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GIOCO PUBBLICO – «Appare incredibile – scrive in una nota l’Istituto Milton Friedman Institute in riferimento alle dichiarazione odierna del Codacons – come oggi ci si trovi ancora a dover assistere al ripristino dell’idea di adottare delle liste di prescrizione nei confronti di coloro che non la pensano allo stesso modo, come proposto da qualcuno quest’oggi, ammodernandone la definizione, dai tempi di Mario e Silla, con la definizione di black list».

 «Il voler intervenire -prosegue la nota – sulla  libertà di mandato dei Parlamentari italiani non rappresenta certo una novità: la storia della democrazia è costellata purtroppo da questo genere di comportamenti. Le black list, come le liste di proscrizione, dal I Secolo avanti Cristo sono sempre state utilizzate da coloro che, nella storia dell’uomo, se ne sono serviti per denunciare coloro che si permettevano di esprimere un pensiero diverso rispetto allo “status quo”.
Come Istituto che si ispira ai valori liberali e liberisti non possiamo che denunciare l’ennesimo imbarbarimento di una politica di dialogo e confronto, nel tentativo invece di giungere ad un “pensiero unico”, al di là di quale esso sia.
Ogni membro del Parlamento Italiano infatti, in tema di gioco lecito, come per qualunque altro argomento di dibattito, deve sempre potersi esprimere liberamente, senza vedersi minacciato da possibili schedature o inserimento in black list. Non si tratta di scomodare quanto sosteneva già nel XVIII Secolo François-Marie Aouet, meglio noto con lo pseudonimo di Voltaire, quando affermava:”Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”, ma certo non si tratta di una questione di lobby pro o contro il gioco.
Semplicemente non è questo un atteggiamento oggi accettabile all’interno di un contesto democratico come quello italiano.
Il fatto che abbia a che fare con un tema, quale quello inerente il divieto di pubblicità per il gioco, che rappresenta una misura perfettamente legittima del Governo, sebbene non trovi condivisione da parte liberale, come tutti i divieti imposti al libero mercato, vale peraltro anche per qualunque altro argomento sul quale i Rappresentanti liberamente eletti dal popolo italiano debbono poter essere liberi di esprimere le loro opinioni, qualunque esse siano, oggi come in futuro».
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