Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Calenzano (FI) in cui si chiedeva l’annullamento dell’Ordinanza n. 69 del 6.03.2020 del Comune avente in oggetto “Ordine di chiusura dell’esercizio di raccolta scommesse denominato (…) per violazione dell’articolo 4 della Legge Regionale 18/10/2023, n. 57 e succ. mm.ii. “Disposizioni per il gioco consapevole e per la prevenzione del gioco patologico d’azzardo” e dell’art. 5, c. 3 del Regolamento Comunale per l’esercizio del gioco lecito”.

Il Comune di Calenzano, con ordinanza dirigenziale 6 marzo 2020, n. 69, ha ordinato la chiusura di un esercizio di raccolta scommesse poiché nelle sue pertinenze è stato installato uno sportello bancomat il cui funzionamento è garantito dall’allacciamento alla presa di corrente posta all’interno dell’esercizio medesimo. L’installazione è stata effettuata il 7 marzo 2018 e, quindi, in epoca successiva all’entrata in vigore della Legge della Regione Toscana 23 gennaio 2018, n. 4, avvenuto il 15 febbraio 2018, la quale ha inserito anche gli sportelli bancomat tra i luoghi sensibili all’esercizio dell’attività di gioco.

Si legge: “La presente controversia riguarda l’epigrafata ordinanza con cui il Comune di Calenzano ha ordinato la chiusura di un esercizio di raccolta scommesse condotto dalla controinteressata, poiché nelle sue pertinenze è stato installato uno sportello bancomat il cui funzionamento viene garantito dall’allacciamento ad una presa di corrente posta all’interno dell’esercizio medesimo. La chiusura è disposta fino al venir meno della constatata violazione.

La ricorrente, con primo motivo di gravame, lamenta che l’art. 4, comma 1, lett. e), della Legge della Regione Toscana 18 ottobre 2013, n. 57, come novellato dalla L.R. n. 4/2018 vieterebbe non tanto “l’esercizio” dell’attività di gioco e raccolta scommesse, ma la sola “apertura” della stessa a una distanza inferiore a 500 metri, tra l’altro, da sportelli bancomat. Nel caso di specie l’avvio dell’attività è avvenuto in epoca antecedente alla collocazione dello sportello bancomat, circostanza che l’Amministrazione avrebbe omesso di considerare. Difetterebbe nel caso di specie il presupposto applicativo del divieto e, quindi, della conseguente sanzione inibitoria di cui al provvedimento impugnato poiché non potrebbe essere arrestato un esercizio di gioco e raccolta scommesse esistente e legittimamente operante in precedenza alla collocazione, nelle sue prossimità, di un’attività ritenuta sensibile.

Con secondo motivo deduce che la circostanza che lo sportello bancomat fosse collegato alla presa di corrente dell’esercizio adibito a raccolta scommesse non potrebbe legittimare alcun modo l’esercizio del potere inibitorio da parte dell’Amministrazione. Lo sportello è stato installato dall’impresa Immobiliare (…) proprietaria dell’intero complesso nel quale è ubicato anche il fondo ove insiste l’attività di raccolta scommesse, e dunque non su un’area di pertinenza di essa ricorrente né a servizio di quest’ultima. Non sarebbero quindi violate la norme in materia che prenderebbero in considerazione solo le aperture di nuove sale gioco rispetto a esistenti luoghi sensibili. L’audizione da parte della Polizia Municipale dell’amministratore della controinteressata avrebbe confermato che l’apparecchio è stato installato per fornire un incentivo ad attività presenti sul posto e l’allaccio della corrente alla presa di essa ricorrente sarebbe avvenuto solamente per una questione di cortesia nei confronti dalla società proprietaria dell’immobile. Essa ricorrente non avrebbe alcuna disponibilità del macchinario né potrebbe cessarne esercizio, che risulta regolamentato dal contratto sottoscritto tra (…) e la (…).

Con terzo motivo si duole che il Comune intimato, nell’adottare l’ordinanza impugnata, abbia ingiustamente compresso la propria attività economica aperta legittimamente due anni or sono in virtù di autorizzazione questorile del 7 marzo 2018. Sarebbe così violato l’articolo 1, comma 2, del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1 conv. in l. 24 marzo 2012, n. 27, in base al quale “le disposizioni recanti divieti, restrizioni, oneri o condizioni all’accesso ed all’esercizio delle attività economiche sono in ogni caso interpretate ed applicate in senso tassativo, restrittivo e ragionevolmente proporzionato alle perseguite finalità di interesse pubblico generale, alla stregua dei principi costituzionali per i quali l’iniziativa economica privata è libera secondo condizioni di piena concorrenza e pari opportunità tra tutti i soggetti, presenti e futuri”. L’uso del potere inibitorio previsto dall’articolo 14, L.R. n. 57/2013 contrasterebbe con il libero esercizio dell’attività economica privata di cui all’articolo 41 della Costituzione e con il principio di ragionevolezza espresso dall’articolo 3 della stessa. Sarebbe anche frustrato il legittimo affidamento di essa ricorrente nella legittimità dell’attività di cui oggi viene ordinata la chiusura.

La difesa della (…) si associa alle deduzioni della ricorrente.

La difesa comunale eccepisce l’inammissibilità del ricorso in quanto è stato notificato alla società (…) che non assumerebbe la posizione di controinteressata nella controversia; reale controinteressata sarebbe invece la società (…) poiché gli accertamenti effettuati presso il locale dell’odierna ricorrente, all’esito dei quali è stato avviato il procedimento sanzionatorio, hanno fatto seguito alla segnalazione effettuata da tale soggetto che espressamente ha invitato l’Amministrazione a disporre la chiusura del centro raccolta scommesse. La circostanza era nota alla (…) che l’ha appresa mediante l’accesso agli atti richiesto con la memoria di partecipazione nel procedimento sanzionatorio a suo carico.

Il Comune poi, nel merito, replica alle deduzioni della ricorrente evidenziando che l’apparecchio bancomat è posto sulla parete esterna del locale adibito a sala giochi e materialmente collegato con l’interno dell’esercizio. Esso contrasta con l’interesse pubblico in quanto costituisce un facile incentivo al gioco d’azzardo e ogni mutamento fattuale rispetto alla situazione esistente al momento di conseguimento dell’autorizzazione dovrebbe deve essere equiparata ad una nuova apertura portando con sé necessariamente una rinnovata valutazione di compatibilità con i divieti normativi. 2. L’eccezione di inammissibilità formulata dalla difesa comunale deve essere respinta.

Come correttamente deduce in memoria di replica la società (…), l’impresa (…) non vanta un interesse parallelo a quello del Comune a che venga chiusa l’attività di un concorrente. Questo costituisce, semmai, un interesse di mero fatto che non è sufficiente a qualificarla come controinteressata nella controversia in esame, ove il rapporto giuridico si è attivato tra l’Amministrazione comunale e la (sola) ricorrente.

3. Nel merito, valgano le seguenti considerazioni.

L’art. 4 della L.R. n. 57/2013, nel testo attualmente vigente, vieta “l’apertura” di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro che siano situati a una distanza inferiore a 500 metri (tra l’altro) da sportelli bancomat. La legge persegue la finalità di prevenire i fenomeni di ludopatia, che possono essere favoriti dalla vicinanza dei luoghi dediti al gioco rispetto a determinate attività e luoghi.

Come rappresentato dall’Amministrazione ed evidenziato nei rilievi fotografici della Polizia Municipale (all. 9 produzione comunale, in atti) il macchinario è stato collocato in aderenza alla parete esterna del negozio di raccolta scommesse della ricorrente, a distanza breve dalla porta d’ingresso, ed è collegato all’esercizio mediante allaccio ad una presa di corrente posta al suo interno. Agli avventori viene così offerta un’immediata disponibilità di denaro contante, in piena violazione della normativa.

Se si vuole dare un senso compiuto alla legislazione che qui interessa deve ritenersi che il legislatore regionale, pur con formulazione non perspicua, abbia inteso applicare il divieto non solo alle nuove aperture di tale tipologia di esercizi a distanza inferiore di 500 metri rispetto ad elementi sensibili, ma anche al mantenimento in essere degli esercizi che pur legittimamente aperti, nel corso del tempo pongano in essere violazioni. Deve cioè ritenersi che nel termine “apertura” il legislatore regionale abbia inteso ricomprendere non solo l’installazione di un nuovo esercizio, ma anche il mantenimento in essere di un esercizio che, pur legittimamente aperto, abbia tuttavia cessato di essere rispettoso della normativa poiché nel frattempo ha installato un elemento sensibile a distanza inferiore a quella di legge, nella fattispecie lo sportello bancomat. Diversamente opinando si renderebbe priva di senso la normativa de qua, che facilmente potrebbe essere aggirata venendo così frustrata nelle sue finalità di tutela dell’interesse pubblico prioritario alla salute.

Non può neanche ritenersi che l’apparecchio bancomat sia stato posto a servizio delle altre attività commerciali presenti nell’immobile ove è collocato l’esercizio condotto dalla ricorrente, poiché è esperienza comune che i pagamenti degli acquisti da parte dei consumatori avvengano odiernamente per lo più con strumenti diversi dal contante quali la carta di credito o di debito.

La normativa, ut supra interpretata, non contrasta con la Costituzione.

Non appare violato l’articolo 41 che tutela la libertà dell’iniziativa economica, poiché la disciplina regionale de qua introduce limiti spaziali alla stessa a tutela dell’utilità sociale nella quale rientra prioritariamente il diritto alla salute, e per queste stesse ragioni la norma non contrasta nemmeno con il principio di liberalizzazione delle attività economiche di cui all’articolo 1, comma 2, d.l. n. 1/2012.

Non appare inciso nemmeno il principio costituzionale di ragionevolezza poiché non è irragionevole la scelta di disincentivare la collocazione degli apparecchi da gioco vicino a luoghi sensibili al fine di contrastare il fenomeno della ludopatia.

Non viene in tal modo leso nemmeno l’affidamento della ricorrente, poiché è maturato in relazione ad una situazione fattuale che non è più esistente.

4. Per queste ragioni, il ricorso deve essere respinto.

Le spese processuali vengono tuttavia compensate in ragione della novità della questione affrontata.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate”.