Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio non ha condiviso le argomentazioni rappresentate dagli operatori del gioco in presenza che chiedevano l’annullamento dei provvedimenti contenenti l’inibizione all’esercizio per le attività di raccolta delle giocate.

La sentenza condivide l’operato del Governo che, basandosi sulle indicazioni del comitato scientifico oltre che sulle preoccupazioni per la diffusione del COVID e delle sue varianti, ha scelto prorogare le restrizioni per quelle attività economiche considerate non essenziali.

La raccolta pubblica dei giochi, in realtà, è una attività essenziale: per questo è gestita dallo Stato attraverso i concessionari ed i loro stakeholders.

La convenzione di concessione cita espressamente le motivazioni necessarie a definire lo status di “attività essenziale”: tutela del cittadino, tutela dell’ordine pubblico, tutela dei minori e delle persone predisposte alla dipendenza da gioco…

Il tema è molto complesso. Il comitato scientifico fornisce indicazioni sull’evoluzione dell’epidemia ma non ha il compito e le competenze per stabilire quali attività sono essenziali e quali non lo sono.

Non esiste, peraltro, un elenco delle attività essenziali e neanche una distinzione per gradi di essenzialità per le diverse attività.

Un tale elenco dovrebbe essere redatto, non sulla base di timori o urgenti modalità di prevenzione del contagio, bensì a seguito di un iter di confronto interministeriale che, rappresentando tutti gli interessi pubblici, porti a definire livelli e gradi di essenzialità. Un sistema simile ai colori adottati per le diverse zone del territorio sulla base di parametri condivisi e certi.

Chi decide oggi cosa è essenziale?

Fino ad ora si è proceduto sulla base di una scelta politica, non istituzionale. Già si parla di riapertura per teatri e non per sale da gioco argomentando con temi che non riguardano i criteri relativi all’eventuale assembramento che queste attività possono generare.

Occorre, pertanto, una norma specifica da adottare ogni qual volta si presenti una emergenza simile al COVID.

E questo non vale solo per il gioco, serve a tutte le attività. In questo modo, nel rischio di impresa verrà incluso anche il rischio pandemia e l’imprenditore saprà in anticipo se i suoi investimenti, il suo lavoro può essere considerato essenziale o meno.

Un rischio che può includere una diminuzione del fatturato perché la gente non esce di casa, non spende perché non lavora o perché gli orari di esercizio sono ridotti. Ma non la chiusura coatta per una attività essenziale.

Fare chiarezza sul punto, inevitabilmente genera conseguenze. Se l’attività di raccolta del gioco sarà definita non essenziale, ad esempio, ci saranno problemi a fare un bando di gara per assegnare le prossime concessioni del gioco fisico.

Chi vorrà più avere una concessione per distribuire il gioco? Anzi, presto arriveranno richieste di danni da parte degli attuali concessionari poiché lo Stato non ha mantenuto il diritto alla raccolta promesso in fase di rilascio delle concessioni.

Purtoppo in questo momento dobbiamo constatare che, a domanda costante, è il gioco illecito e clandestino a crescere sul territorio, in barba alla stringente regolamentazione imposta al gioco lecito e a tutti i principi per la tutela dei giocatori e dell’ordine pubblico.