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Pubblicata la relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (Dia), riferita al primo semestre 2018. Per quanto riguarda il settore dei giochi ecco tutti i dettagli.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CALABRESE

“Sul fronte imprenditoriale, le riconosciute potenzialità criminogene della ‘ndrangheta, proiettataverso ambiti delinquenziali sempre più raffinati, nel contaminare pericolosamente l’economia legale, alterano le condizioni di libero mercato con il monopolio di interi settori, da quello edilizio, funzionale all’accaparramento di importanti appalti pubblici, a quello immobiliare o delle concessioni dei giochi, così come chiaramente emerso dall’inchiesta “Monopoli” conclusa nel mese di aprile con il sequestro di società, unità immobiliari e terreni, per un valore complessivo pari a circa 50 milioni di euro, dislocati tra Reggio Calabria, Roma, Milano e Messina. In proposito, uno spaccato analitico molto interessante viene dalla lettura delle innumerevoli interdittive anti-mafia, emesse dalle Prefetture-UTG calabresi ex artt. 91 e 100 del Decreto Legislativo n. 159/20116, uno strumento fondamentale per contrastare l’inserimento delle organizzazioni criminali nei rapporti economici tra Pubblica Amministrazione e privati. Ad essere considerate non affidabili sono risultate, nel semestre, società attive nei più svariati settori merceologici: edilizia, movimento terra, produzione e fornitura di calcestruzzo, noli a freddo o a caldo di macchinari, autotrasporti, impiantistica, trasporto e smaltimento rifiuti, servizi energetici da fonti rinnovabili, sale gioco e scommesse online, lavori boschivi e di trasformazione del legno, settore ittico ed agricolo, commercio import-export di veicoli, lavanderie industriali, catering e ristorazione, forniture per centri di accoglienza migranti, consorzi per la valorizzazione e la tutela di prodotti locali (come i vini DOC), tabaccherie ed altro ancora. Nel mese di aprile, a Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione “Monopoli”, i Carabinieri hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto, con contestuale sequestro preventivo emesso dalla DDA di Reggio Calabria, nei confronti di 4 imprenditori, ritenuti contigui alle famiglie Tegano e Condello e responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio ed estorsione, con l’aggravante della modalità mafiosa. L’articolata attività d’indagine, corroborata dalle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, ha ricostruito la progressiva affermazione imprenditoriale degli indagati (anche a mezzo di intestatari fiduciari incensurati), nel settore edile, in quello immobiliare e del gioco in concessione. Questi avevano assunto, di fatto, posizioni monopolistiche, divenendo, nel tempo, un tassello fondamentale del sistema di riciclaggio e reinvestimento dei proventi illeciti delle citate cosche. Nel medesimo contesto operativo, il sequestro ha riguardato beni (dislocati tra Reggio Calabria, Roma, Milano e Messina) consistenti in 16 società, 120 unità immobiliari e 21 terreni, per un valore di circa 50 milioni di euro”.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA SICILIANA

“Altro lucroso settore d’investimento si conferma quello dei giochi e delle scommesse, come emerso, anche in questo caso, nella più volte menzionata operazione “Game Over”. L’attività investigativa ha fatto emergere come un importante imprenditore del settore, originario di Partinico, fosse riuscito, con l’appoggio delle famiglie mafiose della provincia, ad imporre il brand di raccolta scommesse della società a lui riconducibile, con sede a Malta. Contestualmente, sono state sottoposte a sequestro numerose agenzie e punti di raccolta delle scommesse che, dislocati sul territorio nazionale, utilizzavano però un network di diritto maltese, facente sempre capo al citato imprenditore. Sul piano generale, tutti i mandamenti mafiosi sembrano interessati al settore, favorendo l’apertura di nuove agenzie di gioco. È quanto si rileva, ad esempio, dall’esecuzione, nel mese di giugno, di un decreto di confisca nei confronti di esponenti di punta della famiglia di Brancaccio, che ha colpito un patrimonio di oltre 10 milioni di euro, composto da aziende e società, alcune delle quali operanti proprio nel settore delle scommesse.

Dagli esiti delle recenti attività d’indagine è, inoltre, emerso che Cosa nostra trapanese, oltre che nei tradizionali comparti economici (quali il movimento terra, le costruzioni edili, la produzione di conglomerati bituminosi e cementizi – con particolare attenzione agli appalti e subappalti pubblici – nonché la grande distribuzione alimentare e la produzione di energie alternative), si è significativamente infiltrata nel settore delle scommesse e dei giochi on-line, nonché nel business delle aste giudiziarie legate a procedure esecutive e fallimentari, potendo far leva sul capillare controllo del territorio con il tradizionale e sistematico ricorso all’intimidazione e all’assoggettamento.

Anche il settore delle scommesse e del gioco continua a porsi, con sempre maggiore frequenza, come un terreno di investimento per le consorterie mafiose, che operano attraverso l’imposizione e la gestione di slot-machine all’interno di esercizi commerciali, spesso intestati a prestanome.

Non da ultimo l’attività investigativa in parola ha anche documentato l’interesse di Cosa nostra per il remunerativo settore dei giochi e delle scommesse on-line. È stato, infatti, dimostrato come l’espansione di una rete di oltre 40 agenzie di scommesse e punti gioco facenti capo ad un giovane imprenditore castelvetranese fosse avvenuta, sia nella provincia di Trapani che nel palermitano, grazie al supporto della famiglia mafiosa di Castelvetrano: questa gli avrebbe garantito protezione nei confronti degli altri sodalizi criminali delle provincie di Trapani e di Palermo in cambio di periodiche dazioni di denaro, dirette sia al sostentamento del circuito familiare del latitante che all’organizzazione mafiosa nel suo complesso. Nello stesso contesto investigativo, il 18 maggio 2018 la DIA ha eseguito un decreto di sequestro preventivo nei confronti del sopra citato imprenditore, per un valore complessivo di circa 400 mila euro.

È stata quindi data esecuzione al sequestro preventivo, per un valore di circa un milione di euro, di 7 tra società e imprese, tutte insistenti nella provincia agrigentina, attive nei settori dei lavori edili e del movimento terra, nonché delle scommesse e della distribuzione di slot-machine. Agli amministratori è stata contestata anche l’intestazione fittizia di beni, strumentale all’associazione mafiosa.

Oltre alle tradizionali attività illecite, la criminalità iblea è attiva anche nei settori dei centri scommesse e dei “compro oro”, proliferati in maniera esponenziale e potenziali canali di riciclaggio.

Anche in provincia di Messina la criminalità organizzata influisce significativamente sul tessuto economico-sociale, attraverso diverse attività criminali quali le estorsioni e l’usura – spesso tra loro connesse –, il traffico di stupefacenti, le corse clandestine di cavalli, l’accaparramento di fondi agricoli allo scopo di accedere ai finanziamenti connessi allo sviluppo rurale, nonché, più recentemente, tramite il controllo delle scommesse online. Gli introiti che ne derivano vengono reimpiegati e riciclati in imprese operanti in diversi settori economici quali l’edilizia, le attività commerciali in genere ed i servizi”.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CAMPANA

“Diverse indagini testimoniano l’interesse di alcune organizzazioni camorristiche, casertane e napoletane, nella gestione delle slot machine e delle scommesse sportive online. Si tratta di attività dalle quali i clan traggono ingenti profitti sia direttamente, riuscendo a gestire tutta la filiera delle operazioni che attengono ai giochi, sia indirettamente, attraverso prestiti a tassi usurari a giocatori affetti da ludopatia. Quello del gioco è solo uno dei tanti settori dai quali si evince che le organizzazioni camorristiche non si limitano, in una logica parassitaria, a consumare reati vessando imprenditori, commercianti e comuni cittadini, ma si sono direttamente inserite nella gestione di attività economiche, interagendo anche con l’economia legale e attraverso circuiti ufficiali.

Nel Comune di Maddaloni lo scenario delinquenziale risulta in continua evoluzione ed in tale contesto è riemersa anche l’operatività della famiglia Marciano, storicamente vicina al clan Belforte, che sul territorio ha realizzato – come evidenziato nell’ambito dell’operazione “Golden Game” della Guardia di Finanza di Marcianise – un’ingegnosa e fruttuosa attività estorsiva, imponendo le slot machine ad oltre un terzo dei bar e locali commerciali del territorio comunale. Dalle indagini è emerso, peraltro, il reinvestimento dei proventi derivanti dai traffici di droga e dall’usura proprio nel fruttuoso mercato delle new slot, nel tentativo di monopolizzare in tal modo il settore del gioco sul territorio.

Importante l’operazione conclusa nel mese di maggio, a Pignataro Maggiore, dai Carabinieri di Caserta e di Capua, che hanno eseguito un provvedimento restrittivo nei confronti di esponenti del clan Ligato che, con minacce e atti intimidatori, imponevano gadget natalizi, materiale di cancelleria e slot machine ad imprenditori ed esercenti commerciali della zona, estorcendo anche periodiche dazioni di denaro”.

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA PUGLIESE E LUCANA

“Come ulteriore business, la criminalità brindisina è orientata al controllo del settore dei videogiochi, mediante il noleggio e la fornitura di slot machine e video lottery, nonché alla gestione dei servizi connessi alle scommesse, con notevoli flussi di cassa. Non da ultimo, l’interesse della criminalità organizzata salentina si manifesta anche nella gestione delle attività commerciali di giochi e scommesse anche clandestine. Emblematico, in proposito, il sequestro di beni mobili e immobili e di quote societarie del valore complessivo stimato in 15 milioni di euro, eseguito nei confronti di un’organizzazione con base a Racale, dedita al controllo del gioco d’azzardo mediante la manomissione delle slot machine.

Inoltre, con l’operazione “Doppio Gioco” si è avuto contezza dell’altalenante predominio nella gestione della piazza di spaccio del quartiere Libertà tra le consorterie storicamente avverse Mercante e Strisciuglio, che ha portato, tra il 2014 ed il 2016, a fatti di sangue, defezioni e cambiamenti di schieramento. Appaiono invece ricomposte le frizioni, registrate nel recente passato, tra il clan Parisi e quello dei Palermiti, entrambi operativi nel quartiere Japigia, con tendenziale espansione verso il sud-est barese, con interessi prevalenti nei settori dell’usura, delle estorsioni, del traffico degli stupefacenti, della ricettazione e del riciclaggio oltre che del gioco d’azzardo. In particolare, il clan Parisi continuerebbe a gestire il business delle macchi-nette da gioco e delle scommesse on line.

Oltre al traffico di stupefacenti, quali principali attività criminali esercitate si confermano anche le estorsioni, il controllo del gioco d’azzardo, l’usura nonché reati contro il patrimonio (furti in appartamento e a rapine) condotte da gruppi specializzati di sodali.

Le importanti operazioni eseguite nel semestre hanno, in definitiva, evidenziato i delicati profili evolutivi delle dinamiche criminali nel capoluogo di Bari: oltre a condizionare l’economia locale attraverso le pressanti condotte estorsive ed usurarie, i sodalizi più strutturati mirano all’infiltrazione dei circuiti legali dell’economia e della finanza con il reinvestimento dei capitali illeciti in attività imprenditoriali “mafiose”, con propensione particolare al gioco d’azzardo on line.

Ulteriori evidenze investigative conclamano la propensione degli esponenti di vertice della malavita jonica ad insinuarsi anche nel circuito dell’economia legale, come per esempio nel mercato ittico, dove mirano all’esercizio monopolistico dell’intera filiera, e nella gestione di centri scommesse, slot machine e video-lottery.

Dagli apparati investigativi lucani è stata rivolta particolare attenzione al contrasto dei reati connessi allo sfruttamento del “lavoro nero”, al potenziale pericolo di infiltrazione da parte della criminalità organizzata nell’illecita raccolta delle scommesse on-line e nella gestione e smaltimento dei rifiuti, atteso che nel cuore della provincia di Matera sono stanziati importanti compendi industriali”.

PROIEZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA SUL TERRITORIO NAZIONALE

PIEMONTE E VALLE D’AOSTA

“Più di recente, gli stessi gruppi delinquenziali hanno affinato le loro capacità operative specializzandosi nella gestione delle sale da gioco illegali e degli apparati videopoker”.

LIGURIA

“Passando alla criminalità organizzata campana, indagini pregresse hanno evidenziato singole proiezioni extra-regionali campane, attive nel contrabbando, nella contraffazione e commercializzazione di marchi, nell’esercizio abusivo del gioco, anche on line e nel traffico di sostanze stupefacenti.

Il capo del gruppo Tagliamento, presente a Sanremo sin dagli anni ’80, avrebbe stretto accordi operativi con la criminalità marsigliese, con altri esponenti della camorra napoletana e della ‘ndrangheta per la realizzazione di traffici di stupefacenti, per la vendita di prodotti contraffatti, per la gestione la gestione delle scommesse clandestine e dell’esercizio abusivo del gioco, nonché per il controllo dell’usura e delle estorsioni.

Con particolare riferimento a Genova, si segnala la presenza, sin dagli anni ’60, di un sodalizio campano che avrebbe importato nella regione il suo know how criminale. Uno degli appartenenti a questo sodalizio è stato coinvolto, nel 2016, nell’indagine “Jack Pot” della Guardia di finanza, che ha riguardato un’associazione per delinquere finalizzata alla gestione delle scommesse clandestine e del gioco d’azzardo, con l’aggravante della transnazionalità. L’attività prevalente dell’organizzazione, radicata nella provincia di Genova, consisteva nella promozione e gestione, su tutto il territorio nazionale, del gioco on line illegale, attraverso la connessione a siti esteri (maltesi, romeni e americani) privi delle prescritte concessioni.

Il 1° febbraio scorso è stato eseguito il sequestro di una sala per la raccolta delle scommesse on line, con sede a Sanremo (IM), nell’ambito dell’operazione “Game Over” della Polizia di Stato di Palermo, nel corso della quale è risultato che i proventi ottenuti dai gestori, estranei ai fatti, confluivano nelle casse di una nota famiglia mafiosa di Partinico (PA)”.

UMBRIA

“La criminalità organizzata pugliese e lucana, seppur in assenza di evidenti segnali di infiltrazione criminale, viene alla luce nell’ambito della complessa indagine “’Ndrangames”, che ha colpito l’operatività del clan potentino Martorano-Stefanutti, individuandone le connessioni operative con la ‘ndrangheta del crotonese nel settore del gioco illegale. A seguito dell’attività investigativa è stato disposto il sequestro preventivo di macchinette elettroniche installate da società riconducibili agli indagati, tra l’altro, presso alcuni esercizi commerciali in provincia di Perugia”.

LAZIO

“Le aree più interessate da infiltrazioni dei clan (oltre la Capitale e il suo hinterland) sono quelle del frusinate e della provincia di Latina, territori in cui la criminalità campana ha investito i proventi illeciti nelle più diversificate attività economiche. Oltre al traffico di stupefacenti, i gruppi campani sono interessati alla gestione di esercizi commerciali e di sale giochi, agli appalti pubblici, allo smaltimento di rifiuti e all’edilizia, compresa la gestione di cave e di estrazione dei materiali inerti.

Per quanto concerne la criminalità organizzata lucana, si segnalano alcune connessioni operative tra il clan po-tentino Martorano-Stefanutti e la ‘ndrangheta del crotonese, sempre nel settore del gioco illegale. In particolare, il 30 marzo 2017, a conclusione dell’indagine “’Ndrangames”, i Carabinieri hanno arrestato un gruppo criminale che aveva agevolato la cosca Grande Aracri di Cutro (KR) ed il menzionato clan Martorano-Stefanutti nell’illecita raccolta delle scommesse on-line e nella gestione di videogiochi elettronici (New slot e Totem) sprovvisti delle necessarie concessioni dell’AAMS. Nell’occasione, venivano sottoposte a sequestro preventivo apparecchiature elettroniche, installate presso 5 esercizi pubblici situati in provincia di Frosinone.

Oltre ai Casalesi, nel territorio di Cassino, si è registrata una proiezione anche di soggetti appartenenti al clan degli Esposito di Sessa Aurunca (CE), ai Belforte di Marcianise (CE), ai clan napoletani Licciardi, Giuliano, Mazzarella, Di Lauro ed al clan dei Gionta, originario di Torre Annunziata (NA). Tali soggetti sono risultati interessati principalmente al settore del gioco e delle scommesse (sale bingo, raccolta delle scommesse sportive ed ippiche, i videopoker e le cd. new slot) e a quello dello smaltimento dei rifiuti”.

SARDEGNA

“La criminalità organizzata pugliese e lucana, invece, seppur in assenza di evidenti segnali di infiltrazione criminale nel tessuto regionale, emerge nell’ambito della complessa indagine “’Ndrangames” che ha colpito l’operatività del clan potentino Martorano-Stefanutti, individuandone le connessioni operative con la ‘ndrangheta del crotonese nel settore del gioco illegale. A seguito dell’attività investigativa è stato disposto il sequestro preventivo delle apparecchiature elettroniche installate da società riconducibili agli indagati presso nove esercizi pubblici delle province di Cagliari, Nuoro, Sassari e nell’allora esistente Olbia-Tempio”.

ORGANIZZAZIONI CRIMINALI STRANIERE IN ITALIA

CRIMINALITA’ CINESE

“Tendenzialmente va evidenziato che, se per porre in essere azioni tese al riciclaggio ed al reimpiego di capitali la criminalità cinese usa proiettarsi al suo esterno – cercando relazioni anche con ambienti professionali collusi – nel caso del traffico di stupefacenti, della prostituzione, dell’usura e del gioco d’azzardo, la gestione si svolge secondo modalità rivolte essenzialmente all’interno della comunità”.

CRIMINALITÀ ORGANIZZATA ITALIANA ALL’ESTERO E RELAZIONI INTERNAZIONALI

AUSTRIA

“Con l’operazione “Total Reset” del 2015 si è giunti alla confisca di una villa di pregio nel comune di Baden bei Wien, nella disponibilità di elementi appartenenti alla‘ndrina della Piana di Gioia Tauro. Le indagini avevano dimostrato come le cosche, avvalendosi di prestanome che si erano trasferiti in territorio austriaco, fossero riuscite ad investire, anche in questo Paese, i proventi delle attività illegali. Una conferma, in tal senso, viene anche dalla citata operazione “Gambling” sempre del 2015, che ha fatto luce sugli interessi della ‘ndrangheta nel settore delle scommesse e dei giochi on line. In tale contesto sono risultati, infatti, coinvolti elementi facenti capo alla cosca reggina Tegano ed è stato accertato l’utilizzo di società di comodo con sede anche in Austria.

L’altra operazione della DDA di Palermo, condotta nei confronti della criminalità organizzata siciliana e denominata “Game Over”, ha portato all’arresto di 30 soggetti collegati alla famiglia di Partinico, a vario titolo ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso e riciclaggio. Anche in questo caso, è stata colpita una rete di agenzie di scommesse abusive, che riciclava denaro proveniente dal gioco illecito, attraverso società con sede all’estero, ivi compresa l’Austria”.

MALTA

Malta, oltre ad essere stata utilizzata come luogo di rifugio di alcuni latitanti, grazie ad un regime fiscale age-volato è ormai considerata un “hub europeo del gambling”, che vede la presenza di molti soggetti stranieri con forti interessi nell’isola. Sotto questo profilo, appare evidente come sia cresciuto l’interesse verso Malta della criminalità italiana e, nello specifico, di quella di matrice calabrese interessata alle attività di riciclaggio, in particolare, appunto, attraverso il gioco d’azzardo, anche online. È quanto si è, da ultimo, riscontrato nell’ambito dell’operazione “Jonny” del 2017, dove la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto (KR), attraverso la gestione di centri scommesse tra Crotone e Catanzaro, si era inserita nel giro delle scommesse utilizzando una società maltese, attiva in Italia con oltre 500 agenzie e con ramificazioni in tutto il mondo. Con un’altra operazione, denominata “Doppio Jack” e conclusa sempre nel 2017, è stato possibile disarticolare un’associazione che, attraverso l’utilizzo di una società e di un server ubicato a Malta, controllava il gioco on-line in Toscana, Lazio, Veneto, Marche e Emilia Romagna. L’attività ha portato all’arresto di 7 persone, responsabili di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo del gioco d’azzardo e truffa ed al sequestro di beni di quasi 9 milioni di euro. Nel semestre in esame, è stata scoperta un’organizzazione che gestiva una rete di agenzie di scommesse, capeggiata da un personaggio definito il “re delle scommesse online”, a seguito dell’inchiesta “Game Over”, coordinata dalla Procura palermitana. L’indagine ha portato all’arresto di 30 soggetti, accusati di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, truffa ai danni dello Stato ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tra le persone coinvolte vi era un ricercato – nei cui confronti la polizia maltese ha eseguito, a marzo 2018, un mandato di arresto europeo su richiesta italiana – ritenuto il referente aziendale degli indagati nell’isola maltese, in quanto ricopriva incarichi amministrativi in due società di quel Paese”.

SPAGNA

“Un altro settore di rilievo per la ‘ndrangheta è quello del gioco, come emerso nell’operazione “Gambling” del 2015, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. L’indagine ha colpito un’associazione ‘ndranghetista che, avvalendosi di società estere, aveva esercitato abusivamente l’attività del gioco e delle scommesse sull’intero territorio nazionale, così riciclando ingenti proventi illeciti. Tra le società emerse, alcune avevano sede in Spagna, mentre esponenti del sodalizio sono stati localizzati e arrestati a Barcellona”.

FRANCIA

“Anche le Autorità francesi confermano la presenza di una seconda generazione di criminali ‘ndranghetisti impiantati in Francia, che avrebbero riprodotto lo schema criminoso proprio delle regioni di origine. Questi avrebbero stretto legami con la criminalità locale, francese e marsigliese, in particolare per l’organizzazione di traffici internazionali di stupefacenti e per la gestione delle slot machine e delle estorsioni”.

PAESI BASSI

“Anche i sodalizi legati alla camorra sono attivi nel territorio olandese nel traffico di stupefacenti, nonché nella vendita di merci contraffatti e nella gestione di case da gioco potendo contare su propri referenti stanziati sul posto”.

STATI UNITI D’AMERICA

“La mafia di origine siciliana che, negli Stati Uniti d’America è denominata La cosa nostra e conterebbe, nel Paese, oltre 3.000 membri ed affiliati, organizzati territorialmente in “famiglie” o “gruppi”, gran parte dei quali presenti nelle più importanti città del Nord-est, del Midwest, della California, e del sud, con una particolare concentrazione a New York, nel New Jersey meridionale ed a Filadelfia. L’organizzazione sarebbe dedita al narcotraffico, alla gestione del gioco d’azzardo illegale, alla corruzione, alle estorsioni, alle frodi, alla contraffazione, al traffico d’armi, al riciclaggio dei proventi illeciti, all’infiltrazione negli ambiti imprenditoriali, facendo ricorso, laddove assolutamente necessario, ad omicidi ed attentati”.

REGNO UNITO

“Non di rado emergono, da contesti investigativi connessioni con la criminalità organizzata, società costituite nella City di Londra, da cui transiterebbero ingenti flussi di denaro in modo non trasparente, in alcuni casi schermati da società di scommesse”.

CRIMINALITA’ NELLA CITTA’ DI ROMA

“Un ruolo di rilievo è stato giocato, nel tempo, da elementi di spicco della ex “Banda della Magliana”, della camorra e della mafia siciliana, dediti al traffico internazionale di stupefacenti, alle estorsioni, all’usura, al controllo del gioco d’azzardo ed al conseguente riciclaggio dei profitti illeciti nell’acquisizione di molteplici attività imprenditoriali e commerciali del litorale romano.

Per quanto riguarda le operazioni di riciclaggio, i comparti maggiormente interessati sono la gestione di esercizi commerciali (anche in aree di prestigio, quali il centro storico della Capitale), il mercato immobiliare, i servizi finanziari e di intermediazione, la gestione di sale giochi, gli appalti pubblici, l’edilizia e le attività connesse.

Nell’ambito di un’indagine del 2017, coordinata dalla DDA di Messina, si dà conto, inoltre, di una riunione convocata a Roma da soggetti collegati alle famiglie mafiose della Sicilia orientale. Nell’occasione, quest’ultimi, come emerge nelle conversazioni telefoniche, avevano fatto desistere altri rappresentanti imprenditoriali di im-portanti famiglie di ‘ndrangheta, di Cosa nostra palermitana e della Sacra Corona Unita, dall’avanzare “pretese” nel settore del gioco d’azzardo.

Le intese tra gruppi di origine territoriale diversa riguardano non solo il riciclaggio e i traffici di stupefacenti ma anche il settore dei giochi. In proposito, si richiama l’operazione “Imitation game”, del gennaio 2016, che ha riguardato una complessa struttura associativa transnazionale, dedita al controllo del gioco d’azzardo on line, capace di continuare ad agire nonostante gli interventi repressivi che si sono succeduti nel tempo. L’organizzazione, che faceva capo ad un pregiudicato residente a Roma, era composta da soggetti vicini alla ‘ndrangheta, alla camorra (Casalesi, gruppo Zagaria, ed altri clan originari di Napoli), alla criminalità romana ed era attiva in altre regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia), dove operava in accordo con gruppi criminali locali. Investimenti nella Capitale son stati operati anche dal clan Mallardo, come emerso dall’operazione “Arcoba-leno”. Interessi nel settore sono stati rilevati anche per la famiglia Iovine, inserita nel cartello dei Casalesi, il cui capo clan è attualmente collaboratore di giustizia. Nel 2015 il gruppo era stato investigato dall’Arma dei carabinieri con l’operazione “Game over”, che avevano riguardato una sua proiezione operante sul litorale romano ed aveva condotto al sequestro di quote di società, beni mobili ed immobili e cospicui rapporti finanziari. Una ulteriore tranche del 2017 aveva portato al sequestro delle quote di una società titolare di un bar situato a Roma, nei pressi della stazione Termini. Nel prosieguo dell’operazione, la Guardia di Finanza ha eseguito la confisca, disposta dal Tribunale di Roma, di un ingente complesso patrimoniale del valore di 23 milioni di euro – ville di lusso a Roma e provincia, a Budoni, in Sardegna ed a Lucoli, in Abruzzo – facente capo in parte al clan Iovine, in parte al contiguo gruppo Guarnera di Acilia, a sua volta in contatto con elementi della Banda della Magliana. Altre importanti evidenze erano emerse, sempre nel 2017, nell’ambito dell’operazione “Babylonia”, conclusa dall’Arma dei carabinieri e dalla Guardia di Finanza. L’indagine ha riguardato due distinte associazioni per delinquere, operative sulla Capitale, di cui facevano parte soggetti campani, pugliesi e romani: una era capeggiata da un elemento contiguo al clan napoletano degli Amato-Pagano, l’altra da un pregiudicato originario di Bari, collegato ai Cellamare. I componenti delle organizzazioni, da tempo radicati a Roma, gestivano – con modalità mafiose ed in accordo con noti imprenditori del settore – numerose sale giochi, dislocate in diversi quartieri romani e lungo le consolari, con finalità di riciclaggio, estorsione, usura, impiego di utilità di provenienza illecita, fatturazioni per operazioni inesistenti, false comunicazioni sociali e frode fiscale, con l’aggravante del metodo mafioso. Nell’ambito dello stesso filone investigativo, a giugno 2018, sono state arrestate altre 8 persone, tra cui 6 agenti di polizia, un cancelliere del Tribunale di Roma ed un pregiudicato di origini napoletane, da tempo stabilitosi nella Capitale, legato al clan Moccia, dal quale i pubblici ufficiali ricevevano utilità di vario genere in cambio di notizie su attività investigative.

Già nella prima metà degli anni ’90 alcune indagini hanno fatto luce sull’operatività della famiglia Senese nella zona Tuscolana – Cinecittà, dove avrebbe aggregato soggetti di origine campana stabilitisi a Roma e pregiudicati locali. Tra i principali interessi illeciti figurano il traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e hashish, le estorsioni, le rapine, la ricettazione, l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria, il gioco d’azzardo e il mercato delle autovetture.

Il core business dei Pagnozzi è rappresentato daltraffico di sostanze stupefacenti, che andrebbe ad alimentare le piazze di spaccio nelle zone del Quarticciolo, Centocelle, Borghesiana, Ponte di Nona, Tor Pignattara e del Pigneto. Sono stati, inoltre, accertati interessi nel gioco d’azzardo, numerose estorsioni e gravi atti intimidatori realizzati sia per imporre il volere del clan, sia per recuperare i proventi del traffico di droga.

CONCLUSIONI

“La Direzione imprimerà maggiore impulso all’esercizio dei poteri di accesso, accertamento e richiesta dati e notizie attribuiti al Direttore, per la verifica dei pericoli di infiltrazione mafiosa presso gli intermediari bancari e finanziari, i professionisti, i prestatori di servizi di gioco e altri operatori non finanziari”.

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