“Incertezza, nessuna prospettiva e sostegni insufficienti, è il quadro allarmante del settore del gioco legale composto da circa 100mila addetti, dei quali 12mila solo nelle Sale Bingo. Dopo i primi tre mesi di lockdown il settore ha potuto riaprire e, anche se tra gli ultimi a tornare operativo e con importanti restrizioni che ne hanno compromesso le attività, per le proprietà e le lavoratrici e lavoratori è stato un bel ritorno verso la normalità. Di nuovo però, a fine ottobre sono stati costretti a fermarsi e sono ancora in attesa delle nuove disposizioni che diano uno spiraglio di luce per il futuro”.

E’ quanto si legge in un articolo pubblicato sul Magazine Filcams Cgil di febbraio e dedicato al settore del gioco legale.

“Dopo la prima fase, le agenzie hanno riaperto applicando protocolli molto rigidi che hanno permesso di mantenere la situazione sotto controllo sanitaria. Ad ottobre di nuovo la chiusura, ma l’azienda sta provando a puntare sul gioco online, trasferendo alcuni lavoratori su questo settore ad occuparsi di marketing in smartworking. “Siamo preoccupati per il futuro” afferma Patricia, “temiamo che una fetta importante di clientela possa rimanere affezionata al gioco online e non tornare più nei retail in presenza al momento della riapertura, in particolari i giovani, che hanno più attitudini con il digitale.”

Intanto, le agenzie restano chiuse fino al 5 Marzo, le parti sociali hanno provato a definire un protocollo sanitario più rigido da presentare al governo, che è ancora in stand by. Gianluca dal 2004 lavora part time presso il bingo di Catania con altri 34 dipendenti. Con il primo lockdown la sala è rimasta chiusa dall’8 marzo fino al 15 giugno, poi di nuovo dal 20 ottobre. Lui e i suoi colleghi sono in Fis (Fondo integrazione salariale) così come in primavera, ma fortunatamente ora l’azienda ha anticipato gli stipendi, mentre i primi tre mesi sono stati una sofferenza in attesa dell’Inps.

“Nel primo periodo di chiusura eravamo molto uniti, preoccupati, si, ma attivi, e abbiamo fatto anche qualche manifestazione per richiamare l’attenzione sulla nostra situazione. Ora ai timori per il futuro si aggiunge la rassegnazione, perché abbiamo capito che qualsiasi mobilitazione è inutile”. I mesi estivi hanno dato una parziale boccata d’ossigeno, anche se tra limitazioni alle entrate e protocolli sanitari anti Covid-19 il fatturato è calato più del 40%. La situazione adesso si fa più allarmante: “la paura” afferma Gianluca “è che l’azienda si trovi sommersa di debiti e non riesca ad aprire: non conosciamo la situazione finanziaria della società, ma restare chiusi per 5 mesi da ottobre a marzo è davvero tanto. Le sale giochi sicuramente non sono tra i settori di prima necessità, ma ci sono moltissimi lavoratori che sostengono le proprie famiglie.”

Una preoccupazione ancor più forte a Salerno dove, dopo i primi tre mesi di pandemia, una sala bingo non ha riaperto: “Dopo il lockdown di inizio 2020, una delle due sale bingo della città non è riuscita ad aprire ed ha spostato tutti i lavoratori sull’altra. Ora è tutto fermo e i dipendenti sono in FIS ma al momento della riapertura, a tutti i problemi si sommeranno le difficoltà relative ad un’eccedenza di personale” a raccontarlo è Rosaria Nappa segretaria generale Filcams Salerno. I mesi estivi hanno fatto capire che in realtà il settore non è stato dimenticato dalla clientela, le sale gioco hanno lavorato rispettando le distanze e tutte le precauzioni sanitarie, facendo da attrattori a chi voleva utilizzare questo tipo di svago.

“Speriamo in una ripresa, seppur con qualche limitazione” afferma la segretaria “anche perché l’investimento fatto durante i mesi estivi per rispettare le norme sanitarie è stato enorme, ed è bene che non vengano tralasciate.” Anche perché il timore di molti lavoratori è che la “fame di gioco” possa far sì che i clienti si presentino in sala anche con qualche sintomo e senza il rispetto delle norme previste. Per questo le parti sociali hanno anche aggiornato il protocollo definito prima dell’estate per le “Misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 nelle Gaming Hall – Bingo”, che costituirà il riferimento organizzativo per le sale, anche se al momento è ancora tutto fermo. “Dopo quasi un intero anno di chiusura e con periodi di stop ben più lunghi rispetto alle altre attività produttive, le Gaming Hall e le Sale Bingo restano tra le realtà maggiormente penalizzate dalle restrizioni causate dalla crisi pandemica. E, soprattutto, quelle di cui meno si parla.” È quanto si legge nel comunicato congiunto inviato da Filcams Cigl, Fisascat Cisl e Uiltucs insieme a Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi – Confcommercio Imprese per l’Italia, Egp – Associazione Esercenti Giochi Pubblici, Federbingo – Federazione Nazionale Concessionari Bingo e Operbingo Italia Spa che hanno sottoscritto un avviso comune richiedere un rapido riavvio delle attività e l’individuazione di una data certa che manca davvero da troppo tempo. Intorno al mondo del gioco legale aleggiano pregiudizi e criticità legati alle conseguenze negative per gli appassionati del gioco, a volte malati di ludopatia e senza più freni e regole.

In realtà le gaming hall sono spesso frequentate da chi è appassionato, ma difficilmente da chi è malato, perché sono luoghi dove si creano dei rapporti e ci sono più forme di controllo. Inoltre, la ludopatia non si contrasta chiudendo le attività legali, perché il giocatore ludopatico trova altre soluzioni: il gioco online o, peggio, il gioco illegale. L’unica soluzione è quindi rafforzare il sistema del gioco legale, aumentando controlli e sicurezza, e dando gli strumenti, anche normativi, affinché possano essere gestite situazioni problematiche. È proprio l’attenzione al rispetto delle regole e della legalità che aveva portato le parti sociali nel 2019, dopo 18 anni, a siglare un protocollo – parte integrante del contratto nazionale di lavoro dei pubblici esercizi – per la disciplina dei rapporti di lavoro e la definizione del sistema di classificazione del personale in un settore fortemente caratterizzato da frammentazioni, da fenomeni di concorrenza sleale e con una forte presenza di contratti pirata. Filcams, Fisascat e Uiltucs, infatti, chiedono da anni una politica vera nei confronti del settore, rispettosa del benessere sociale e degli occupati, che nasca da un confronto tra le Parti Sociali, senza discriminazioni e pregiudizi. Interventi che aiuterebbero anche a combattere le tante forme di illegalità e impedire gli affari della malavita”.