poker

La Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia della Corte di Appello di Milano che ha assolto un uomo imputato per i reati di tentata estorsione e diffamazione nei confronti dell’operatore di gioco Bwin  Interactive Entertainment AG e Gioco Digitale Italia s.r.I., acquistata dalla prima.

In specifico all’uomo veniva contestato di avere compiuto più azioni esecutive, costituite dall’avere minacciato di diffondere dei video nei quali era ripresa una falla del sistema di sicurezza del gioco di poker online, al fine di conseguire un profitto illecito, rappresentato dalla richiesta che gli venisse versata la somma di 2.500.000 euro a titolo corrispettivo per una consulenza di fatto mai effettuata.
La diffusione dei video, con l’utilizzo di espressioni denigratorie, d’altro canto, avrebbe offeso la reputazione delle società indicate.
All’esito del processo, celebrato con le forme del rito abbreviato e nel quale si sono costituite parte civile entrambe le società, l’imputato veniva condannato.
La pronuncia è stata riformata dalla Corte d’Appello di Milano.

Per la Cassazione la  Corte territoriale, applicando correttamente i principi ed i criteri così

come enucleati dalla giurisprudenza di legittimità in merito alla sussistenza degli
elementi costitutivi del reato di diffamazione ed all’operatività della scriminante
di cui all’art. 51 cod. pen., ha evidenziato che la pubblicazione dei video sul web
era da ritenersi legittima specificando che:
-la circostanza evidenziata nei video che vi era una falla nel sistema che poteva falsare i risultati del gioco era pacifica;
-la notizia, anche facendo riferimento ad una specifica categoria di soggetti interessati (i giocatori di poker online, gli unici d’altro canto che avrebbero ricercato e quindi fruito di tale video), aveva una rilevanza sociale;
-i toni utilizzati ed il tenore dei commenti, seppure caustici, non erano gratuitamente e direttamente diffamatori quanto, piuttosto, avevano scopo divulgativo.
In merito alla ritenuta continenza dei toni, peraltro, deve rilevarsi che la valutazione risente del mezzo utilizzato e dalla particolare espressività che il linguaggio ha assunto così che certi termini, anche coloriti (come nel caso di specie “losco” o “depredati”), specialmente in alcuni contesti, non hanno una valenza direttamente diffamatoria.
“La condotta complessivamente posta in essere dall’imputato, infatti, come evidenziato nella sentenza impugnata, non consente di ritenere sussistenti gli elementi costitutivi del reato di tentata estorsione:
-l’imputato non ha creato né aggravato il problema della falla del sistema;
-l’imputato, che pure ha comunicato di avere fatto dei video per dimostrare l’esistenza della falla, non ha mai formulato una richiesta di denaro quale corrispettivo per evitare la diffusione degli stessi;
-nessuna richiesta di denaro, in effetti, è stata mai avanzata prima della soluzione del problema ed i video sono stati eliminati non appena la Bwin ha risolto il problema e richiesto all’imputato di procedere in tal senso;
-la richiesta di corrispettivo è successiva alla rimozione dei video ed è stata formulata avviando una vera e propria fase negoziale in un momento in cui nessuna pressione è stata fatta né questa, in effetti, sarebbe stata più possibile.
Commenta su Facebook