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Il Consiglio di Stato ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società contro Regione Emilia Romagna e Comune di Castelnovo ne’ Monti, Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano in cui si chiedeva la riforma dell’ordinanza del Tar Emilia Romagna riguardante la deliberazione del Consiglio del Comune di Castelnovo ne’ Monti n. 87 del 19 dicembre 2017, pubblicata nell’Albo Pretorio per quindici giorni dal 16 gennaio 2018, avente ad oggetto “Approvazione del Regolamento per la prevenzione ed il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito”; il regolamento per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito approvato con la medesima deliberazione quale Allegato “A”; l’elenco delle sale giochi, delle sale scommesse nonché degli esercizi situati a meno di 500 metri dai c.d. “luoghi sensibili” approvato con la medesima deliberazione quale Allegato “B”; il provvedimento (prot. n. 153) del 15 gennaio 2018, a firma del Responsabile dello Sportello unico attività produttive per l’Appennino Reggiano, avente ad oggetto “Sala giochi/sala scommesse”, con il quale si dispone che, entro il 20 giugno 2018, la società debba procedere alla chiusura della sala posta in Castelnovo ne’ Monti, in quanto “ubicata a meno di 500 metri di distanza dai luoghi sensibili in essa individuati”; la deliberazione n. 831 del 12 giugno 2017 della Giunta regionale dell’Emilia Romagna, intitolata “Modalità applicative del divieto alle sale gioco e alle sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito (L.R. 5/2013 come modificata dall’art. 48 L.R. 18/16)”, pubblicata sul BURERT n. 165 del 16 giugno 2017 – Parte Seconda.

“Rilevato che l’evocata possibilità di disporre istruttoria su alcune questioni dibattute nella controversia – impregiudicata ogni questione sull’ammissibilità dello strumento in sede cautelare – sembra non considerare che l’interesse pubblico sottostante alle norme di rilievo della vicenda è interesse non infracomunale bensì schiettamente sociale, di talchè l’ipotizzata inesistenza di spazi praticabili o appetibili per una diversa localizzazione della sala giochi di cui è stata ingiunta la chiusura perché ubicata a meno di 500 metri di distanza da luoghi sensibili non può condurre al paradosso della negazione del precetto di legge; considerato, quanto alle doglianze fondate sulla preesistenza della sala giochi rispetto alle prescrizioni normative applicate, che l’appellante non risulta aver manifestato l’intendimento di avvalersi del previsto regime transitorio; vista la sentenza della Corte Costituzionale 11 maggio 2017, n. 108; rilevato, per tutto quanto sopra, che l’appello cautelare appare destituito di fondamento per difetto di fumus boni iuris; ritenuto di disporre la compensazione delle spese di lite della presente fase cautelare, in considerazione della complessità delle questioni trattate; il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), respinge l’appello”.

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