Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Perugia in cui si chiedeva la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima), con cui i giudici confermavano che ai fini dell’applicazione del distanziometro le sale scommesse vanno equiparate alle sale giochi.

Così il Consiglio di Stato: “Considerato che le censure dedotte dall’appellante non sembrano in grado di contrastare le motivazioni della sentenza appellata, anche alla luce dei precedenti in punto di equiparazione tra sale giochi e agenzia scommesse, ai fini dell’applicazione della norma sulla distanza da luoghi sensibili (cfr. Cons. St., III, n. 2579/2021); ritenuto che sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese giudiziali; il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), respinge l’istanza cautelare (Ricorso numero: 5656/2021). Spese compensate”.

Con il ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato la società chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento con cui il Comune di Perugia aveva intimato la cessazione immediata dell’attività di raccolta scommesse, trattandosi di attività posta in essere in spregio alle disposizioni comunali in materia di distanza da luoghi sensibili, nonché esercitata in assenza della necessaria autorizzazione ex art. 88 del TULPS.

Il Tar si era così espresso: “In ambito nazionale, ed in particolare ai fini della tutela della salute (art. 32 Cost.), l’attività di gestione delle scommesse lecite, prevista dall’art. 88 del r.d. n. 773 del 1931, è parificata alle sale da gioco invece disciplinate dal precedente art. 86 (cfr., Cons. St., sez. V, 16.12.2016, n. 5327).

9. In tale contesto si pone quindi la legislazione attuativa regionale, alla stregua di un’interpretazione sistematica e logica che, malgrado le espressioni letterali impiegate – sale da gioco e/o sale scommesse – non può che essere riferita ad entrambe le attività, fonti entrambi di rischi di diffusione della ludopatia.

10. In particolare l’art. 6 della legge regionale n. 21/2014, oltre a fissare i limiti di distanza da determinati punti sensibili (comma 1), attribuisce appunto ai Comuni la facoltà di “individuare altri luoghi sensibili in cui si applicano le disposizioni di cui al comma 1, tenuto conto dell’impatto dell’apertura delle sale da gioco e della collocazione degli apparecchi per il gioco sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica” (comma 2).

11. Per quanto precede, il provvedimento con cui il Comune di Perugia ha intimato alla ricorrente la cessazione dell’attività di raccolta scommesse per violazione della distanza da luoghi sensibili, non può che ritenersi legittimo in quanto emanato in forza di normativa regolamentare locale coerente con la succitata normativa di cui al T.U.L.P.S. ed alla legge regionale n. 21/2014.

12. Deve infine ritenersi priva di pregio la denunciata applicazione retroattiva del divieto introdotto nel 2017 dal regolamento comunale in materia di distanze alla luce del fatto che l’impresa avrebbe aperto la sala scommesse (…) a far data dal 2014, come da contratto di affitto dei locali stipulato da tale società (…), il cui legale rappresentante è il medesimo dell’odierna ricorrente.

13. Tale assunto risulta sconfessato dalle visura camerali comprovanti invero l’avvio da parte della società ricorrente dell’attività di raccolta scommesse nel 2017, nonché dalla richiesta in data 23.5.2017 della licenza ex art. 88 TULPS, successivamente denegata dalla Questura di Perugia.

14. Le considerazioni che precedono impongono il rigetto del ricorso.

15. Le spese del giudizio seguono, come da regola, la soccombenza e si liquidano nella misura indicata in dispositivo.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge”.