LeoVegas ha recepito con soddisfazione le linee guida del Garante delle Comunicazioni che vanno nella direzione auspicata da tempo dalla società svedese di giochi online, soprattutto per quanto riguarda la tutela del consumatore dal gioco illegale.

Come indicato, infatti, dall’Autorità nella delibera che accompagna le linee guida “sono consentite le mere comunicazioni che mantengano un’esclusiva finalità descrittiva, informativa ed identificativa dell’offerta di gioco legale, funzionale a consentire una scelta di gioco consapevole e con un’interpretazione sistematica della disciplina dell’offerta di gioco a pagamento che l’ordinamento fa oggetto di specifico regime concessorio ed assoggetta a precisi obblighi informativi”. Si tratta di un punto centrale che LeoVegas aveva espresso al Governo nel contestare i pericoli sulla diffusione del gioco illegale insiti nel Decreto Dignità.

Nel ribadire che “la ratio della norma è rafforzare la tutela del consumatore e realizzare un più efficace contrasto del disturbo da gioco patologico”, le linee guida affermano anche che i servizi di comparazione di quote o offerte commerciali dei diversi marchi non sono da considerarsi come forme di pubblicità. Sono esclusi dal divieto anche i cosiddetti “spazi quote”, ovvero «le rubriche ospitate dai programmi tv o web sportivi che indicano le quote offerte dai bookmaker, purché non vi sia alcuna forma di invito al gioco». Per quanto riguarda la tv, è ammessa anche «la televendita di beni e servizi di gioco a pagamento», a patto che «non abbia finalità prevalentemente promozionale». Saranno consentite sui siti web degli operatori «le informazioni sulle caratteristiche del prodotto e del servizio di gioco offerto», come «le quote, il jackpot, le probabilità di vincita, le puntate minime, gli eventuali bonus offerti» e «le informazioni rilasciate su richiesta del cliente», perché «risultano funzionali a consentire scelte di gioco consapevoli». Inoltre «esulano dall’ambito di applicazione del divieto i cosiddetti servizi gratuiti di indicizzazione mediante algoritmo forniti direttamente dai motori di ricerca o dai marketplace (es. Apple Store, Google Play) che consentano all’operatore di gioco di avere un posizionamento migliore nei risultati di ricerca dell’utente, una volta che quest’ultimo abbia già inserito la specifica query relativa al gioco a pagamento nel motore di ricerca o nel marketplace». Escluse anche le comunicazioni commerciali business to business, ivi incluse quelle diffuse sulla stampa specializzata.

Esulano dal divieto di pubblicità di gioco sancito dal Decreto Dignità “le comunicazioni di responsabilità sociale di impresa, quali per esempio le campagne informative sui giochi vietati in senso assoluto e su quelli ammessi ma proibiti per i minori, sui fattori di rischio a cui sono esposti i giocatori denominati ‘problematici’, sui valori legati al gioco legale, di informativa sul gioco legale, sui rischi dell’usura connessi al gioco patologico, l’attivazione di corsi di formazione sulla ludopatia riservati agli operatori di gioco, la predisposizione di cautele nei confronti del giocatore problematico, senza esposizione del marchio o del logo.

Niklas Lindahl, Country Manager di LeoVegas, commenta così le linee guida AgCom: “Siamo soddisfatti per l’apertura dimostrata da Agcom nel fare chiarezza sull’applicazione del divieto di pubblicità sui giochi inserito nel Decreto Dignità. È una mossa provvidenziale che ha ricevuto anche il plauso del Ministero dell’Economia. La prossima mossa deve essere quella di invitare il Governo ad attenuare il divieto di pubblicità, i cui effetti rischiavano di oscurare le piattaforme online che da anni operano insieme all’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane per il contrasto del gioco illegale e la diffusione del gioco responsabile. La limitazione pubblicitaria sui motori di ricerca e sui media rischiava di provocare il ritorno verso il gioco illegale. Società come LeoVegas lavorano da anni per la elaborazione e implementazione di test di autovalutazione del rischio patologico e algoritmi di supporto ai clienti, strumenti a disposizione dei consumatori noti solo agli esperti di settore. Per questo l’AgCom è scesa in campo in maniera forte e precisa. Il Decreto Dignità, così concepito, rischiava di essere una bomba ad orologeria non solo per il gambling, ma anche per la comunicazione, lo sport, il giornalismo e l’economia italiana. L’auspicio è che si possa comunque rivedere la legge, andando sempre più nella direzione tracciata dalle linee guida dell’AgCom nella difesa del consumatore dal gioco illegale”.