Il Tar Bolzano ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di Bolzano in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento del Comune di sospensione per giorni 60 dell’attività del pubblico esercizio (…).

Si legge: “1. Con ordinanza n. 147/2017 il sindaco del comune di Bolzano disponeva la sospensione, per la durata di 60 giorni, della licenza rilasciata (…) per la conduzione dell’esercizio pubblico (…).

2. L’ordinanza sindacale, preceduta dalla notifica di comunicazione di avvio del procedimento dell’07.04.2017 (doc. 10), era stata adottata in forza dell’art. 47, comma 3 della L.P. n. 58/1988. Detta disposizione normativa attribuisce al Sindaco il potere di sospendere la licenza di esercizio pubblico fino ad un massimo di 3 mesi nei casi in cui l’esercizio costituisca, tra l’altro, un pericolo per l’ordine, la moralità e la sicurezza pubblica.

3. Il provvedimento di sospensione era stato preceduto da note della Guardia di Finanza – Compagnia di Bolzano, del 26.10.2016 e del 25.11.2016 (richiamate nelle premesse dell’ordinanza impugnata), con le quali si avvisava il Comune di Bolzano di aver rinvenuto e sequestrato nel locale pubblico in questione n. 3 apparecchi non rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate dall’art. 110, commi 6 e 7 del TULPS. La Guardia di Finanza comunicava altresì di aver accertato che, attraverso la connessione telematica, detti apparecchi consentivano di effettuare giocate illecite sulle piattaforme on line (“c.d. totem”). Nei predetti verbali si contestavano altre infrazioni (mancata esposizione di materiale informativo e delle tabelle dei giochi proibiti) a carico della titolare del predetto esercizio pubblico (doc. 6 e 7).

4. Il Comune di Bolzano giudicava “gravi” gli illeciti segnalati dalla Guardia di Finanza, rilevando altresì che gli stessi avevano comportato “l’aggiramento” dell’ordinanza sindacale n. 107/2013 del 12.12.2013 con la quale il Comune di Bolzano aveva intimato all’odierna ricorrente di procedere alla rimozione degli apparecchi di gioco dall’esercizio (…), in considerazione della presenza, nel raggio di 300 metri dal locale, di numerosi “punti sensibili” ex art. 11, comma 1bis della L.P. n. 58/1988, come individuati nella planimetria e tabella allegate all’ordinanza medesima (doc. 3).

5. Sulla base dei rilevati presupposti, il Sindaco adottava l’ordinanza ex art. 47, c. 3 della L.P. n. 58/1988, oggetto dell’impugnativa proposta con l’atto introduttivo del presente giudizio.

6. La società ricorrente contesta la legittimità del suddetto provvedimento di sospensione, denunciando molteplici profili di invalidità.

7. Con il primo, articolato, motivo di gravame la ricorrente deduce la violazione dell’art. 47 della L.P. n. 58/1988, che contempla l’adozione di misure di sospensione delle licenze di pubblico esercizio per ragioni di pubblico interesse.

8. Il provvedimento impugnato non darebbe conto della sussistenza delle cennate ragioni, che non sarebbero integrate dall’avvenuta installazione di tre apparecchi da gioco appartenenti alla tipologia dei cd. “totem”, cioè dei giochi promozionali leciti.

9. Secondo parte ricorrente, l’utilizzo dei congegni del tipo totem sarebbe vietato dall’art. 1, comma 923, della L. n. 208/2015, non già per motivi riferibili all’ordine pubblico ed alla sicurezza, bensì per mere esigenze tributarie e di cassa.

10. L’insussistenza delle esigenze di ordine pubblico e sicurezza sottese all’applicazione della misura sospensiva di cui all’art. 47, comma 3, L.P. n. 58/1998 sarebbe ulteriormente comprovata dal fatto che il legislatore provinciale, in epoca successiva all’adozione del provvedimento impugnato, ha ritenuto necessario introdurre, con L.P. 7 agosto 2017, n. 12, il comma 4 dell’art. 6/bis all’interno della L.P. n. 3/2006, stabilendo espressamente che l’utilizzo dei totem in violazione del divieto comminato dal precedente comma comporta la sospensione dell’attività dell’esercizio da parte dell’autorità competente per un periodo da 15 giorni a tre mesi, eliminando ogni riferimento all’esistenza di pericoli per l’ordine pubblico o la sicurezza.

11. L’impugnata ordinanza si esporrebbe ad ulteriore censura di illegittimità nella parte in cui afferma, erroneamente, che la condotta dell’esercente dovrebbe ritenersi aggravata in considerazione della violazione del divieto di installazione di apparecchi da gioco, anche leciti, stabilito con ordinanza sindacale n. 73/2013, motivata con riferimento alla presenza, nel raggio di 300 metri dal bar (…), di luoghi sensibili tutelati dalla normativa provinciale in tema di lotta alla ludopatia.

12. L’ordinanza oggetto di impugnazione viene poi censurata – sempre nell’ambito del primo motivo di gravame – per essere stata emessa ad un anno e mezzo dal sequestro dei totem da parte della Guardia di Finanza, quando, proprio in ragione dell’apposto vincolo di indisponibilità degli apparecchi da gioco sequestrati, sarebbe stato già scongiurato qualsivoglia pericolo per la sicurezza pubblica, essendo altresì venute meno le esigenze cautelari e preventive cui sarebbe stata preordinata la sospensione irrogata dall’art. 47, comma 3, della L.P. n. 58/1988.

13. Venendo allo scrutinio del composito mezzo di gravame sopra illustrato, il Collegio ritiene che lo stesso sia privo di fondamento giuridico.

14. In primo luogo ed in linea generale, si premette che – come statuito dal Consiglio di Stato in fattispecie del tutto analoga alla presente (Sez. VI, sent. n. 4034/2018) – in materia di giochi ammessi negli esercizi pubblici, l’autorità amministrativa preposta è titolare di poteri discrezionali che esercita in sede di valutazione dei fatti di potenziale pericolo per la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico.

15. L’apprezzamento di merito che conduce all’adozione di misure di prevenzione, in funzione cautelare, sfugge quindi, in quanto tale, al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salvi i casi di manifesta irrazionalità o disomogeneità, non riscontrabili nella fattispecie in esame.

16. Va poi rimarcato che il divieto di utilizzare apparecchi che consentono di giocare sulle piattaforme on line di cui all’art. 1, comma 923, della L. n. 208/2015 – contrariamente a quanto assunto da parte ricorrente – non attiene unicamente ad esigenze tributarie e di cassa dell’Erario, essendo strumentale al perseguimento di finalità di pubblica sicurezza (cfr. Corte Costituzionale, 26 febbraio 2010, n. 72: “l’individuazione dei giochi proibiti e la disciplina di quelli leciti risponde ad esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza dei cittadini”).

17. Pertanto, la contestata violazione dell’art. 1, comma 923, L. n. 208/2015, che vieta l’installazione di apparecchi idonei a consentire la connessione telematica via web, integra gli estremi di fattispecie idonea a costituire “un pericolo per l’ordine, la moralità e la sicurezza pubblica” di cui all’art. 47 della L.P. n. 58/1988, legittimando l’intervento del Sindaco volto a prevenire il ripetersi di analoghe violazioni.

18. La norma provinciale applicata nella fattispecie persegue, infatti, un obbiettivo di tutela anticipata della pubblica sicurezza, per cui è sufficiente la configurabilità di un mero pericolo per la sicurezza pubblica per legittimare l’adozione della misura cautelare in esame.

19. Nel presente caso, poi, il pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica si manifesta in maniera particolarmente evidente, ove si consideri il carattere recidivante del comportamento tenuto dal titolare dell’esercizio pubblico. Questi, infatti, oltre ad aver omesso in passato, dopo il primo sequestro, di rimuovere i giochi illeciti installati presso il suo locale, sostituiva gli apparecchi confiscati reiterando le violazioni oggetto di contestazione (v. i verbali dd. 21.01.2015, 21.07.2016 e 04.10.2016, citati nella parte motiva dell’ordinanza impugnata), dimostrando una spiccata propensione alla inosservanza delle regole che disciplinano il gioco lecito, tale da porre in pericolo l’ordine e la sicurezza pubblica.

20. I citati episodi dimostrano che le esigenze cautelari non vengono meno in seguito all’avvenuto sequestro degli apparecchi di gioco. Questi ultimi sono facilmente rimpiazzabili, richiedendo – quale unica misura efficace – la chiusura dell’esercizio pubblico che funge da luogo di raccolta delle scommesse e di ritrovo delle persone dedite al gioco.

21. La motivazione dell’ordine di sospensione viene poi ulteriormente rafforzata, nel caso che ne occupa, dalla concomitanza della violazione delle norme sull’esercizio e la raccolta del gioco a distanza con quella riferita alla tutela delle categorie di persone particolarmente esposte ai pericoli delle ludopatie da gioco (sia lecito che illecito), che si sostanzia nell’ordinanza n. 73/2013 del Sindaco di Bolzano, di cui pure si contesta la violazione.

22. Con la menzionata ordinanza sono stati individuati – come già accennato – numerosi “punti sensibili”, ai sensi dell’art. 11, comma 1/bis della L.P. n. 58/1988, nel raggio di 300 metri dal bar (…).

23. Non appare altresì condivisibile la tesi per cui l’entrata in vigore, in epoca successiva all’avvio del procedimento che ha portato all’adozione del provvedimento qui impugnato, della L.P. 7 agosto 2017, n. 12 (che sanziona l’utilizzo dei “totem” a prescindere dalla configurabilità di situazioni di pericolo per l’ordine pubblico), dimostrerebbe la necessità – per le fattispecie rientranti nella previgente disciplina – dell’esistenza di esigenze cautelari “ulteriori” rispetto a quella derivanti dalla mera violazione del divieto di installazione degli apparecchi da gioco di cui si tratta.

24. L’assunto non persuade, potendo la modifica normativa essere interpretata come implicita conferma della circostanza che le violazioni delle norme in tema di giochi a distanza comportino, in re ipsa, situazioni di potenziale pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblici.

25. In ogni caso, appare decisiva la constatazione che parte ricorrente ha beneficiato della disciplina normativa meno restrittiva, essendosi l’amministrazione astenuta dall’applicare automatismi sanzionatori introdotti dalla normativa sopravvenuta in corso di procedimento.

26. Non merita migliore apprezzamento nemmeno l’argomento di parte ricorrente volto a censurare il provvedimento comunale gravato per essere stato adottato a distanza di un anno e mezzo dal sequestro dei totem da parte della Guardia di Finanza. Tale circostanza dimostrerebbe l’intento sanzionatorio perseguito dal Comune, esulante dalle esigenze cautelari e preventive cui si ispira l’art. 47 della L.P. n. 58/1988.

27. In disparte ogni considerazione sulla assenza di una normativa che stabilisca termini perentori entro cui adottare i provvedimenti sospensivi per cui è causa, va rilevato che l’ultima nota di trasmissione dei verbali di accertamento e di sequestro da parte della G. di F. risale al 25.11.2016 e che il procedimento sfociato nella sospensione trimestrale irrogata dal Sindaco risulta avviato il 07.04.2017, vale a dire poco più di 4 mesi dal ricevimento della segnalazione.

28. Il suddetto intervallo temporale appare congruo, non potendo, altresì, l’odierna ricorrente dolersi della protrazione del procedimento di sospensione dovuta all’accoglimento della richiesta avanzata dal titolare del bar (…) di sospendere il medesimo in attesa del deposito di sentenza di questo TRGA relativamente a giudizio poi deciso con sentenza n. 337/2017, depositata il 30.11.2017.

29. Con l’ultimo mezzo di gravame la società ricorrente lamenta che il provvedimento impugnato sarebbe sproporzionato ed eccessivamente punitivo. La sospensione della licenza non avrebbe funzione sanzionatoria, ma cautelare e, pertanto, non potrebbe superare la misura strettamente necessaria al raggiungimento dello scopo. La sospensione della licenza per 60 giorni, applicata dal Sindaco nel caso in esame, eccederebbe tale scopo, tenuto conto delle situazioni soggettive e oggettive coinvolte.

30. Anche queste doglianze sono prive di fondamento. Osserva al riguardo il Collegio che la determinazione circa la durata della sospensione muove da una valutazione discrezionale dell’autorità di pubblica sicurezza, che sfugge al sindacato di legittimità del Giudice amministrativo, salvi i casi di macroscopica irrazionalità e disomogeneità che, come già osservato, non si rinvengono nel caso in esame.

31. Si deve poi ribadire, in conformità a quanto statuito dalla Sez. VI del Consiglio di Stato (sent. n. 4034/2018, confermativa della sent. n. 337/2017 di questo TRGA), che la sospensione della licenza di esercizio pubblico disposta ai sensi dell’art. 47, comma 3 della L.P. n. 58/1988, non ha natura o finalità sanzionatoria, iscrivendosi nel novero delle misure interdittive temporanee aventi carattere cautelare.

32. Risulta pertanto fuori contesto il motivo sviluppato da parte ricorrente sulla base del raffronto della fattispecie regolata all’art. 47 della L.P. n. 58/1988 con le misure sanzionatorie di cui all’art. 110, commi 6 e 7 del T.U. del 1931.

33. In conclusione, deve constatarsi come il provvedimento sindacale impugnato abbia, con una motivazione che non si configura né irragionevole né sproporzionata, doverosamente ponderato la gravità dei fatti rappresentati e valutato la condotta del titolare dell’esercizio (…), fornendo adeguato supporto motivazionale all’irrogata sospensione disposta per una durata inferiore al massimo “edittale” previsto dalla legge.

34. Il gravato provvedimento sindacale, pur se eseguito all’esito del procedimento amministrativo di accertamento e (come nel caso di specie) del giudizio di impugnazione del medesimo, mantiene la sua efficacia di misura dissuasiva, volta a prevenire l’ulteriore ripetersi della situazione illecita pericolosa per la collettività. Esso risulta quindi, oltre che tempestivo, anche giustificato e conforme alla ratio della normativa applicata.

35. Per tutte le ragioni espresse il ricorso è infondato e va pertanto rigettato.

36. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate dal seguente dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa – Sezione autonoma di Bolzano definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta siccome infondato.

Condanna la società ricorrente alla rifusione delle spese di lite a favore del Comune di Bolzano nell’importo che viene liquidato in euro 3.000,00 (tremila/00), oltre IVA, CNPA e accessori di legge”.