tribunale
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(Jamma) – “E’ un primo tassello di una lunga battaglia che il settore sta combattendo nei vari tribunali in Italia. E’ una questione che la Sapar sta portando avanti da sempre, con le sue proposte, cercando di concertare con le amministrazioni. E’ quello che abbiamo cercato di fare qui a Brescia, una volta che è stato fatto il nuovo regolamento abbiamo cercato di farci ascoltare, così non è stato e quindi siamo stati costretti a impugnare prima il regolamento e poi quei motivi aggiunti con l’ordinanza”.

E’ quanto ha riferito a Jamma l’avvocato Marcello Ferrari Chazelat, che ha ottenuto la sospensiva del regolamento comunale di Brescia sul gioco.

“Ci siamo basati sul fatto che questo provvedimento, alla base, non ha un’istruttoria concreta e specifica che vada ad individuare sul territorio delle esigenze di tutela verso la ludopatia. Lo stesso discorso vale per l’introduzione di tre fasce orarie prestabilite, anche queste non supportate da uno studio che ci possa dire che tale provvedimento abbia un fondamento e porti al raggiungimento dell’obiettivo di riduzione dei casi di ludopatia”.

“Tutti siamo consci che c’è un problema, ma l’assioma slot-ludopatia non è veritiero. I dati dell’ultimo periodo – ha proseguito Ferrari – ci dicono che abbiamo un incremento negli ultimi anni del 47% del gioco online, abbiamo in testa alle classifiche i gratta e vinci, giochi a estrazione ecc.. Hanno puntato un settore, il gioco fisico, e gli conviene farlo. Mi domando, ma questa ludopatia oltre al settore degli apparecchi, riguarda solo il gioco legale o c’è ance un fondamento sul gioco illegale? Perchè i dati ci dicono che anche in questo caso c’è un incremento. Il punto evidenziato dal Tar è che nè nel provvedimento, nè negli atti richiamati è rinvenibile un adeguato e sufficiente riferimento a dati evidenzianti situazioni di particolare problematicità per il Comune di Brescia.

Mi stai dicendo che c’è una forte emergenza, ma la stessa ATS locale dà conto che in tutta la provincia di Brescia abbiamo 389 ludopatici conosciuti ai Sert su circa 1 milione e 200mila abitanti. Il tutto senza specificare poi ludopatici da che cosa, senza fare neanche l’ulteriore distinguo tra ludopatici problematici e quelli patologici. Senza dimenticare che sempre l’ATS – ha aggiunto l’avvocato – rileva che il problema odierno è marginale, non c’è un numero sufficiente di dati da poter inquadrare bene il fenomeno. Vorrei ricordare che tutti i documenti che il Comune ha presentato a sostegno della propria ordinanza alla fine non evidenziano queste esigenze, così come gli studi fatti presso gli istituti secondari a Brescia, che evidenziano come i ragazzi, che dicono di voler tutelare, giocano soprattutto ai gratta e vinci, online e alle scommesse, non certo alle slot. Nonostante tutto questo non c’è la stessa attenzione verso altri prodotti di gioco. Un’amministrazione non può riprendere pari pari un provvedimento come quello di Bergamo, un’ordinanza che ha passato il vaglio del Tar, e applicarlo a un territorio che però ha caratteristiche ben diverse. Un’amministrazione non può ragionare così.

Tutti parlano di un aumento del volume di gioco, ma la spesa pro capite è 0,80. Tutti parlano di un aumento del volume delle slot, c’è stata una contrazione nel 2016 in Lombardia e qui a Brescia, non sanno neppure loro il perchè, forse per la legge regionale, ma è un dato di fatto che di pari passo c’è stato un aumento del gioco in scommesse, nell’online. Forse questi provvedimenti hanno portato a una riduzione iniziale del gioco in un settore, ma non hanno certo inciso sul problema della ludopatia. Il problema della ludopatia esiste, non è ancora eclatante come il fumo o gli stupefacenti, bisogna fare prevenzione e se si vogliono prendere dei provvedimenti è bene concertarli, parlare con gli operatori del settore in modo da contemperare gli interessi in gioco. Non si può spazzare via la libertà imprenditoriale di persone che lecitamente, con giochi che derivano da una concessione statale, fanno un’attività di impresa”.

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