“Dietro alla chiusura prolungata delle imprese del nostro settore c’è una precisa volontà politica, nascosta dall’emergenza sanitaria: il mio locale ad esempio ha una superficie di 300 metri quadrati e rispetta tutte le prescrizioni. Dove è il pericolo di contagio, paragonato a quello di un supermercato? Ma chi ci governa non capisce che così favorisce solo la ripresa dell’attività sommersa”. Così Iari Fondi, titolare di una sala da gioco ad Altopascio — in provincia di Lucca — e con una lunga esperienza nel settore.

“Assieme ai miei soci — spiega in un’intervista al Corriere Fiorentino — ero arrivato ad avere 6 sale, poi qualche anno fa ci siamo divisi le attività e oggi me ne è rimasta soltanto una, al cui interno abbiamo postazioni per le scommesse, slot e videolottery. Ma già mandare avanti questa sta diventando proibitivo, con 5 mesi e mezzo di chiusura nel 2020 e un altro mese e mezzo di stop davanti a noi. Dopo il quale, c’è l’ignoto”. L’imprenditore era arrivato ad avere 9 dipendenti, la crisi li ha ridotti a 2: “Nelle ultime settimane — aggiunge — sono scaduti 2 contratti a termine. E purtroppo non abbiamo potuto rinnovarli”.

“A seguito della prima ondata ci siamo attrezzati così come richiesto: macchine ridotte da 35 a 20 per rispettare il distanziamento sociale, sanificazioni e plexiglass. Con personale alternato fra lavoro e cassintegrazione. Se il 5 marzo non ripartiremo, non so cosa accadrà. I ristori non bastano, le spese ci sono e non possiamo rimanere fermi altro tempo. Peraltro la chiusura delle sale con licenza sta alimentando la ripresa del gioco sommerso, che oggi si è spostato in larga parte su siti online non controllati, a rischio del giocatore stesso. In tanti puntano il dito contro di noi, sostenendo che roviniamo le persone. In realtà le regole le detta lo Stato. Le slot, all’inizio, restituivano il 75 per cento del giocato. Oggi sono scese al 64 per cento. Lo Stato tratteneva il 12,50 per cento, oggi il 24%. Noi siamo imprenditori con una coscienza e se vediamo una persona con disponibilità economiche limitate interveniamo e cerchiamo di dissuaderlo”.