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Pubblicata la relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (Dia), riferita al primo semestre 2019. Per quanto riguarda il settore dei giochi ecco tutti i dettagli.

La “visione” classificatrice di Falcone trova un’importante conferma nelle evidenze info-investigative raccolte nel semestre. Esse rappresentano la cartina di tornasole di un agire mafioso che continua a muoversi tra attività criminali “di primo livello” e “di secondo livello”, intendendo le prime le azioni illegali “essenziali”, che si esprimono attraverso la “pressione” e il controllo capillare del territorio e che generano una forte liquidità di denaro. Sono esse le vere “fonti primarie” in cui rientrano le estorsioni, l’usura, i sequestri di persona, il traffico e lo spaccio di stupefacenti, il contrabbando di tabacchi, il traffico di armi, il gioco e le scommesse quando attuati su circuiti completamente illegali e, con specifico riguardo alla criminalità straniera, la prostituzione, la tratta degli esseri umani, le rapine e i furti e tutto ciò che concorre, in termini di manovalanza criminale, al perfezionamento di tali attività.

Le attività criminali “di secondo livello” rappresentano l’evoluzione della strategia mafiosa e si caratterizzano per metodi più sofisticati e discreti. Le “attività” criminali che Falcone definiva “eventuali”, appaiono oggi sempre più “necessarie” per la “nuova” mafia imprenditrice, perché offrono il vantaggio di destare meno allarme sociale, coinvolgendo imprenditori, professionisti e pubblici funzionari. Allo stesso tempo consentono alla mafia di inquinare l’economia legale e di espandersi oltre regione e all’estero, facendole assumere le caratteristiche proprie di un’impresa. Si tratta di “attività” complesse, in molti casi legate al riciclaggio e al reimpiego di capitali, che si nutrono dell’infiltrazione nella pubblica amministrazione e della gestione degli appalti, della grande distribuzione, del ciclo dei rifiuti, del gioco e delle scommesse.

L’esempio più evidente di categoria “a cavallo” tra i due ambiti è costituito dal settore dei giochi e delle scommesse. Tali attività, se da un lato possono essere qualificate “di primo livello” (quando si sviluppano su canali del tutto illegali), dall’altro vanno ricomprese in quelle “di secondo livello” quando, pur essendo svolti con finalità criminali, si realizzano su piattaforme di gioco legali o nei confronti di operatori legali del settore. A questo punto, per interpretare le linee evolutive future delle mafie, è opportuno comprendere le modalità con le quali, tendenzialmente, ciascuna organizzazione mafiosa si esprime rispetto alle due tipologie di azione criminale.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CALABRESE

Il 21 gennaio 2019 la DIA ha eseguito un decreto di sequestro di beni emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, su proposta del Direttore della DIA, nei confronti di un noto imprenditore reggino del settore della grande distribuzione alimentare e del commercio di autovetture. In particolare, è stata riconosciuta la sua pericolosità sociale per la stretta vicinanza alla ‘ndrangheta, desunta principalmente dalle risultanze del noto procedimento “Fata Morgana” (poi confluito nel procedimento “Ghota”), nell’ambito del quale è stato arrestato nel 2016. In quel contesto investigativo gli è stato contestato di aver fatto parte della cosca LIBRI, ponendosi, all’esito della guerra di mafia, quale soggetto di riferimento nel settore della grande distribuzione alimentare. In particolare aveva turbato il regolare svolgimento delle pubbliche gare nell’affare che consentiva ad un altro imprenditore di inserirsi nel consorzio di un centro commerciale di Villa San Giovanni (RC). Le investigazioni patrimoniali svolte dalla DIA sull’intero patrimonio dell’imprenditore hanno acclarato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati, da “ritenersi ‘geneticamente’ viziati e non considerabili”. Inoltre, lo stesso Tribunale ha rilevato come “…nel corso del procedimento “Fata Morgana” sia emersa inequivocabilmente la tendenza, da parte del …, ad intestare a persone a lui vicine le numerose imprese e società di fatto a lui riconducibili…”. Il provvedimento ha riguardato un ingente patrimonio, il cui valore complessivo supera i 20 milioni di euro, consistente in 11 aziende attive nei settori della grande distribuzione alimentare, del commercio automezzi, delle costruzioni, immobiliare e sale da gioco, oltre a 20 immobili e consistenti disponibilità finanziarie. Il successivo 15 maggio, la DIA ha eseguito nei suoi confronti un ulteriore decreto di sequestro di beni, scaturito da nuovi accertamenti, in base ai quali lo stesso Tribunale ha disposto il sequestro della quota del 50% del capitale sociale di una società intestata alla moglie e dei relativi beni aziendali, per un valore di 2,6 milioni di euro.

Naturalmente, al di là di valori e tradizioni, la ‘ndrangheta esprime una vocazione economico imprenditoriale proiettata verso ambiti delinquenziali sempre più raffinati, in grado, come già detto, di contaminare i più lucrosi settori dell’economia mondiale, alterando il libero mercato con posizioni monopolistiche su interi settori, come – solo per fare qualche esempio – quello edilizio (funzionale all’accesso ai più importanti appalti pubblici), del ciclo dei rifiuti, immobiliare e dei giochi.

Nel comprensorio di Rosarno-San Ferdinando, si continuano a registrare le ingerenze delle cosche PESCE e BELLOCCO, particolarmente attive nell’infiltrazione dell’economia locale, nei diversi traffici illeciti (specie in ambito portuale), nelle estorsioni, nell’usura e nella gestione dei giochi e delle scommesse.

Sul fronte imprenditoriale, la ‘ndrangheta, come noto, riesce ad alterare le condizioni di libero mercato con il monopolio di interi settori, da quello edilizio, funzionale all’accaparramento di importanti appalti pubblici, a quello immobiliare o delle concessioni dei giochi e, non ultimo, quello dei rifiuti.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA SICILIANA

Ulteriore indicatore di interesse è offerto dalle investigazioni che hanno riguardato la gestione di siti di scommesse sportive on line e il fenomeno del match fixing documentando come anche le tecnologie offrano opportunità di infiltrazione, soprattutto in ambito transnazionale attraverso il sistematico ricorso a piattaforme di gioco predisposte per frodi informatiche, spesso allocate all’estero, che consentono l’evasione fiscale di consistenti somme di denaro. Il sistema, infatti, crea un circuito parallelo a quello legale, non tracciabile, del tutto clandestino rispetto al gioco autorizzato dallo Stato. Imprenditori locali oppure prestanome sfruttano il principio della libertà di stabilimento per costituire società di gaming e di betting in altri Paesi dell’Unione Europea, di fatto operando sul territorio nazionale, eludendo la stringente normativa italiana in materia fiscale ed antimafia e traendo vantaggio e protezione dalle normative meno esigenti previste sotto questi aspetti in altri Stati membri dell’Unione. Indagini giudiziarie hanno evidenziato, ad esempio, un’anomala concentrazione di operatori del settore, nonché di server ed altre strutture operative nell’isola di Malta. Recenti indagini di polizia giudiziaria hanno dimostrato che, non di rado, concessionari di siti legali (sovente proprietari anche di siti illegali) ed i loro “master”, per garantire la diffusione del proprio circuito di centri scommesse nel territorio, si sono rivolti direttamente ai vertici delle varie articolazioni territoriali di Cosa nostra, stringendo accordi illeciti. In tal senso le risultanze compendiate nell’operazione Game Over, nella quale un imprenditore del settore, con l’appoggio della famiglia mafiosa di Partinico, riusciva a imporre il proprio circuito illegale di raccolta scommesse sportive in una vasta area anche della città di Palermo, garantendo, in cambio, un introito fisso o calcolato a percentuale sulle entrate dell’affare.

Le strategie operative di Cosa nostra tendono, inoltre, sempre più ad infiltrare il settore dei giochi e delle scommesse. Tale comparto risulta d’interesse criminale per la possibilità di realizzare guadagni rapidi ed elevati, superiori a quelli ottenibili con qualsiasi altra attività imprenditoriale. Il rischio di infiltrazioni mafiose non riguarda solo il gioco illecito e le scommesse clandestine, ma anche il mercato del gioco e delle scommesse legali. La penetrazione riguarda la gestione di slot machine, le scommesse sportive on line ed il fenomeno del match fixing nonché l’apertura di sale gioco, agenzie e punti di raccolta scommesse. In tal modo, Cosa nostra non solo aggredisce questa nuova forma imprenditoriale, talora applicando il metodo estorsivo, ma si attiva anche per assumere il controllo diretto dei centri scommesse più avviati. Le attività investigative fanno emergere come importanti imprenditori del settore, con l’appoggio delle famiglie mafiose locali, impongano il loro brand, dietro al quale spesso si celano società di diritto estero. I volumi d’affari risultano moltiplicati dal sistematico ricorso a piattaforme di gioco, spesso allocate all’estero, predisposte per realizzare frodi informatiche. Viene così creato un sistema parallelo a quello legale, non tracciabile, elusivo della normativa italiana in materia fiscale ed antimafia.

Nella provincia di Trapani basti pensare al valore – miliardario – dei patrimoni sequestrati e confiscati nel corso degli anni ai soggetti in rapporti con MESSINA DENARO ed operanti nei più svariati settori imprenditoriali: dall’edilizia alle energie rinnovabili, dalla grande distribuzione alimentare al comparto turistico-alberghiero e agli investimenti immobiliari (anche attraverso le aste giudiziarie), dal settore d’investimento nelle opere d’arte a quello dei giochi e delle scommesse on line. Capitali illeciti che mostrano la capacità di penetrazione economica e l’affarismo di cui il boss è stato capace nel tempo. Nonostante le menzionate criticità, a Trapani Cosa nostra continua ad essere vitale, esercitando un capillare controllo del territorio. Si continuano a registrare pressioni estorsive, accompagnate da danneggiamenti e atti intimidatori di vario genere, in danno delle attività commerciali. In generale, la mafia trapanese si è sempre distinta per una forte propensione affaristica e per la capacità di infiltrarsi in numerosi settori d’impresa. Le attività d’indagine documentano che le consorterie di questi territori, oltre ai settori economici tradizionali, si rivolgono al settore della raccolta delle scommesse e dei giochi on line. Attraverso la gestione dei centri scommesse, le consorterie mafiose accrescono la propria capacità di penetrazione e controllo di altre attività nel territorio, in una sorta di circolo vizioso, cogliendo non solo opportunità di riciclaggio, ma anche la possibilità di dare lavoro a persone organiche a Cosa nostra. In tal senso, nel semestre in esame, si segnala l’operazione “MafiaBet” con la quale, a febbraio 2019, sono stati arrestati per i reati di associazione mafiosa, estorsione e corruzione elettorale, un imprenditore del settore, un socio in affari e un soggetto incaricato di gestire una sala scommesse a Castelvetrano, tutti in rapporti con i referenti della famiglia locale.

In provincia di Agrigento i business mafiosi rispecchiano le esigenze di liquidità e di controllo del territorio, trovando nel racket delle estorsioni, nel traffico di stupefacenti e, più recentemente, nel controllo del gioco d’azzardo dei settori di primario interesse. Il successivo 19 giugno, l’operazione “Assedio”, oltre a far luce sugli attuali assetti organizzativi della famiglia di Licata, ha evidenziato un’inedita forma di estorsione: un imprenditore edile licatese si è visto costretto a versare alla predetta famiglia 5 mila euro per aver realizzato lavori in territorio tedesco. Si è rilevata anche l’imposizione indebita di slot machine presso numerosi esercenti nell’area periferica licatese. Da evidenziare, inoltre, che tra i soggetti destinatari del provvedimento di fermo vi è un amministratore locale che, in accordo con il reggente della locale famiglia mafiosa ed in cambio della promessa di future utilità, nel 2018 aveva ottenuto l’appoggio elettorale del clan.

In provincia di Ragusa la criminalità è particolarmente attratta dal settore dei giochi e dei centri scommesse. Nel semestre, si segnala la confisca del patrimonio di un imprenditore che aveva commercializzato ed installato nel territorio di Vittoria apparecchi da gioco non regolamentari. Il soggetto, inizialmente inserito nel contesto stiddaro, è poi risultato contiguo agli ambienti di Cosa nostra catanese. Il patrimonio e le società facenti capo al soggetto erano stati in parte “schermati”, mediante intestazioni fittizie.

Inoltre, all’esito degli accertamenti della Commissione prefettizia presso il Comune di Misterbianco (CT) – nominata nel novembre 2018 a seguito delle risultanze di una inchiesta su mafia e scommesse on line – il Comune è stato (nel periodo che intercorre tra la stesura della Relazione e la pubblicazione) sottoposto a scioglimento.

Nel comune di Messina, già nel 2017 con l’operazione “Beta” e il suo prosieguo, è stata accertata la presenza di una cellula dei ROMEO-SANTAPAOLA di Cosa nostra catanese, verso la quale i locali gruppi criminali tendono a non entrare in conflitto. La citata operazione aveva rivelato come il sodalizio avesse praticato in quel contesto estorsioni e gestito illecitamente giochi e scommesse on line, ma anche turbato gare comunali per l’assegnazione di alloggi, nonché esercitato il controllo della distribuzione dei farmaci in Sicilia e Calabria.

Da segnalare anche il sequestro308, eseguito dalla DIA, di beni riconducibili ad un soggetto che pur non inserito in alcuna associazione criminale organizzata, è risultato gravato da precedenti penali per reati di usura, truffa, evasione fiscale, tali da evidenziarne la pericolosità sociale. Il valore dei beni sequestrati, consistenti in fabbricati, terreni, numerose società e una ditta individuale con sede in provincia di Enna, tutte operanti nell’estrazione di inerti, produzione di calcestruzzo, costruzione di edifici, gestione di sale giochi e ristorazione, è stimato in circa 7,5 milioni di euro.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CAMPANA

Nel comprensorio territoriale dei comuni di Sant’Antimo, Casandrino e Grumo Nevano, il controllo delle attività illecite – estorsioni, gestione del gioco clandestino, usura, infiltrazione negli appalti pubblici, spaccio di stupefacenti – è suddiviso tra i clan VERDE, RANUCCI – PETITO – BOTTONE, PUCA, D’AGOSTINO – SILVESTRE.

Per quanto riguarda le singole province, nel capoluogo, la citata operazione “Cartagena” ha confermato la piena operatività del cartello noto come “ALLEANZA di SECONDIGLIANO”, in vita sin dagli anni ’80, composto dai clan CONTINI, BOSTI, LICCIARDI (originari di Napoli) e MALLARDO di Giugliano in Campania (NA). Proprio tale configurazione ha reso possibile che un elemento di vertice del gruppo MALLARDO, benché detenuto, sia potuto intervenire, in prima persona, nella gestione economico-criminale del clan CONTINI. La federazione criminale, attraverso la creazione di una rete di imprenditori, in vario modo finanziati dagli esponenti apicali delle consorterie camorristiche che la compongono, ha acquisito consolidati sistemi di infiltrazione dei mercati legali, in particolare nel settore dell’abbigliamento, nel commercio di elettrodomestici, nella gestione di bar e ristoranti, nel mercato immobiliare, dell’erogazione del credito, delle scommesse on line, della distribuzione di carburanti e nel mercato dei preziosi.

Nel campo dell’edilizia, il sistema criminale dei Casalesi si fondava sull’accaparramento,
quasi sempre attraverso l’ostentazione dell’appartenenza al clan, di lavori in subappalto ottenuti da grosse società edili, eseguiti attraverso società fittizie che impiegavano lavoratori ingaggiati in nero e per lo più provenienti dalla Campania. Tra gli indagati figurano anche un amministratore pubblico di Eraclea (VE), che si sarebbe avvalso dell’appoggio della consorteria per procurarsi voti nella competizione elettorale del 2016; un appartenente alle Forze dell’ordine che, in cambio di denaro, avrebbe fornito ai componenti dell’associazione notizie riservate sull’esistenza di indagini a loro carico e si sarebbe attivato per favorire l’apertura di un punto scommesse da parte di uno degli indagati.

Nel successivo mese di aprile, un altro provvedimento restrittivo ha evidenziato gli interessi del clan ZAGARIA nel settore delle pasticcerie, attraverso società costituite allo scopo di amministrare alcuni esercizi commerciali dislocati sul territorio. L’operazione ha tratto spunto da un’indagine avviata dalla DIA di Bologna nel 2016, sull’operatività, in territorio emiliano, di soggetti di origine casertana, legati al citato sodalizio. Gli investimenti riferibili al clan venivano effettuati nel settore dolciario e dei giochi dai due imprenditori indagati.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA PUGLIESE E LUCANA

In Puglia, le attività volte a riciclare i proventi illeciti da parte della criminalità organizzata hanno tra l’altro riguardato, nel semestre, il settore dei giochi e quello della gestione dei rifiuti.

La Guardia di finanza, nel mese di febbraio, ha constatato il trasferimento fraudolento a dei prestanome di immobili e di alcuni centri scommesse con sede a Bari. Beni riconducibili ad un gruppo operativo nel quartiere Japigia, il cui capo famiglia era stato arrestato al termine dell’operazione “Scommessa”, conclusa a novembre 2018, accusato di esercizio e raccolta abusiva di scommesse, anche per via telematica.

Un ulteriore ambito in cui le cosche pugliesi continuano a dimostrare elevate competenze tecniche e capacità di interazione con le mafie tradizionali è quello del riciclaggio nei settori del gioco d’azzardo e delle scommesse on-line. L’illecita raccolta delle puntate su giochi e scommesse, posta in essere sul territorio italiano attraverso società ubicate all’estero (al fine di aggirare la più rigida normativa sul sistema concessorio-autorizzatorio del nostro Paese), costituisce un indotto di portata strategica, come dimostrato dalle inchieste parallelamente condotte, a novembre del 2018, dalle DDA di Bari (operazione “Scommessa”), Reggio Calabria (operazione “Galassia”) e Catania (operazione “Gaming offline”) che hanno ricostruito una rete tra criminalità organizzata barese, ‘ndrangheta e mafia siciliana. L’attività, svolta in modo pressoché sovrapponibile dalle tre consorterie criminali, ha consentito una capillare infiltrazione dell’intero settore della raccolta del gioco, assicurando di fatto una posizione di predominio alle famiglie mafiose rispetto agli operatori del circuito legale e contribuendo in maniera determinante a rendere difficoltosa l’attività di controllo da parte degli organi istituzionali preposti, favorendo così il reimpiego di capitali illeciti. Come sottolineato nella precedente semestrale, in questo lucroso affare una figura di rilievo è stata individuata nel cassiere del clan CAPRIATI, esponente della famiglia MARTIRADONNA ed ideatore di questa multinazionale delle scommesse. Spicca, peraltro, anche un altro barese, cugino dei fratelli MARTIRADONNA, arrestato il 22 aprile 2019, a Malta, in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso nei suoi confronti nell’ambito dell’inchiesta “Galassia” della DDA di Reggio Calabria. Stando all’esito delle indagini, corroborate anche dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, quest’ultimo è stato ritenuto responsabile dei reati di associazione di tipo mafioso, esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, truffa aggravata ai danni dello Stato, evasione fiscale e considerato a capo dell’associazione criminale in qualità di referente delle società utilizzate per l’illecita raccolta di scommesse. Infatti, come evidenziato dai magistrati reggini nelle motivazioni poste a fondamento del provvedimento cautelare, l’indagato “… garantendo gli interessi economici della cosca di ‘ndrangheta TEGANO nel reggino e della famiglia catanese di cosa nostra SANTAPAOLA-ERCOLANO, aveva una sponsorizzazione criminale che poteva permettergli di agire soverchiamente nei confronti dei MARTIRADONNA”. Le indagini relative al mondo delle scommesse, tramite una società riconducibile a quest’ultimo personaggio, finiscono per collegarsi anche all’operazione “Chiavi della Città” che, il 13 maggio 2019, ha portato all’arresto di un imprenditore di Trani (BAT) accusato di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio ed altro. I fatti contestati riguardano la distrazione di risorse finanziarie da alcune società del suo gruppo allo scopo di finanziare una squadra di calcio locale in cambio dell’impegno da parte di un funzionario pubblico di favorire le società dell’imprenditore nelle procedure di affidamento di appalti di opere e/o di servizi indette dal Comune.

La batteria SINESI-FRANCAVILLA, strutturata su legami familiari e vincoli di parentela, opera prevalentemente nel capoluogo ed è attiva nelle estorsioni, traffici di stupefacenti, usura, riciclaggio, nonché nella gestione della prostituzione e del gioco illegale.

A fattor comune, le attività investigative e giudiziarie confermano come le consorterie criminali foggiane continuino a prediligere i tradizionali settori del traffico degli stupefacenti, il racket delle estorsioni (anche attraverso i servigi di guardiania), l’usura, il gioco d’azzardo, le rapine (compresi gli assalti a furgoni portavalori) e i furti di autovetture e di mezzi agricoli.

A dimostrazione dell’elevata specializzazione acquisita dalle cosche locali nelle attività di riciclaggio, nell’ambito dell’operazione “Chiavi della Città”, è stata ricostruita l’attività di un sodalizio, i cui componenti sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, bancarotta, falso, appropriazione indebita, peculato e abuso d’ufficio. Tra i cinque arrestati, un ruolo di rilievo era rivestito da un imprenditore barese, già coinvolto in una precedente indagine per bancarotta fraudolenta. L’indagine ha riguardato cospicue somme di denaro destinate al pagamento delle spese di gestione di un’associazione sportiva dilettantistica di Trani, in cambio di favori per le società dell’imprenditore nelle procedure per l’affidamento di appalti indetti dal Comune. Le attività investigative hanno ricostruito una serie di rapporti tra soggetti e società, fino a metterne in luce il collegamento con soggetti coinvolti nella vicenda giudiziaria oggetto dell’indagine “Scommessa” relativa alla gestione del gioco di azzardo e delle sale scommesse da parte dei clan MARTIRADONNA, CAPRIATI e PARISI di Bari, dimostrando pericolosi intrecci tra criminalità organizzata, imprenditoria ed apparati della pubblica amministrazione.

Nella città di Bari l’analisi dei dati riferiti al periodo in esame conferma l’esistenza di un panorama criminale estremamente frammentato, dinamico e variegato, in cui i sodalizi presenti, seppur privi di una visione strategica unitaria e di un organo verticistico condiviso, risultano capaci di evolversi e di insinuarsi nei centri nevralgici del tessuto economico-criminale, compresi quelli che necessitano di particolari competenze tecniche, come il
gioco d’azzardo e le scommesse on-line.

Attività di analisi sulle recenti inchieste giudiziarie non escludono, tuttavia, che tali ingerenze possano anche collegarsi ad un diverso orientamento di strategia criminale del clan PARISI, che sembra aver spostato il baricentro dei suoi interessi in favore di affari più sofisticati come il riciclaggio, l’acquisizione attraverso prestanome di società e imprese apparentemente pulite e le scommesse on-line. Ne è riprova l’operazione “Scommessa” (novembre 2018) relativa al contrasto del gioco di azzardo e della gestione criminale delle sale scommesse, i cui esiti, tra l’altro, hanno confermato i forti legami dei PARISI con il clan CAPRIATI. Attivo nel Borgo Antico di Bari, con ramificazioni nel quartiere San Girolamo-Fesca e nei comuni di Modugno,
Bitonto, Mola di Bari, Valenzano, Giovinazzo e Putignano, il clan CAPRIATI risulta ancor oggi dedito principalmente al traffico di stupefacenti, all’usura, alle estorsioni e alla gestione del gioco d’azzardo.

Nella tendenziale disomogeneità che contraddistingue il panorama criminale del circondario salentino, si ravvisa comunque la comune capacità dei sodalizi di estendere i propri affari nel settore dei giochi e scommesse, anche on line, nonché nel condizionamento della pubblica amministrazione.

Nella provincia di Lecce l’attività criminale riconducibile ai boss dei clan PEPE e BRIGANTI è risultata dedita al traffico di stupefacenti, all’usura e alle estorsioni – anche con l’imposizione di servizi di guardiania e di vigilanza a cantieri, esercizi commerciali, locali pubblici e privati ed in occasione di pubblici spettacoli – al recupero crediti, all’esercizio abusivo del gioco d’azzardo ed al controllo di attività economiche.

Altri ambiti nei quali resta alta l’attenzione per le costanti violazioni amministrative e penali riscontrate dalle Forze di Polizia nelle province di Potenza e Matera, attengono alla gestione del ciclo dei rifiuti, ai reati di natura ambientale, all’illecita raccolta di scommesse su eventi sportivi e al gioco d’azzardo, alla sicurezza alimentare e nei luoghi di lavoro e al “lavoro nero”.

PROIEZIONI DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA SUL TERRITORIO NAZIONALE

In provincia di Roma, mentre in passato è stato il soggiorno obbligato a determinare lo spostamento verso nord di esponenti di Cosa nostra, della camorra e della ndrangheta, l’“emigrazione” di oggi, specie quella verso la Capitale, ha certamente lo scopo di riciclare e reimpiegare i proventi illeciti conseguiti nelle aree di provenienza e di avviare nuove attività criminose, principalmente legate al narcotraffico e proiettate anche verso il gioco d’azzardo.

A gennaio 2019 la Guardia di finanza ha seguito un decreto di confisca emesso dal Tribunale di Roma per un valore complessivo di 2,4 milioni di euro949, nei confronti di tre appartenenti al clan CASAMONICA-GUGLIELMI, coinvolti nell’illecita gestione del gioco d’azzardo, in numerose truffe, in rapine, furti e ovviamente nel traffico di sostanze stupefacenti.

In provincia di Latina per i sodalizi campani, vista la contiguità geografica, l’area costituisce inoltre la naturale “cassa d’espansione” dei propri interessi illeciti, nonché per il riciclaggio ed il reimpiego dei capitali nei settori dell’edilizia e del commercio, ove le risorse risultano investite soprattutto nel circuito agroalimentare e della ristorazione, nonché nell’acquisizione e nella gestione delle sale da gioco.

In provincia di Frosinone riscontri investigativi hanno inoltre, nel tempo, evidenziato gli interessi dei CASALESI, dei MISSO, dei MAZZARELLA anche nel settore del gioco, utilizzato per il riciclaggio di denaro in settori quali il bingo, la raccolta delle scommesse sportive ed ippiche, i videopoker e le cd. new slot.

In Piemonte le organizzazioni mafiose hanno manifestato, nel tempo, forti interessi per i settori più floridi del tessuto economico e finanziario dell’area, con la creazione di attività imprenditoriali nell’edilizia, sia pubblica che privata, nel movimento terra ed inerti, nella gestione delle attività connesse al gioco ed alle scommesse e nell’accaparramento di appalti e servizi appalti pubblici.

In provincia di Torino il capo d’accusa più grave riguarda la partecipazione di 13 soggetti (dei 17 coinvolti) ad un’articolazione ‘ndranghetista operante nel Comune di Carmagnola e zone limitrofe (sino ai confini della Provincia di Cuneo) costituita allo scopo di commettere delitti in materia di stupefacenti, armi, riciclaggio, estorsioni e furti, nonché per l’acquisizione del controllo di attività economiche nel settore edilizio, dei trasporti, della ristorazione e bar, del commercio di automobili e delle macchinette da gioco.

Da ultimo, nel mese di giugno 2019, la Corte di Cassazione ha reso noto il dispositivo di sentenza relativo al processo “Big Bang”1028, che ha fatto luce su un’associazione di tipo mafioso a Torino, riconducibile alla ‘ndrina CREA, che operava al fine di commettere estorsioni e gestire il gioco d’azzardo. La Suprema Corte ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio, rinviando ad un nuovo giudizio d’Appello la rideterminazione del trattamento sanzionatorio.

L’impegno della DIA nel contrasto alle manifestazioni della criminalità cinese, anche nel profilo economico-imprenditoriale, ha trovato conferma in una confisca di beni per un valore di circa 1,5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore tessile, residente a Carmignano (PO), ma di fatto abitante ed attivo a Prato. L’uomo, gravato da numerosi pregiudizi penali connessi all’immigrazione illegale, al gioco d’azzardo e all’importazione di merce di contrabbando, per giustificare il suo tenore di vita ha esibito alcune ricevute di vincite alle slot machines, per alcune decine di migliaia di euro, ritenute non sufficienti per far luce sulla sproporzione tra i redditi dichiarati dall’imprenditore e i beni posseduti. Il provvedimento ha riguardato una villetta a Prato, le partecipazioni a due società e numerosi conti correnti.

In Umbria un cenno merita anche l’indagine “’Ndrangames”, del 2017, che nel colpire l’operatività della ‘ndrangheta del crotonese nel settore del gioco illegale, ha portato al sequestro di apparecchiature elettroniche installate, tra l’altro, presso alcuni esercizi pubblici della provincia di Perugia, gestite da soggetti collegati al clan potentino MARTORANO-
STEFANUTTI.

In provincia di Perugia, in considerazione della particolare conformazione del territorio, non manca la commissione di reati predatori, quali le rapine e i furti perpetrati da bande specializzate, anche provenienti da altre aree, sia ai danni di abitazione private che di attività commerciali (banche, sale da gioco, agenzie di scommesse, laboratori orafi).

In provincia di Pescara rilevante è la presenza di una comunità rom, ormai da tempo stanziale nel capoluogo. Alcuni suoi appartenenti sono risultati talvolta coinvolti in attività di spaccio di sostanze stupefacenti, usura, gioco d’azzardo, truffe, estorsioni e riciclaggio.

Sempre a proposito di reinvestimento di capitali illeciti, si rammenta che anche in Sardegna la criminalità organizzata ha manifestato interessi nel settore delle scommesse on line. In particolare, nell’ambito dell’operazione “Scommesse”, del novembre 2018, è stato sgominato un sodalizio criminale nell’ambito del quale un imprenditore cagliaritano, in contatto con il clan barese CAPRIATI-PARISI, aveva assunto la funzione di collettore principale delle affiliazioni per la diffusione commerciale dei siti e brand dell’organizzazione, con il compito di creare nuove sale giochi e di scommesse on line anche nella regione.

In provincia di Cagliari per quanto attiene al riciclaggio, le investigazioni hanno in passato e più volte fatto emergere investimenti di capitali illeciti da parte di organizzazioni campane, talvolta con la complicità di amministratori pubblici, sia nel settore turistico-alberghiero sia nel settore delle scommesse on line (c.d. betting). Altre indagini del 2018 hanno dimostrato come anche alcune famiglie pugliesi si siano inserite nel mercato del gioco e delle scommesse on line controllando, in maniera diretta o indiretta, giocate per ingenti somme ed accumulando capitali da reinvestire in patrimoni immobiliari e posizioni finanziarie all’estero, attraverso prestanome.

Il principale imputato, detto anche “L’uomo nero”, è accusato con altri 8 cinesi di innumerevoli reati, commessi a Prato, che vanno dagli omicidi (sovente con armi bianche) ordinati nel tempo per regolare i conti fra le organizzazioni cinesi, alla contraffazione di merci, alla gestione del gioco d’azzardo, allo sfruttamento della prostituzione, al traffico di droga ed allo sfruttamento di manodopera clandestina.

I SENESE, pur mantenendo forti legami con gli ambienti camorristici di provenienza, hanno dato corpo, su Roma, ad un agglomerato criminale autonomo, capace di aggregare sia soggetti di origine campana stabilitisi nella Capitale che pericolosi criminali locali. Il clan opera prevalentemente nell’area sud della capitale, zona Tuscolana-Cinecittà ed è risultato coinvolto in importanti dinamiche criminali romane. Dall’attività investigativa è emersa anche l’esistenza di due gruppi criminali di tipo mafioso935 federati con i SENESE ed operanti nell’area sud di Roma, dediti al traffico di stupefacenti, alle estorsioni, al riciclaggio e reimpiego di capitali in varie attività commerciali, comprese quelle di gestione di slot machines.

Oggetto delle indagini anche gli attentati compiuti fra il 2016 e il 2018 a due amministratori del Comune di Carmagnola, ai quali furono incendiate le automobili verosimilmente per il loro impegno a limitare l’utilizzo delle slot machine, uno fra i business più redditizi in mano all’organizzazione criminale.

L’area principalmente interessata da presenze dei clan campani è quella costiera, sino al litorale pontino, con investimenti nella gestione di sale giochi, nelle agenzie immobiliari e nelle società di servizi finanziari, cui si affiancano interessi negli appalti pubblici per lo smaltimento di rifiuti, nella realizzazione di opere edili e nell’estrazione di materia prima dalle cave.

In tali territori anche la criminalità campana, oltre a far arrivare stupefacenti, investe i proventi illeciti nelle più diversificate attività economiche, quali la gestione di esercizi commerciali e di sale giochi, il mercato immobiliare, i servizi finanziari e di intermediazione, gli appalti pubblici, lo smaltimento di rifiuti, l’edilizia, con le collaterali attività di gestione di cave, di estrazione dei materiali inerti, etc..

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA ITALIANA ALL’ESTERO E RELAZIONI INTERNAZIONALI

La spiccata vocazione transnazionale della criminalità organizzata italiana si riflette anche nel settore delle scommesse on-line, ambito di altissimo interesse che, attraverso la gestione diretta o indiretta delle società concessionarie, consente elevati profitti a fronte di rischi limitati. L’infiltrazione mafiosa riguarda la gestione di slot machine, le scommesse sportive on line nonché il fenomeno del match fixing, cui si affianca anche l’ambito del gioco in concessione da parte dello Stato.

Anche la criminalità campana risulta presente nel territorio francese. Sempre in Costa Azzurra, alcuni soggetti riconducibili al clan ZAZA sarebbero attivi nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nelle pratiche usurarie ed estorsive, nelle scommesse clandestine e gioco d’azzardo.

Le tracce principali della camorra in Olanda riguardano la presenza di alcuni clan dediti, in particolare, al traffico di stupefacenti, grazie a propri referenti stanziati sul posto, nonché alla vendita di marchi contraffatti e alla gestione di case da gioco avviate grazie al riciclaggio di denaro proveniente dai traffici illeciti.

L’operazione “Galassia”, anch’essa condotta dalla DIA e dalla Guardia di finanza, ha confermato la tendenza della ‘ndrangheta a reinvestire i capitali all’estero, in questo caso nel settore del gioco illegale. L’indagine ha portato al sequestro di un ingente patrimonio in Italia, Austria, Malta, Romania, Svizzera e Antille Olandesi.

La criminalità organizzata italiana, dopo la caduta del muro di Berlino, ha utilizzato gli sbocchi commerciali offerti dalla Romania facendo di quel luogo una realtà ove porre in essere varie forme di riciclaggio, anche tramite società e server presenti in Romania finalizzati all’esercizio abusivo del gioco e delle scommesse in Italia.

Malta è uno Stato con una normativa che consente di realizzare in modo agevole le attività connesse al riciclaggio di capitali illeciti, concretizzate dalle organizzazione mafiose, in particolar modo, nel settore delle scommesse on line. Situata al centro del Mediterraneo, tra la Sicilia e la costa del Nordafrica, Malta rappresenta anche uno snodo per svariati traffici illeciti, come quello dei prodotti petroliferi provenienti dai Paesi interessati da una forte instabilità politica. Le varie attività investigative condotte recentemente indicano che Cosa nostra e la ‘ndrangheta sfruttano maggiormente le opportunità offerte dal settore delle scommesse illegali.

È del 27 gennaio 2019 il sequestro di quattro società con sede a Malta riconducibili ad un imprenditore che avrebbe realizzato una rete di agenzie di scommesse abusive in collegamento con l’articolazione di Cosa nostra di Partinico (PA). La misura ablativa scaturisce dagli esiti dell’operazione “Game Over” che nel gennaio 2018 aveva portato alla luce una rete di agenzie di scommesse abusive, dedite ad attività di riciclaggio di denaro proveniente dal gioco illecito, realizzato con la costituzione di società con sede all’estero e, appunto, anche a Malta. Il successivo mese di aprile 2019, a Malta è stato rintracciato e arrestato un latitante barese, cugino dei fratelli MARTIRADONNA, che, a seguito della inchiesta “Galassia” della D.D.A. di Reggio Calabria condotta, nel novembre 2018, dalla DIA e dalla Guardia di finanza, era ritenuto al vertice di un’associazione criminale attiva nel settore del gaming on line. Lo stesso garantiva gli interessi economici della cosca reggina TEGANO e della famiglia catanese SANTAPAOLA-ERCOLANO, gestendo l’illecita raccolta di scommesse attraverso una società di Malta, intestata a un prestanome. L’attività investigativa, eseguita contemporaneamente ad altre due operazioni della DDA di Catania e Bari, aveva consentito di disvelare l’interesse delle consorterie mafiose delle varie matrici nel settore dei giochi on line, con la costituzione di una rete di società operanti tra l’Italia, Malta, la Romania, Curacao e le Isole Vergini. Non è da sottovalutare il dato Eurostat sull’aumento del PIL, che vede Malta come la prima delle 28 nazioni dell’UE, con un incremento medio nel decennio (2007-2017) del 4,2%.

AREE EXTRA EUROPA

Le attività criminali di Cosa Nostra Statunitense sarebbero costituite dal narcotraffico (gli U.S.A. emergerebbero tuttora come il principale Paese di destinazione delle spedizioni di cocaina intercettate in Sud America), dalla gestione del gioco d’azzardo illegale, dalla corruzione, dalle estorsioni, dalle frodi, dal traffico d’armi, dal riciclaggio dei proventi illeciti, dall’infiltrazione negli ambiti imprenditoriali, dalla contraffazione e, per il raggiungimento delle proprie finalità, da omicidi ed attentati.

La criminalità organizzata di origine italiana conferma la propria presenza in Canada prevalentemente nelle zone di Montreal (Cosa nostra) e Toronto (‘ndrangheta). Entrambe le proiezioni sarebbero attive nel traffico di stupefacenti, nelle estorsioni, nell’usura, nel gioco d’azzardo, nel riciclaggio dei proventi illeciti e nell’infiltrazione nel settore degli appalti pubblici.

Una strategia d’azione che punta a sfruttare le potenzialità economiche e a destare il minor allarme sociale che in Toscana appartiene anche alle organizzazioni straniere. Tra queste, quella cinese rappresenta una realtà che si è consolidata nel tempo, operando specialmente nel settore tessile. Proprio un imprenditore del settore è stato colpito, nel mese di maggio, da una confisca eseguita dalla DIA di Firenze. L’uomo, operante nella zona di Prato, aveva accumulato un consistente patrimonio grazie alla gestione del gioco d’azzardo all’interno di capannoni industriali, al contrabbando di merce e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

INVESTIGAZIONI GIUDIZIARIE

in data 23 gennaio 2019, nelle località di Leonforte, Nissora, Agira ed Acireale, è stato eseguito il sequestrO di beni per un valore stimato di circa 7.500.000, riconducibili ad un imprenditore edile già condannato per reati di natura socio-economica e per traffico illecito di dati, nonché imputato per reati fiscali e legati al gioco d’azzardo. Il provvedimento scaturisce dalle proposta di applicazione di misura di prevenzione formulata dalla DIA nel maggio del 2018.

in data 28 maggio 2019, in Prato, è stata eseguita la confisca di beni per un valore complessivo di 1,42 milioni di euro, nei confronti di un imprenditore tessile cinese gravato da numerosi pregiudizi penali, tra cui reati collegati all’immigrazione illegale, al gioco d’azzardo ed all’importazione di merce di contrabbando. Il provvedimento, che consolida in forma pressoché speculare il sequestro1985 operato nel settembre del 2017, scaturisce dalla proposta di applicazione di misura di prevenzione formulata dalla DIA nell’ottobre del 2016.

Anche l’inchiesta “Alchemia” (19 luglio 2016) della DDA di Reggio Calabria – conclusa dalla DIA e dalla Polizia di Stato in Liguria, Calabria, Lazio, Piemonte ed in altre Regioni del nord Italia con l’arresto di 42 soggetti – aveva fatto luce sull’interesse in Liguria dei RASO-GULLACE-ALBANESE, originari di Cittanova (RC), e dei PARRELLO-GAGLIOSTRO di Palmi (RC) negli “strategici” settori dello smaltimento e trasporto di rifiuti speciali (oltre al movimento terra, l’edilizia, l’import-export di prodotti alimentari, la gestione di sale giochi e di piattaforme di scommesse on line, la lavorazione dei marmi, gli autotrasporti) con l’individuazione di società intestate a prestanome.

In data 21 febbraio 2019, nel comune di Augusta (SR), è stato eseguito il sequestro, per un totale di 300mila euro, di un’ agenzia esercente attività di scommesse sportive, riconducibile ad un pregiudicato condannato per associazione mafiosa ed estorsione affiliato al clan Nardo, attivo nella provincia di Siracusa ed appartenente alla cellula megarese. Il soggetto era già stato arrestato nel dicembre del 2012, unitamente ad altri esponenti mafiosi, nell’ambito dell’Operazione “Nostradamus”. Il provvedimento scaturisce dalla proposta di applicazione di misura di prevenzione formulata dalla DIA nell’agosto del 2018.

Con l’operazione “Carminius”, del mese di marzo, ad essere colpiti dall’Arma dei carabinieri e dalla Guardia di finanza sono stati, invece, dei soggetti collegati alla cosca Bonavota di Sant’Onofrio (VV), operante nella zona di Carmagnola (TO) e nel cuneese, che avevano stretto un patto di alleanza con esponenti di Cosa nostra, anch’essi attivi a Carmagnola. Un patto che, partendo dalla gestione degli stupefacenti, aveva portato ad investire in attività apparentemente legali, come società finanziarie, immobiliari, concessionarie di autoveicoli, imprese edili, ditte operanti nella ristorazione e gestione di slot machine, per un valore di oltre 45 milioni di euro. Non veniva inoltre trascurata l’opportunità di acquisire appalti dal Comune di Carmagnola e la possibilità di procurare voti durante le consultazioni elettorali.