slot
Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – Un’analisi delle ripercussioni economiche, psicologiche e relazionali dei comportamenti di gioco sull’individuo e il suo ambiente sociale.

E’ questo l’intento della ricerca, svolta da Ce.R.Co. – Centro Studi Ricerche Consumi e Dipendenze – e FeDerSerD – Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze -, in cui si fa riferimento al gioco d’azzardo problematico. “Le criticità connesse al gioco d’azzardo problematico dovrebbero essere poste al centro dell’agenda politica: infatti, i suoi effetti dannosi, lungi dall’interessare soltanto i singoli, comportano ricadute negative a livello sociale. L’individuazione di un problema di gioco in una popolazione non clinica – spiegano i promotori dell’indagine – si basa fondamentalmente sull’utilizzo di una scala o di un questionario di autovalutazione (self-report) e non su di una diagnosi effettuata da un professionista (psichiatra, psicologo clinico, psicoterapeuta). Sotto questo profilo, la concettualizzazione di gioco d’azzardo problematico proposta da Neal et al. (2005), integrando gli elementi essenziali del fenomeno comuni a quasi tutte le definizioni, identifica il gioco problematico con la difficoltà nel limitare denaro e tempo spesi nell’azzardo; difficoltà che conducono a conseguenze negative per il giocatore, per gli altri significativi e per la comunità nel suo complesso.

Tra gli studiosi del fenomeno esiste un accordo pressoché unanime sul fatto che le diverse forme di addiction (nello specifico quella legata al gioco d’azzardo) comportano danni non solo per i soggetti interessati ma anche per la collettività, che si esprimono in costi sociali. Il concetto di costo sociale, ampiamente utilizzato nella letteratura economica applicata alle dipendenze da sostanze e comportamentali, si riferisce a una perdita complessiva di benessere sociale attribuibile a determinate scelte, azioni e comportamenti”.

Scopo del presente lavoro è la stima dei costi sociali del gioco d’azzardo problematico in Italia. Come anno di riferimento, in base ai dati disponibili, si è scelto il 2014. In quell’anno solare la raccolta relativa al gioco pubblico è stata di 84,5 miliardi di euro, di cui 7,9 miliardi di euro sono andati all’Erario. Il tutto a fronte di vincite per 67,6 miliardi e di una spesa complessiva dei giocatori di 16,9 miliardi (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, 2015).

La studio si articola in sette sezioni. Nella prima, viene proposto un inquadramento generale del fenomeno; nella seconda, si delinea il disegno della ricerca alla luce della letteratura internazionale e dei dati effettivamente disponibili; dalla terza alla sesta sezione, vengono stimati i costi ritenuti rilevanti e calcolabili (costi sanitari, di disoccupazione e mancata produttività, associati a suicidi e a rotture familiari e dovuti a problemi legali); nella settima, si propongono delle conclusioni e si prefigurano alcuni scenari alternativi rispetto alla stima dei costi sociali ottenuta, che ammonta a 2,7 miliardi di euro.

Nel dettaglio analitico i costi sociali complessivi del gioco d’azzardo problematico in Italia possono essere riassunti come segue:

I risultati della ricerca, con i limiti derivanti dalla incompletezza delle fonti informative e i margini piuttosto ampi di relatività degli studi di prevalenza, sembrano indicare che in passato vi sia stata una sopravvalutazione dei costi sociali prodotti dal gioco d’azzardo. Sulla base unicamente del bilancio economico, si potrebbe ipotizzare che vi sia un vantaggio da parte dello Stato nel perseguire politiche espansive di questo mercato: infatti, i margini di guadagno per l’Erario sono molto superiori alle spese generate a carico del sistema sanitario e del welfare per compensare le esternalità negative del commercio e uso di questi prodotti.

“Tuttavia, due avvertenze si impongono. In primo luogo – è stato spiegato dai promotori della ricerca – vi sono alcuni limiti nella presente ricerca. Molti dei dati utilizzati si riferiscono solo ai giocatori (escludendo peraltro i minorenni), altri sono relativi alla popolazione generale e ciò crea distorsioni nell’esercizio di stima, imponendo di considerare un numero limitato di voci di costo. I costi sono dunque stati nel complesso sottostimati, limitandosi inoltre a quelli di natura pubblica e non prendendo in esame, ad esempio, i costi esterni privati, quelle esternalità che colpiscono anche i privati, come i famigliari coinvolti per ciascun giocatore problematico. In altre parole, sono stati considerati solo gli effetti sulla finanza pubblica e in maniera non esaustiva. Si pensi al mancato utilizzo alternativo di risorse che avrebbero potuto essere impiegate in attività produttive e investite in consumi, agli effetti prodotti sulle finanze pubbliche da usura e fenomeni di illegalità e a quei costi sanitari indiretti che impattano su altre dimensioni della salute e della spesa sanitaria, che vanno aldilà di quanto il trattamento dei giocatori problematici gravi sulle finanze pubbliche.

In secondo luogo, è evidente, e condiviso anche da buona parte degli esperti, che il benessere di una popolazione e di una nazione non si misura soltanto con indicatori di carattere economico, come mostrano le ricerche sempre più consistenti orientate a sostituire il Pil come indicatore di benessere e crescita di uno stato. A maggior ragione, una riflessione correlata a questa ricerca è che la diffusione del gioco d’azzardo produce anche effetti di tipo culturale, etico, sociale molto difficili da misurare e quantificare attualmente, ma soprattutto destinati propagarsi nel medio e lungo periodo e a incidere sui modelli culturali e biologici di sviluppo individuali e collettivi. Quanto premesso rimanda alla necessità di ulteriori ricerche che si avvalgano della disponibilità di dati organici, sistematici e finalizzati. Solo con investimenti consistenti nella raccolta di dati ad hoc, al momento mancanti nel contesto italiano (e non solo), sarà possibile stimare tutte le voci di costo presenti in letteratura e avere un quadro complessivo particolarmente preciso”.

Commenta su Facebook