di Francesco Gatti

Spingere un sistema all’illegalità non rappresenta di certo una vittoria politica, economica o sociale. Eppure accade. Ogni giorno accade che qualcuno non ne possa più: stritolato da un sistema che ha chiuso le vite di 150mila persone nella gabbia della disperazione qualcuno passa la mano.

Succede così che si moltiplicano i casi di “alternative” al gioco lecito. Succede che ci si trova a gettare le conquiste fatte in quasi una generazione grazie al lavoro di migliaia di persone che si sono impegnate a rottamare l’illecito per il lecito.

Gente e famiglie che hanno scelto da che parte stare, ma che oggi iniziano a pensare che quella parte sia quella sbagliata.

Se non esiste la tutela, se non esiste il riconoscimento della legalità ma anzi, la politica chiude un settore lecito ripristinando il caro vecchio videopoker, allora qualche domanda occorre farsela.

Abbiamo fatto bene? Il settore ha virato nella direzione della legalità per avere riconoscimento, tutela, supporto.

Essere parte dell’Italia che paga le tasse e che non evade. Essere parte del paese che produce e trovarsi alla chiusura, umiliati, additati come “usurai di Stato”, disconosciuti per gli investimenti fatti da coloro che non ricordano che
le attuali Slot non sono venute dal cielo ma hanno sostituito un mercato illecito che prosperava indisturbato fatto di 900mila poker.

Oggi siamo trattati peggio di quando il poker illegale lo si difendeva (vincendo) nelle aule di tribunale mentre oggi perdiamo, nelle stesse aule, con i nostri giochi leciti e legali.

Nessuno di noi si pente della scelta di legalità, ma una riflessione occorre farla.

Farla perché qualcosa non va se oggi, con un prodotto legale, che sul panorama europeo è di gran lunga il meno performante, finiamo per riempire i titoli dei giornali, finiamo al centro del dibattito politico che sulla nostra pelle scava alla ricerca di due (e sottolineo due!|) voti.

Non si è capito che il gioco lecito torna illecito solo perché la domanda esiste e va soddisfatta.

O con noi o con chi opera con l’illegale, non c’è altra via.

Allora chiediamo di potere riaprire ripensando alle opportunità perse.

Oggi mi pare doveroso richiamare tutti, colleghi, amici, a una unica riflessione fatta da un caro cliente qualche giorno fa nel mio ufficio: Ma alla fine abbiamo davvero fatto bene?

E’ questo il grande fallimento della politica: se gli operatori onesti iniziano a chiedersi perché ad altri è concesso di prosperare con apparati illeciti mentre loro chiudono le proprie società allora qualcosa non va. Qualcosa si è rotto in maniera definitiva.

E’ venuto a mancare quel rapporto fiduciario fra Stato e imprenditore per il quale le attività lecite sono tutelate e quelle illecite perseguite.

Oggi avviene il contrario.
E lo dico con immensa amarezza.

Il senatore Giovanni Endrizzi in prima fila, ma anche altri politici non comprendono una cosa semplice: il settore esiste perché esiste una richiesta.

Gli Italiani giocano alle slot per divertimento. Una piccolissima parte di essi sviluppa problematiche col gioco e taluni di loro vanno seguiti.

Non ci tiriamo indietro e facciamo la nostra parte con 50milioni annui.

Ma non possiamo chiudere un comparto per poche migliaia di persone.

Altrimenti, anche per una questione di gravità, chiudiamo prima i tabaccai e le rivendite di alcool e ributtiamo l’Italia nel “fottuto Medioevo” invocato e temuto dalla Fallaci.

Mi chiedo e chiedo ad Endrizzi: ma le multinazionali del tabacco o i grandi produttori di vini e liquori danno qualche centesimo per la cura dei propri “malati” allo Stato?

Non le pare curioso?