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Adesso che il testo definitivo del Decreto Dignità è stato rivelato e approvato, è chiaro che il divieto assoluto di pubblicità su giochi e scommesse sia stato solo uno slogan populista che non servirà a risolvere il problema della ludopatia.

Per questo motivo Niklas Lindahl, Managing Director di LeoVegas Gaming Italy, vuole porre 5 domande al Ministro Luigi Di Maio confidando nella trasparenza che contraddistingue il lavoro del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Inoltre, conferma di aver dato mandato ai legali della società di ricorrere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, dando seguito a quanto aveva preannunciato nella sua Lettera aperta pubblicata sui principali quotidiani italiani.

1. Ministro Di Maio, lei ha affermato che lo Stato italiano non guadagna nulla dalle entrate erariali provenienti dai giochi e scommesse (le ricordo che le entrate erariali sono state pari a 10,3 miliardi nel 2017), perché reinveste gli stessi soldi per curare la ludopatia. Può fornirci questi dati ufficiali? Può dirci quanto spende effettivamente lo Stato e quante sono le persone in cura per ludopatia?

2. Se la ludopatia o “azzardopatia”, come l’ha definita, è veramente un fenomeno così grave, perché non ha vietato il gioco d’azzardo invece di vietarne solo la pubblicità, e in forma molto parziale? E perché non dare precedenza ad altre dipendenze molto più impellenti, come sembrerebbero suggerire i dati ISTAT circa gli 8.265.000 di italiani con dipendenze da alcool?

3. Perchè dal Decreto Dignità è stato escluso il comparto delle Lotterie differite? Eppure, nella spesa dei giocatori italiani, le Lotterie rappresentano la seconda voce del comparto giochi e scommesse e nel 2017 hanno fatturato ben 2,43 miliardi cui vanno sommati i 2,42 miliardi del Gioco del Lotto. Perché questo settore, così impattante sui conti degli italiani e con un’unica concessionaria in esclusiva, è stato salvato dal Decreto?

4. Nel Decreto è scritto che “Ai contratti di pubblicità in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del presente decreto resta applicabile la normativa vigente anteriormente alla medesima data”. Lei sa dirci quanti contratti di pubblicità pluriennali verranno siglati prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di domani? Può veramente affermare che, grazie a questo Decreto, non ci sarà più pubblicità su giochi e scommesse nei prossimi anni, con contratti regolari?

5. Può spiegarci concretamente come farà ad evitare le pubblicità di società straniere senza vincoli e senza licenze regolari? E come verranno sanzionate, qualora si riuscissero ad identificare, visto che hanno spesso sedi all’estero, se non addirittura sedi fittizie?

Un’ultima domanda sarebbe sul perché non si è voluto confrontare con noi operatori del settore, secondo un approccio democratico, per trovare una soluzione reale al problema della ludopatia e della pubblicità invasiva con messaggi ingannevoli. Temo non risponderà, ma voglio porgliela ugualmente: perché non ha accettato il nostro invito?

Nota al punto 1: secondo le dichiarazioni del Ministro Di Maio, “sono un milione le famiglie in cui la serenità e la tranquillità economica non esistono più a causa della dipendenza dal gioco”. La realtà è che non esistono numeri ufficiali concordi sulle dimensioni del fenomeno. Secondo l’ultimo rapporto del Cnr infatti, nel 2017 i giocatori problematici sono circa 400mila, vale a dire l’1% della popolazione adulta italiana. Secondo il Ministero della Salute, in Italia la percentuale di giocatori d’azzardo problematici è compresa tra l’1,5% e il 3,8% della popolazione, cui si aggiunge un altro 2,2 per cento di giocatori d’azzardo patologici. Almeno 900 mila persone, dunque, affette da questa patologia. Eppure i numeri ufficiali delle Asl ci dicono che le persone effettivamente in cura presso le loro strutture sono appena 7 mila.

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