commissione bilancio

Il Decreto Dignità subisce un nuovo stop. L’approvazione del primo provvedimento su cui Luigi Di Maio ha messo la faccia si è ingarbugliata. Il provvedimento doveva arrivare all’esame dell’Aula in questi giorni per permetterne l’appovazione entro il weekend, ma è il suo approdo nell’Emiciclo è slittato al 30 luglio. Questo vuol dire che un voto non potrà arrivare prima del 2 agosto.

Le commissioni hanno infatti votato circa 300 emendamenti presentati dai gruppi parlamentari e in particolare quelli che riguardano le norme anti-delocalizzazioni e i giochi.

I lavori in Commissione procedono a rilento, per le tattiche dilatorie messe in campo senza nemmeno troppa convinzione da Partito Democratico e Fratelli d’Italia, con Forza Italia appena più defilata. Ma soprattutto per i tempi tecnici che, tra audizioni e voto degli emendamenti, erano stati troppo ottimisticamente previsti dalla maggioranza.

Pare che i tempi per approvare il provvedimento prima della pausa estiva non ci siano. Troppe poche due sole settimane. Resta poi il tema della fiducia che porterebbe ad accelerare i tempi. L’ipotesi ha già fatto discutere. “Spero proprio di no”, ha risposto il ministro per i Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro, al termine della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama che ha stabilito che il Senato esaminerà il decreto legge da lunedì 6 agosto fino a venerdì 10 dopo il via libera di Montecitorio.

“Chiedere la fiducia sul decreto Dignità non è nelle nostre intenzioni”, assicura il sottosegretario Claudio Cominardi, “Vogliamo dare spazio al dibattito parlamentare. Abbiamo delle sedute di commissione nelle quali si sta discutendo i singoli emendamenti, che ovviamente sono moltissimi. Per questo stiamo cercando di mediare e di arrivare all’accoglimento di alcune delle proposte che i vari gruppi stanno facendo. I tempi sono stretti e l’iter non è semplicissimo, ma entro domenica vorremmo chiudere questa importante partita”.

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