“Il giocatore è diventato proattivo, un consumatore che non vive solo un processo di acquisto ma delle esperienze. E questo lo dicono i numeri, che riguardano il mondo digitale. Si parla di 27 milioni di utenti, di cui il 51% utilizza canali mobile. Sono numeri che ci fanno capire che più del 50% degli italiani fa un acquisto online. Sicuramente la pandemia ha avuto il suo effetto, e il gioco probabilmente è stato soggetto a questo processo di accelerazione. Questo non vuol dire che la persona gioca di più, ma che utilizza anche questo canale”.

Sono le parole di Laura D’Angeli (nella foto), esperta settore giochi e scommesse e Membro del Gruppo DSG dell’Università di Roma Tor Vergata, intervenendo al convegno – organizzato dall’associazione Konsumer Italia – che si è tenuto oggi nella Capitale, presso il CNEL, dal titolo “Giochi e scommesse in Italia, la multidisciplinarietà normativa, il ruolo del consumatore e le prospettive di innovazione digitale”.

“Il trend dei giocatori di poker è aumentato del 100%. Il consumatore che abbiamo di fronte non è quello del boomer, ma della generazione X, di quella Z. E’ quindi cambiato il paradigma dei valori, più ampio che vede nelle nuove generazioni dei propulsori di nuovi valori. Nel gioco invece si vede ancora nella vecchia maniera. Il legislatore vieta la comunicazione, ma il giocatore vuole sapere, vuole essere consapevole. E allora assistiamo a comunicazione responsabile, che accompagni ad un consumo consapevole, un comportamento adatto al gioco responsabile. E’ un tema che si accampa alla spinta ‘gentile’, strumenti che aiutiamo ad assumere determinati strumenti. Pensiamo alla introduzione dei limiti di spesa che possono aiutare ad una spesa consapevole. Indirizziamo la ricerca su questi temi”, ha suggerito la dottoressa D’Angeli.

“Prima che giocatore e consumatore, il giocatore si pone domande e noi stiamo analizzando tutti gli elementi che caratterizzano un gioco responsabile. Anche nel mondo del gioco le decisioni vanno prese sulla base dei fatti, considerando i dati. Il gioco online è ‘pieno’ di numeri che possono essere utilizzati per capire il comportamento. Forse è il caso di implementare questi studi, con adeguata preparazione. Da qui pensiamo alla formazione. Non si può più confondere la raccolta con la spesa, il giocatore con il patologico”, ha concluso D’Angeli.