I volumi di raccolta del Bingo sono rimasti sostanzialmente stabili nel triennio 2016-2018 con un giocato, in media, del valore di circa 1,5 miliardi di euro, 1 miliardo in vincite e una spesa che rappresenta quanto i giocatori complessivamente “lasciano” al fisco e ai concessionari del gioco (circa 450 milioni). Considerando solo il 2018, all’Erario sono andati circa 182 milioni di euro (il 12% delle somme giocate) e alla filiera del gioco circa 273 milioni.

E’ quanto emerge da uno studio dell’Osservatorio Giochi, Legalità e Patologie dell’Eurispes.

L’allestimento delle Sale Bingo comporta un costo di investimento medio complessivo stimabile attorno ai 2,5 milioni di euro. Al 31 dicembre 2018 le Sale Bingo operative erano 203, condotte da 130 società concessionarie, riferibili ad alcuni gruppi operativi a livello nazionale e internazionale e, più frequentemente, a piccole realtà imprenditoriali locali attive con una, due o tre Sale al massimo, all’interno di àmbiti regionali.

Le concessioni sono attribuite a seguito di gare comunitarie: i concessionari gestiscono il gioco secondo regole la cui osservanza è costantemente verificata dagli uffici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalle Forze di polizia. I concessionari del Bingo per l’esercizio del gioco nelle singole Sale sono tenuti, preventivamente all’avvio dell’attività commerciale, ad ottenere dalle Questure territorialmente competenti la specifica licenza prevista dall’art. 88 del TULPS. Dal momento che nelle Sale Bingo viene praticato anche il gioco mediante apparecchi da intrattenimento con vincite in denaro, lo stesso è sottoposto, nel caso di presenza delle Videolottery, al rilascio di un’ulteriore e apposita autorizzazione, regolata dallo stesso art. 88 TULPS. Le Sale Bingo sono luoghi destinati ad un pubblico numeroso: alcune superano le 600 postazioni; circa un terzo offre tra 400 e 600 postazioni; oltre la metà opera fino a 400 postazioni.

Nell’ultima informazione, resa disponibile dall’Agenzia Dogane e Monopoli (dicembre 2019), il numero delle Sale si è ridotto a 198. La progressiva morìa delle Sale che, ad oggi e senza poter ancora considerare gli effetti connessi all’emergenza sanitaria Covid-19, ha interessato quasi il 40% delle originarie aperture, attesta le difficoltà di tenuta che le imprese concessionarie del Bingo hanno riscontrato e che si sono manifestate fin dai primissimi anni di gestione; nel 2007 ciò ha motivato la decisione dei regolatori di permettere l’offerta di altre tipologie di gioco pubblico nelle Sale ed, in particolare, del gioco attraverso apparecchi da intrattenimento di cui all’art. 110, comma 6 del TULPS. La possibilità di vendita di queste tipologie di gioco diverse dal Bingo è divenuta strutturale per la tenuta dei conti economici dei soggetti concessionari. L’ormai lungo percorso di consolidamento dell’offerta avviato nel 2001, ha determinato una presenza territoriale ben calibrata, con l’operatività di Sale che, rapportate alla popolazione regionale, insistono su bacini di utenza tra 200.000 e 400.000 residenti (unica eccezione la Calabria, con una sola Sala Bingo per l’intera Regione).