gatti
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(Jamma) – «Non mi stupisco oramai più di nulla: questo Governo ci ha abituati ad azioni talmente assurde e inutili che nemmeno la “rottamazione” forzata delle slot machine eccedenti il numero fissato arbitrariamente da Baretta può meravigliarmi più di tanto. Ma qui si parla di altro».

Così interviene l’ing. Francesco Gatti commentando le ultime disposizioni per i giochi entrate in vigore con la legge Bilancio 2018 e in adozione delle norme introdotte con la Manovrina 2017.

«Si parla – prosegue Gatti – di prelevare forzosamente dei beni appartenenti ad aziende private e sottrarli al patrimonio delle stesse con relative ripercussioni economiche anche intrinseche quali quote di ammortamento e/o possibile parziale riutilizzo quale ricambistica per il parco macchine preservato.

La norma introdotta è profondamente incostituzionale poiché viola gli elementari concetti di proprietà privata. Quel bene non è nella disponibilità del legislatore, appartiene ad aziende
di diritto privato senza alcuna possibilità per qualsiasi terzo di accedervi senza averne ottenuto la proprietà a sua volta.
Si delinea una situazione gravosa e di difficile interpretazione.

Una società italiana potrebbe rivendere le proprie slot, non illegali ma in eccesso rispetto alla quota prevista dalla nuova norma, a società estere o utilizzarle egli stessa in altri Stati previa conversione ed adattamento. Non è ipotizzabile impedire il ricollocamento, specialmente in ambito comunitario, di un bene qualora non sia utilizzabile (rimarco che il bene non è illecito ma solo in esubero), in Italia.

Su questo punto non bisogna flettere e richiedere sgravi o incentivi che certamente saranno tardivi – nella migliore delle ipotesi – o rimandati “ad libitium” nella più realistica.

Intravedo una deriva non solo proibizionista ma sovversiva delle elementari regole sociali e democratiche che dovrebbero essere garantite dalla Carta costituzionale.

Auspico un’azione legale forte e determinata alla quale la mia azienda, in primis, intende partecipare per consentire alle imprese del settore di mantenere la propria dignità operativa.

Ritengo inappropriato, controproducente ed inutile un provvedimento che priva, ad esempio, della possibilità di attingere ai propri beni aziendali in fase di ammortamento per effettuare ricambistica o sostituzione di slot rubate o danneggiate dai furti (continui) che le società stesse subiscono oggigiorno.

Il timore è quello di un “riuso” illegale delle macchine eliminate. Ma è un falso problema per un semplice motivo: il costo di una slot sul mercato nero è di poche centinaia di euro. Non è
economicamente demotivante l’investimento di queste piccole cifre a fronte del grandissimo guadagno che i nuovi soggetti che si affacciano già al mercato del gioco illecito andranno ad ottenere».

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