“In merito alle parole del sottosegretario Freni (Mef), dal mio punto di vista va invece mantenuta la distinzione tra gioco fisico e online. Corrispondono a queste attività dei titoli concessori abilitativi molto diversi”.

Lo ha detto l’avvocato amministrativista, esperto di giochi pubblici, appalti e concessioni, Cino Benelli (nella foto), nel suo intervento dal titolo “Il fenomeno dei punti di vendita ricarica: profili problematici”, realizzato durante il focus su concessionari e gioco legale online nell’ambito degli “Stati Generali del Diritto di Internet”, organizzati con il sostegno dell’Associazione Alumni Luiss in occasione della Festa della Rivista «Diritto di Internet».

“I punti vendita ricarica in realtà si dovrebbero chiamare punti vendita di carte di ricarica. Stiamo parlando di una figura atipica del gioco a distanza, non esiste infatti una disposizione di legge, un regolamento, né traccia di una prassi amministrativa che definisca i limiti, gli obblighi e le funzioni di questi punti vendita ricarica. Praticamente parliamo di un fenomeno che esiste solo nella prassi e non è specificamente regolato. E’ chiaro che se istituiamo un confronto tra lo schema convenzionale del gioco a distanza e quello fisico vediamo come per il gioco fisico le figure della filiera sono espressamente normate e gli vengono attribuiti dei compiti e delle funzioni ben precise. Invece se si guarda la convenzione del gioco a distanza esiste solo la figura del concessionario. Questo perchè la raccolta del gioco a distanza è riservata ai concessionari online e si può svolgere solo nelle sedi e nelle modalità previste dalla concessione. Il gioco online si può commercializzare solo attraverso il canale prescelto, cioè l’online, e quindi non dovrebbero esistere figure diverse da quella del concessionario, ma in pratica non accade questo. La stessa convenzione di concessione afferma infatti che la raccolta del gioco si può svolgere in proprio o avvalendosi di non meglio precisati ‘terzi’ nel rispetto del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. A questo punto dato che l’articolo 93 del Tulps mi dice che si può condurre l’esercizio per mezzo di un rappresentante, praticamente si permette che un pubblico esercizio possa commercializzare la raccolta a distanza. Se si lega questa disposizione all’articolo 8, sempre del Tulps, che riguarda le autorizzazioni di polizia, ecco che il gioco a distanza si intreccia con quello fisico. I limiti di questi Pvr sono tracciati solo in negativo, non si sa cosa possono fare ma si sa cosa non possono fare, non gli è permesso svolgere attività di intermediazione, ma questo è un limite evanescente, perchè un giudice potrà sostenere che una fattispecie è intermediazione, un altro no, un altro ancora che l’intermediazione c’è ma non è rilevante e così si crea tanta confusione. Si prevede poi l’iscrizione al Ries anche per i titolari dei punti vendita ricarica, questa cosa mi ha stupito. Inoltre l’assenza di intermediazione chi la verifica? Forse servirebbe un’approvazione preventiva di questi soggetti. L’organo accertatore si trova spesso in difficoltà proprio perchè non ha un decalogo riguardante i loro doveri e le loro funzioni. Questa assenza di regolazione può portare a fenomeni di concorrenza sleale. Io spero che il problema venga affrontato in sede di riordino e si possano inquadrare in maniera precisa questi soggetti”.