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Il divieto alla pubblicità del gioco è illegittimo e la Commissione Europea dovrà richiamare l’Italia al rispetto delle direttive UE.

E’ questa la posizione dell’EGBA (European Gaming and Betting Association), l’associazione che rappresenta i principali operatori comunitari di gioco, sulle misure introdotte con il Decreto Dignità: il suo segretario generale, Maarten Haijer, in una lettera inviata a Bruxelles ha sottolineato come il provvedimento – in contrasto con quanto previsto dall’UE – non è stato notificato dal Governo per il periodo obbligatorio di valutazione di tre mesi, il cosiddetto stand still, necessario per tutti i regolamenti tecnici degli Stati dell’Unione.

Per una “giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia UE”, ha ricordato Haijer, la mancata notifica dei progetti di legge ne impedisce l’entrata in vigore. “L’EGBA ritiene di fondamentale importanza per l’Italia, nonché per tutti gli Stati membri dell’UE, per la Commissione europea e per l’industria, che venga rispettata la corretta procedura di notifica e che venga rispettato lo stand still di tre mesi” e si sollecita la Commissione “a contattare l’Italia per ribadire l’obbligo di notifica” previsto dalle direttive comunitarie, affinché l’Italia non violi “l’ordinamento giuridico dell’Unione Europea”.

Già nei giorni scorsi l’EGBA si era scagliata contro il divieto di pubblicità nel nostro Paese, ricordando che “uno dei più importanti vantaggi della pubblicità sul gioco è che indirizza i clienti italiani verso quegli operatori che hanno la licenza per operare e che rispettano le regole in Italia. Senza pubblicità aumenterà il gioco sul mercato nero – con i clienti che accedono a siti Web senza licenza in Italia e che operano al di fuori del quadro regolamentato, incluse le tutele protettive legali per i consumatori. Nessun altro paese in Europa – ricorda ancora l’EGBA – attualmente vieta la pubblicità per il gioco proprio per questo motivo”.

L’associazione sottolinea come “il divieto di pubblicità influenzerà gravemente lo sport italiano. Ogni anno gli operatori contribuiscono con circa 120 milioni di euro a sponsorizzare squadre e campionati sportivi in ​​Italia, tra cui diverse squadre in serie A. Questa sponsorizzazione è importante per queste squadre e sarà messa a rischio”. Inoltre il divieto di pubblicità sarebbe difficilmente praticabile vista la “natura transfrontaliera di Internet e della televisione. I cittadini italiani continueranno a vedere la pubblicità sul gioco, ma tali annunci pubblicizzeranno siti web che non sono autorizzati in Italia”.

Per questo motivo la EGBA sostiene “fortemente le misure volte a reprimere la pubblicità irresponsabile del gioco al fine di proteggere i consumatori – ma un divieto totale di pubblicità è controproducente per questo fine. Il governo dovrebbe invece concentrarsi sull’incoraggiare la pubblicità del gioco responsabile che diriga sufficientemente i consumatori verso gli operatori regolamentati e, allo stesso tempo, non induca i giocatori problematici o i giovani a giocare”.

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