La sottosegretaria al Mef, Laura Castelli, durante l’esame del decreto dignità in Commissione Bilancio, è intervenuta per “fornire gli ulteriori elementi informativi richiesti dall’onorevole Marattin in merito alla metodologia di calcolo utilizzata per stimare il minor gettito erariale atteso dall’introduzione del divieto di pubblicità sui giochi e le scommesse, di cui all’articolo 9 del provvedimento, ricordando che l’onorevole richiedente ritiene discutibile il nesso stringente tra mancato investimento pubblicitario e minor gettito erariale”.

Al riguardo osserva che “per il comparto lotto e lotterie la relazione tecnica afferma che: « può ritenersi, con stima presuntiva, che la riduzione del « giocato » possa stabilizzarsi intorno al 5 per cento » e precisa che in tale comparto le spese pubblicitarie assumono particolare rilevanza e sono diffuse praticamente in tutti i media – televisione, radio, giornali, cartellonistica, sponsorizzazioni di eventi sportivi, culturali, sociali – spesso anche con
testimonial molto noti, come attori e atleti”. Evidenzia quindi come “la stima degli impatti sulla finanza pubblica del divieto totale e assoluto di pubblicità sul gioco legale previsto dalla norma non sia semplice, in quanto gli investimenti pubblicitari vengono effettuati dai concessionari,
mentre l’Agenzia delle dogane e dei monopoli non promuove il gioco legale in alcuna forma; inoltre va tenuto presente che in nessun Paese comunitario vige analogo divieto ed è la prima volta che il divieto, in forma così completa e assoluta, viene introdotto nel nostro Paese”.

Segnala quindi che “precedenti limitazioni alla pubblicità, introdotte dall’articolo 7, commi da 4 a 7,deldecreto-legge n. 158 del 2012, cosiddetta « legge Balduzzi », e dall’articolo 1, commi 923 e da 937 a 940, della legge di stabilità per il 2016, non hanno prodotto effetti significativi di riduzione delle entrate”. Sottolinea peraltro che “detti provvedimenti legislativi non erano paragonabili con quello in esame, in quanto ponevano limitazioni alla pubblicità sulle reti generaliste, dove comunque la pubblicità poteva essere effettuata prima delle ore 7 e dopo le ore 22, e che nessuna limitazione era prevista per le reti a pagamento, dove tra l’altro vengono trasmesse in esclusiva le partite di calcio. Non era inoltre prevista alcuna limitazione per i quotidiani e la carta stampata, per la pubblicità visiva, cosiddetta cartellonistica, e per la sponsorizzazione di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi nonché per tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale”.

Pertanto rileva che, “poiché l’articolo 9 del provvedimento, a differenza dei precedenti citati, pone un divieto totale di ogni forma di pubblicità e di sponsorizzazione, non è stato possibile stimare il minor gettito erariale sulla base di precedenti esperienze e nella relazione tecnica si è quindi proceduto, come chiaramente affermato nella stessa, a una « stima presuntiva » dei probabili effetti negativi in termine di vendita dei prodotti. Il riferimento ai mancati investimenti da parte dei concessionari rappresenta soltanto una « controprova » della stima presuntivamente determinata”.

Ribadisce che “è stato assunto che, nella peggiore delle ipotesi, gli investimenti pubblicitari, per coloro che li effettuano, diano un ritorno in termini di ricavi almeno pari all’investimento fatto. Poiché è stato verificato che ogni euro di ricavo – aggio – corrisponde, mediamente, ad un introito erariale tre volte superiore, il risultato che si ottiene è quello scaturente dalla pre-
detta stima presuntiva. Infine, in relazione alle perplessità manifestate dall’onorevole Mandelli sull’utilizzo, con finalità di copertura, del Prelievo erariale unico, ciò è avvenuto nel rispetto dell’articolo 17, comma 1, lettera c), della legge n. 196 del 2009, in linea con le stime contenute nella relazione tecnica sul maggior gettito rinveniente dalle modifiche normative previste dal decreto-legge”.

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