tv minore

Approvata ieri dal Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) una segnalazione al Governo, in materia di pubblicità del gioco a pagamento, relativa alla normativa introdotta dall’articolo 9, del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”. Si tratta delle misure entrate in vigore per il contrasto alla ludopatia, tra cui il divieto di pubblicità dei giochi, con esclusione della Lotteria Italia e dei contratti in corso per il massimo di un anno, e lo stop delle sponsorizzazioni.

Si legge nel testo: “In via preliminare, considerato che l’art. 9 del decreto dignità, ai commi 1 e 2, fa espressamente salvo il decreto Balduzzi, si pone un problema di coordinamento tra le competenze attribuite all’AGCOM dalla presente norma e quelle attribuite all’AAMS dal decreto Balduzzi, sia sotto il profilo delle condotte vietate, sia sotto il profilo delle sanzioni applicabili (…).

Altro problema di coordinamento attiene ai rapporti tra la disciplina contenuta nell’articolo 1, commi 937-940, della legge di stabilità e quella contenuta nell’articolo 9 del decreto-dignità. L’articolo 9, comma 1, del decreto dignità, infatti, afferma che “in conformità ai divieti contenuti nell’articolo 1, commi da 937 a 940, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto è vietata qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo” (etc.).
Non è chiaro perché la norma affermi la “conformità” della normativa vigente “ai divieti contenuti nell’articolo 1, commi da 937 a 940, della legge 28 dicembre 2015, n. 208”, attese le sostanziali diversità tra le due discipline. Come si è rilevato, l’articolo 1, commi 937-940, della legge di stabilità, nell’attribuire competenze di vigilanza e sanzione all’Autorità in materia, non prevede un divieto generalizzato di pubblicità concernente il gioco a pagamento ma, per un verso, vieta specifici contenuti del messaggio pubblicitario (c.d. divieto contenutistico di cui al comma 938), per l’altro, pone dei limiti orari per la pubblicità di giochi con vincita in denaro (divieto orario di pubblicità dalle ore 7 alle ore 22 per i canali generalisti9). La norma inoltre riguarda solo la comunicazione commerciale audiovisiva e non quella effettuata su qualunque mezzo. Infine, il comma 940 individua tre categorie di soggetti sanzionati: il soggetto che commissiona la pubblicità, il soggetto che la effettua, nonché il proprietario del mezzo con il quale essa è diffusa. Il decreto dignità, invece, fa riferimento alla pubblicità effettuata su qualunque mezzo e prevede tra i soggetti responsabili della violazione il committente, il proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e l’organizzatore della manifestazione, evento o attività. Si pone quindi il problema se il decreto dignità abbia un’efficacia abrogativa delle norme contenute nel decreto stabilità ovvero se le regole e sanzioni previste dal decreto dignità vadano ad aggiungersi a quelle previste dalla legge di stabilità. In particolare, non è chiaro se la pubblicità che esalta il gioco incontrollato ed eccessivo, la quale – oltre a violare il divieto generico di pubblicità del gioco a pagamento di cui all’articolo 9 del decreto dignità – violi anche il comma 938 della legge di stabilità, debba essere sanzionata due volte, a due diversi titoli, dall’Autorità o si tratti, viceversa di un concorso apparente di norme che porta all’applicazione solo delle nuove regole (come sembrerebbe più ragionevole). E ancora, è dubbio se il “soggetto che effettua la pubblicità”, che era indicato tra i responsabili della violazione nella legge di stabilità e che non è preso in considerazione dal decreto dignità, possa essere destinatario della sanzione per violazione delle regole contenute nella legge di stabilità, che dunque, ove si accedesse a tale interpretazione, dovrebbero sopravvivere (…).

Con riferimento al trattamento sanzionatorio, alla luce di un primo esame della casistica intervenuta, si ritiene che una sanzione pari comunque nel suo minimo a 50.000 euro, per qualsiasi fattispecie e in relazione a qualsiasi soggetto, possa risultare poco ragionevole e sproporzionata (…).

Altre criticità investono il concreto ambito applicativo delle nuove disposizioni, sia sotto un profilo oggettivo – l’esatta delimitazione delle fattispecie oggetto del divieto – sia sotto un profilo soggettivo (…). Sempre con riferimento ai mezzi su cui è vietata la pubblicità del gioco a pagamento, la norma fa riferimento alle pubblicazioni in genere. Si tratta, all’evidenza, di una nozione indefinita (…). Altro profilo particolarmente delicato attiene al divieto di pubblicità su internet e all’efficacia dell’intervento dell’Autorità sotto il profilo della potestà sanzionatoria (…).

Attraverso le linee guida, l’Autorità ha inteso, entro la cornice primaria di riferimento, fornire indirizzi di carattere generale che facilitare l’interpretazione della norma da parte degli operatori del settore (…).

In via preliminare occorre rilevare che nel processo di consultazione tutti gli operatori hanno sottolineato la contraddittorietà del complessivo quadro legislativo di riferimento in materia il quale, da un lato, considera del tutto legittima l’attività di offerta del gioco a pagamento, sottoponendola a regime concessorio, dall’altro, vieta qualsiasi forma di comunicazione commerciale ad essa relativa: tale situazione di fatto rischia di creare un ostacolo all’esercizio dell’attività di impresa, tutelato dall’articolo 41 Cost. (…).Da tale punto di vista un divieto generalizzato di qualsiasi forma di comunicazione promozionale concernente il gioco a pagamento, nella misura in cui va a colpire anche l’utilizzo dei marchi e dei loghi relativi a servizi di gioco autorizzati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, rischia di rendere più difficile distinguere tra offerta di gioco legale e illegale, con conseguente vulnus alla tutela del consumatore, in contrasto con gli obiettivi dichiarati del legislatore del decreto dignità e con la scelta effettuata negli altri Paesi europei (…). In senso analogo è stato sottolineato come i dati, estremamente significativi, sulla forte riduzione dell’offerta illegale negli ultimi anni in Italia, siano dovuti anche alla promozione e alla valorizzazione delle attività di gioco legale, nonché alla funzione educativa svolta proprio dalle comunicazioni sociali inserite nei palinsesti degli operatori. Da tale prospettiva si richiama quanto previsto nella citata raccomandazione della Commissione Europea (2014/478/UE) sui servizi di gioco online (…).

La norma in commento pone una serie di potenziali criticità sotto il profilo dell’impatto concorrenziale (…).

La complessità delle questioni emerse nel processo di consultazione rende auspicabile e urgente un intervento di riforma complessivo dell’intera materia che, proprio alla luce delle evidenze emerse, possa introdurre gli strumenti più idonei ed efficaci per contrastare il fenomeno della ludopatia nel rispetto della iniziativa economica privata in particolare laddove la stessa sia assentita e concessa dallo Stato. In una prospettiva de iure condendo, si intende dunque richiamare l’attenzione su alcuni profili che questa Istituzione ritiene importanti per indirizzare il processo di riforma:

– garantire la conoscenza e la consapevolezza del gioco legale;

– distinguere le attività tipicamente d’azzardo, maggiormente soggette alla compulsività e meno controllabili, e quelle in cui rileva una componente di abilità, e di prevedere, conseguentemente, regole differenziate sulle comunicazioni commerciali. Si possono richiamare a tal fine i principi stabiliti dalla direttiva europea antiriciclaggio e antiterrorismo ove si distingue tra diverse tipologie di gioco, considerando taluni a basso livello di compulsività anche per la bassa probabilità di vincita e la sostanziale esiguità delle somme individualmente giocate;

– adottare una strategia multilivello a scopo di contrasto efficace del gioco di azzardo, che contempli non tanto un divieto assoluto e indiscriminato di pubblicità, ma che, per un verso, abbia ad oggetto una conformazione dei contenuti del messaggio commerciale in modo da indirizzare i giocatori verso il gioco legale e verso comportamenti responsabili di gioco, e per altro verso preveda l’introduzione di meccanismi di identificazione e di limitazione delle perdite in tutte le piattaforme di gioco, con particolare riferimento al gambling machine;

– potenziare e incentivare campagne di informazione sui rischi connessi al gioco e sui supporti medico terapeutici disponibili per chi ravvisi problematiche connesse al gioco, eventualmente finanziati dagli stessi operatori di gioco, stante l’importanza, ai fini di un efficace contrasto dei disturbi connessi al gioco d’azzardo patologico, di un’informazione adeguata sui rischi connessi al gioco e di un intervento terapeutico tempestivo in caso di insorgenza di patologie connesse al gioco. A tal fine dovrebbero essere consentite forme di sponsorizzazione delle campagne di gioco responsabile e di qualsiasi forma di contrasto della ludopatia;

– dettare regole differenziate che consentano, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica, di tener conto delle specificità delle diverse piattaforme trasmissive, al fine di evitare una indebita discriminazione di alcune piattaforme già sottoposte a stringenti regole rispetto ad altre, con ulteriore vantaggio concorrenziale per quegli operatori che non risultano allo stato sottoposti alla giurisdizione italiana. Sempre a questo fine, le nuove norme dovrebbero modulare il trattamento sanzionatorio a seconda della “pericolosità” della concreta condotta rilevata;

– una disciplina ad hoc andrebbe introdotta per il gioco alle c.d. machine gambling (AWP e VLT), settore nel quale si realizza la maggior parte della spesa di gioco e in cui si verificano più frequentemente fenomeni di gioco patologico e compulsivo;

– confermare e chiarire il perimetro di competenza dell’Agcom prevedendo una copertura degli oneri derivanti dall’esercizio della conseguente attività di vigilanza e sanzionatoria. Al riguardo, come è noto, il sistema di finanziamento dell’Autorità – inizialmente misto pubblico/privato – è sin dal 2013 completamente a carico degli operatori di mercato nel cui ambito di azione svolge le proprie funzioni l’AGCOM (cfr. art. 1, commi 65 e 66, legge 266/2005 (finanziaria 2006). L’ampliamento delle competenze, atteso il vincolo di destinazione dei contributi versati dagli operatori dei rispettivi mercati di competenza dell’Autorità, pone il problema della copertura finanziaria delle spese derivanti dall’estensione del raggio di azione dell’Agcom fuori dai cd. mercati regolati individuando una nuova categoria (mercato) di soggetti obbligati al contributo.

Leggi il testo completo della segnalazione al seguente link:

Segnalazione Agcom – Jamma

Commenta su Facebook