POLITICA – L’avv. Marco Ripamonti è uno dei nomi più noti del gaming, vanta una “militanza” professionale nel settore dei giochi e delle scommesse ormai ventennale, essendosi occupato di importanti procedimenti in sede penale, civile ed amministrativa, spesso determinando vere e proprie linee giurisprudenziali.

Abbiamo chiesto al noto professionista un parere sul decreto Dignità, relativamente al divieto per la promozione pubblicitaria dei giochi.

«Lo Stato Italiano, piaccia o no, è artefice ormai da molti anni di una politica di grande espansione ed incentivazione dei giochi e delle scommesse.

La stessa Corte Costituzionale, con una sentenza di circa un decennio fa, ha affermato come il gioco d’azzardo non possa ritenersi un disvalore in senso assoluto, poiché anche in esso si esplica la vita e lo svago del cittadino.

Ebbene, direi una vera e propria rivoluzione se solo si pensi che la contravvenzione di gioco d’azzardo fu inserita nel Codice Rocco tra le contravvenzioni e tutela del costume e a tutt’oggi la ritroviamo allo stesso posto.

La linea assunta dallo Stato italiano, dopo il successo delle prime AWP, è stata sempre più tesa ad accrescere l’offerta di gioco con formule sempre più sfidanti e performanti al duplice obiettivo di far cassa e risultare maggiormente competitivo rispetto all’offerta di gioco illegale e clandestino, sempre più o meno presente.

C’è stato un periodo piuttosto lungo in cui la politica non si è interessata delle problematiche conseguenti alla diffusione di giochi e scommesse e soltanto quando l’opinione pubblica ha dovuto prendere atto del sorgere di problematiche patologiche legate a giochi e scommesse, ecco che allora si è cercato di correre ai ripari ed anche i politici hanno cavalcato l’onda.

Ne è dimostrazione lo stesso Decreto Balduzzi, che a mio avviso già contiene importanti misure. Il settore del gioco è innegabilmente inviso alla collettività, ma necessario per lo Stato.

Chi si occupa di gioco è quasi sempre visto con diffidenza, sia a livello sociale, sia nelle aule giudiziarie dove la stessa Magistratura non sempre si è mostrata aggiornata su tutte le problematiche di diritto legate al settore, che del resto ha vissuto fasi spesso convulse e di incessante stratificazione normativa.

A mio avviso il decreto Dignità non sarà la panacea di tutti i mali legati alle ludopatie, perché reputo potrà ridurre la propensione al gioco in misura molto limitata, atteso che ormai il cittadino è abituato a giocare e scommettere con grande disinvoltura ed anche con i propri mezzi telematici.

Indubbiamente tireranno un sospiro di sollievo tutti coloro che hanno sopportato con insofferenza spot decisamente fastidiosi, generalmente legati ai maggiori operatori, spesso insolenti, sfacciati e persino ridicoli nel loro messaggio, si pensi alla saga del “ti piace vincere facile”, o ai nullafacenti sui velieri, che aspettano con insofferenza il prossimo fortunato.

Non penso che i big soffriranno particolarmente l’assenza di pubblicità, mentre ritengo che ci saranno comparti ben legittimati a protestare: si pensi ai concessionari del gioco a distanza che possono proporsi soltanto con messaggi pubblicitari.

Ciò che desta, invece, perplessità è il profilo appplicativo del provvedimento.

Si parla di pubblicità, ma ricordo che sussista in materia economica una distinzione netta tra pubblicità informativa, volta ad informare dell’esistenza di un prodotto descrivendone le caratteristiche, e la pubblicità persuasiva, che si propone l’obiettivo di influenzare le preferenze del pubblico dei consumatori.

Credo che l’obiettivo, in pratica la ratio legis, del provvedimento sia proprio ed unicamente quello di inibire quest’ultima forma, perché diversamente potrebbero verificarsi situazioni di eccesso addirittura tali da violare diritti costituzionalmente garantiti legati alla libertà di impresa.

Ritengo, in definitiva, auspicabile che il provvedimento venga accompagnato da importanti chiarimenti e precisazioni sul piano applicativo, mentre in ordine alla sua genesi reputo possano sussistere persino profili di contrasto con la Direttiva Comunitaria 98/34 CE e relative modifiche, attesa la necessità della previa notifica in Commissione Europea».

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