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L’attuale panorama delle concessioni – si legge nella Bozza del 1° Ottobre del DEF – è assai variegato in termini di competenze, meccanismi di funzionamento e redditività.

Con poche eccezioni, il denominatore comune è la scarsa redditività delle concessioni dal punto di vista del settore pubblico: risorse che producono ingenti fatturati e profitti sono scarsamente remunerate o godono in alcuni casi di rendimenti garantiti molto al disopra di quelli di mercato.

Il MEF-Dipartimento del Tesoro ha già condotto studi conoscitivi su alcuni settori che operano in regime di concessione governativa, evidenziando scarsi rendimenti per la PA. Il Governo si propone di allargare e sistematizzare questi studi onde arrivare entro fine 2019 ad una completa mappatura delle concessioni governative e alla predisposizione di una legge quadro di riordino e valorizzazione delle partecipazioni.
I proventi che potrebbero derivare dal riordino delle concessioni potrebbero essere direttamente o indirettamente rilevanti dal punto di vista della finanza pubblica e della riduzione del rapporto debito/PIL, ma è difficile a questo stadio ipotizzare cifre precise.

Il Governo studierà un’ipotesi in cui i proventi delle concessioni governative e parte di quelle di competenza delle amministrazioni locali potrebbero afferire al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico, unitamente ai proventi delle dismissioni immobiliari e delle alienazioni di quote di società partecipate.

Ciò contribuirebbe alla realizzazione di quello 0,3 per cento medio annuo di proventi da dismissioni attualmente incorporato nelle proiezioni del debito pubblico.

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