La Corte d’Appello di Bari, con sentenza depositata il 10 dicembre 2020, ha riformato la sentenza di condanna inflitta dal Tribunale di Bari a carico di titolare di agenzia collegata a bookmaker austriaco privo di concessione per fatti risalenti al 2013, mandandolo assolto con la formula il fatto non sussiste.

Il tribunale aveva ritenuto che l’operatore non fosse discriminato dal precedente Bando Bersani, avendo iniziato ad operare in epoca successiva ad esso, essendo così irrilevante la eventuale discriminazione patita a fronte del bando Monti.

La Corte d’Appello di Bari, con sentenza estesa dal Presidente relatore,  è stata di diverso avviso, accogliendo le tesi difensive svolte dall’avv. Marco Ripamonti, che ha dimostrato e sostenuto che l’operatore austriaco  fosse già operante all’epoca del Bando Bersani, relativamente al quale si era già veduto affermare sia in sede di Corte di Giustizia che di Corte di Cassazione, la discriminazione subita.

La Corte d’Appello ha così affermato il profilo discriminatorio della clausola 25 del bando Monti relativa alla cessione dei beni a titolo non oneroso, in ordine alla quale l’imputato aveva già dimostrato, in primo grado, la quantificazione del danno conseguente alla sua eventuale applicazione.

A fronte di ciò, la ritenuta illegittimità del diniego alla richiesta di licenza di pubblica sicurezza, quale conseguenza della discriminazione subita dall’operatore preponente. Ne è seguita assoluzione con ampia formula, previa la disapplicazione della norma incriminatrice.

L’approfondimento della Sentenza a cura del dott.Riccardo Ripamonti sul prossimo Magazine di Jamma e sulla pagina facebook dello Studio Legale Ripamonti.