 1,6 milioni di euro, e un 48enne, residente a Conegliano, che ha incassato circa 500 mila euro.

Tutte le 116 irregolarità accertate sono state segnalate all’INPS per l’avvio delle procedure di revoca del beneficio e restituzione delle somme indebitamente percepite, mentre i responsabili sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso, atteso che l’indebita percezione del beneficio è punita con la reclusione da due a sei anni, nei casi di presentazione di dichiarazioni attestanti cose non vere, e con la reclusione da uno a tre anni, nei casi di omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, successive alla presentazione della dichiarazione.