Print Friendly, PDF & Email

“Nelle prime leggi regionali erano individuati come luoghi sensibili: gli istituti scolastici, i luoghi di aggregazione giovanile, le strutture sanitarie ed luoghi di culto; mentre la distanza minima era fissata in 300 metri. Con la emanazione delle successive leggi regionali la distanza è stata fissata, in quasi tutte le regioni, a 500 metri; mentre l’elenco dei luoghi sensibili si è andato ampliando.

Acanto a quelli sopra ricordati, in varie regioni, sono stati aggiunti: le stazioni ferroviarie, le caserme, i cimiteri, gli uffici postali, gli istituti di credito, gli sporteli bancomat, i compro oro ecc… Tutte le leggi regionali, tra l’altro, lasciano ai Comuni la facoltà di individuare eventuali altri luoghi sensibili. Ovviamente le norme emanate dalle regioni dispongono per il futuro ed hanno previsto, per gli esercizi in essere al momento dell’entrata in vigore, un certo lasso di tempo, che varia da regione a regione, per adeguarsi alle norme.

Ma, ove tutte le disposizioni regionali trovassero attuazione appieno, il rischio è quello della espulsione del gioco legale; ciò anche in conseguenza dell’elenco sempre più ampio dei luoghi sensibili. E poiché i giocatori non possono essere “eliminati” per decreto si avrebbe, come sicura conseguenza, il dilagare dell’illegale ed il venir meno di ingenti risorse per l’erario. Tutto ciò senza tenere conto del fatto che il giocatore si può comunque rivolgere al gioco online non solo in prossimità, ma addirittura all’interno dei luoghi sensibili”. Così in una nota Domenico Faggiani, delegato di Anci Lazio e membro dell’Osservatorio regionale sul Gap.

“Sull’efficacia del distanziometro perplessità e dubbi sono sorti fin dall’inizio, e molti ne stanno sorgendo anche ora soprattutto in realtà – come ad esempio il Piemonte – dove le normative regionali sono entrate in vigore. A queste perplessità, ultimamente, si sono aggiunti i dati contenuti nella ricerca dell’istituto Superiore di Sanità, presentati a Roma durante il I Convegno Nazionale su Il gioco d’azzardo in Italia.

Dalla ricerca risulta chiaramente che i giocatori problematici preferiscono giocare lontano da casa e lontano dal luogo di lavoro, e per questo si spostano. Non sarà dunque il distanziometro, che sia di 300 o di 500 metri, ad evitare che queste persone possano giocare. E’ evidente che occorre un approccio di tipo completamente diverso. Non è con l’espulsione del gioco legale che si può fare prevenzione rispetto alle problematiche legate al disturbo o dipendenza da gioco d’azzardo.

Bisogna procedere con l’educare, a cominciare dai giovani, sull’uso del denaro, sull’illusione del facile guadagno o del facile arricchimento; bisogna puntare sulla formazione del personale che opera nel settore, una formazione obbligatoria e ben fatta; bisogna migliorare le tipologie di controlli qualificando meglio coloro che ne sono addetti e coinvolgendo anche le polizie locali.

Dunque, se non si vuole fare solo facile demagogia, è dal documento approvato a settembre dello scorso anno che bisogna ripartire, altrimenti si correrà un duplice rischio. Da un lato non si riuscirà a fare veramente prevenzione e quindi ad affrontare seriamente le problematiche connesse al disturbo da gioco d’azzardo, dall’altro si metterà seriamente a rischio il gioco legale a tutto vantaggio dell’illegale”.

Commenta su Facebook