L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli direzione territoriale Toscana e Umbria ha proposto impugnazione avverso la sentenza del Tribunale di Firenze con la quale è stata accolta la tesi proposta da un gestore, difeso dall’avvocato Cino Benelli, e disapplicata la normativa specifica di diritto interno ritenuta in contrasto con la direttiva 123/2006/CE.

Corte d’Appello Firenze conferma che non è necessario il nulla osta ADM per videogiochi automatici. Nella sentenza si legge:

«… è corretto quanto afferma il Tribunale secondo cui gravava sull’amministrazione appellante l’onere della prova ai sensi dell’art. 2697 c.c. di esigenze imperative di interesse generale – sia che si tratti di ordine pubblico che di tutela dei consumatori – tali da giustificare il regime (normativo e autorizzatorio) nazionale in materia di apparecchi senza distribuzione di vincite in denaro, prova che nel caso di specie non è stata resa proprio in considerazione della previsione normativa di riferimento per come strutturata.

E tanto è stato a monte sancito dalla Corte Europea secondo cui “ è pacifico che spetta ai giudici nazionali effettuare una valutazione globale delle circostanze alla base dell’adozione e dell’attuazione di una normativa restrittiva sulla scorta degli elementi di prova forniti dalle autorità competenti dello Stato membro, volti a dimostrare la sussistenza di obiettivi idonei a legittimare un ostacolo a una libertà fondamentale garantita dal Trattato FUE e la proporzionalità di tale ostacolo (v., in tal senso, sentenza del 14 giugno 2017, Online Games e a., C-685/15, EU:C:2017:452, punto 65) … Se è vero che tali giudici possono essere tenuti, in applicazione delle norme processuali nazionali, ad adottare le misure necessarie al fine di agevolare la produzione di detti elementi di prova, essi non possono invece essere tenuti a sostituirsi alle suddette autorità al fine di fornire le giustificazioni che tali autorità hanno l’obbligo di fornire. Qualora tali giustificazioni non siano fornite in ragione dell’assenza o della passività delle autorità summenzionate, i giudici nazionali devono poter trarre tutte le conseguenze derivanti da tale mancanza”.

Nelle sue difese finali, la Avvocatura dello Stato (ndr, intervenuta nel procedimento giudiziario) ha contestato la decisione già assunta dalla Corte e sopra riportata, che integralmente si condivide e alla quale si rinvia, che ricostruisce come inutile duplicazione il nulla osta alla produzione rispetto al nulla osta alla messa in circolazione ed ha insistito sulla sussistenza di ragioni di ordine pubblico rinvenibili nella necessità di prevenire degenerazione criminale.

Si rinviene di recente Cass. civ. Sez. Unite Sent., 29/05/2019, n. 14697 a tenore della quale “I principi elaborati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea in materia di libertà di stabilimento non escludono una disciplina nazionale restrittiva del gioco lecito, fondata sui principi di proporzionalità e su ragioni imperative d’interesse generale o di ordine pubblico. Sono pertanto compatibili con il diritto dell’Unione le restrizioni del legislatore italiano all’attività d’impresa esercente il gioco lecito mediante apparecchi e congegni elettronici, necessariamente connessi alla rete telematica pubblica, di cui è previsto l’affidamento in concessione ai sensi dell’articolo 14 bis, comma 4, del d.P.R. n. 640 del 1972, in quanto tali restrizioni sono giustificate dalla necessità, per un verso, di tutelare l’ordine pubblico, scongiurando, con un sistema di accesso e controllo pubblico capillare, il fiorire del gioco d’azzardo illecito e, per l’altro, di salvaguardare l’interesse generale al contrasto della ludopatia, consentendo all’autorità statuale, per il tramite del rapporto concessorio, di conservare la titolarità e il controllo del denaro riscosso, secondo le regole generali relative al maneggio di denaro pubblico, nel pieno rispetto anche del principio della proporzionalità, trattandosi di controllo periodico, che non intralcia la gestione dell’attività di gioco lecito ed, anzi, è facilitato dalla rete telematica.”.

In replica alle difese della Avvocatura, anche a volere ritenere superata la argomentazione sopra riportata, neppure può dirsi l’appello accoglibile sulla base del principio sopra espresso. Escludendosi una generale inclusione nella necessità del nulla osta di tutti i giochi leciti, ivi compresi i giochi di cui al comma 7 lett c) come invece sembra emergere dalla irrogazione della sanzione da parte della autorità amministrativa, con applicazione della direttiva comunitaria e disapplicazione della normativa interna, deve valutarsi se siano da valutarsi nel caso di specie restrizioni giustificate dal controllo del gioco di azzardo illecito, di contrasto alla ludopatia e di controllo del maneggio di denaro pubblico.

Le sentenze richiamate dalla Avvocatura, trattano di lotto e di scommesse casi nei quali è rinvenibile nello stesso richiamo al tipo di gioco il concetto di gioco d’azzardo e di tutela della salute e dell’ordine pubblico, ma in atti non vi è neppure un accenno alle modalità con cui i macchinari oggetto della ingiunzione potrebbero essere lesivi di tali beni. Le uniche note sui beni, li descrivono come gioco lecito che prevede abilità manuale che non distribuisce denaro e che ha un costo per singola partita. È quindi escluso in radice che possa trattarsi di gioco dove vi sono vincite, caratterizzazione tipica del gioco di azzardo che provoca massimamente la ludopatia essendo il giocatore attratto proprio dalla possibilità di guadagni, trattandosi più verosimilmente di video giochi data la descrizione derivante dal nome. Nei giochi quali quelli descritti pare invece dover prevalere non la scommessa ma la abilità e comunque diversamente ritenere deve essere supportato da prova non fornita dalla Amministrazione sulla quale incombe l’onere relativo essendo attore sostanziale nella pretesa sanzionatoria.

L’appello deve quindi essere  respinto».