Nel Lazio il settore slot e Vlt dà lavoro a 1256 persone, impiegate nelle sedi delle società e nelle sale giochi. Lo rileva il “Percorso di Studio sul settore dei giochi in Italia” presentato ieri a Roma e realizzato dalla Cgia di Mestre in collaborazione con l’associazione Astro. I dati, aggiornati al 30 settembre 2018, si riferiscono al solo “comparto diretto” e non tengono conto né dell’indotto, né degli esercizi in cui gli apparecchi di gioco non rappresentano l’attività principale, che portano il totale stimabile a circa 8000. In termini assoluti, il Lazio è la seconda regione italiana per occupati nel settore (dopo la Lombardia), ed è al secondo posto (stavolta dopo il Veneto), anche considerando il rapporto tra numero di addetti e popolazione. Nel dettaglio, figurano 21,3 occupati su 100 mila abitanti. A livello provinciale, Roma figura al diciassettesimo posto in Italia come tasso di occupazione nel settore, con 22,9 addetti su 100 mila abitanti. Il primato nel Lazio è di Frosinone, a 27,5; Viterbo è all’altro capo della graduatoria, con 9,7.

STUDIO CGIA-ASTRO SUL SETTORE SLOT-VLT: L’AUMENTO DELLE TASSE E LE LEGGI RESTRITTIVE METTONO A RISCHIO 17 MILA POSTI DI LAVORO

Un’indagine a largo raggio sul settore slot-Vlt in Italia, nella quale si fa chiarezza sulle dimensioni della filiera, sul peso della pressione fiscale e sugli effetti della stretta normativa operata sul comparto negli ultimi anni: queste, in sintesi, le finalità del “Percorso di studio sul settore dei giochi in Italia”, realizzato dalla Cgia di Mestre in collaborazione con l’associazione Astro. La ricerca, presentata oggi a Roma al Palazzo dell’Informazione della Adnkronos, individua, sulla base di informazioni fornite dagli archivi camerali e dalla banca dati del Ries, quasi 57 mila occupati, fra diretti, integrati e indotto. Si tratta di un settore che garantisce allo Stato ogni anno un gettito di oltre sei miliardi, che corrisponde alle risorse che verranno impiegate per reddito e pensione di cittadinanza nel 2019. Se mancasse il gettito di slot e Vlt, per rimpiazzarlo ogni famiglia dovrebbe versare 234 euro annui in più di tasse. Fotografando i 6,1 miliardi garantiti dagli apparecchi allo Stato nel 2017, la ricerca mette in evidenza come questa cifra sia superiore a quanto l’erario incassa dall’Imposta di Registro (5,3 miliardi) e dall’Addizionale Comunale Irpef (4,4 miliardi). Inoltre, corrisponde al 64% delle risorse impiegate per assicurare a 11,4 milioni di lavoratori dipendenti gli 80 euro mensili del “Bonus Renzi”. Negli ultimi anni la politica ha agito sul settore aumentando le tasse ed emanando leggi locali particolarmente restrittive. Sul primo versante, l’imposizione fiscale per le slot è quantificabile attualmente in un 67,5% sul margine a disposizione degli operatori. Un impatto che la ricerca definisce “drammatico”. Le restrizioni normative (distanze minime, limitazioni agli orari) hanno invece conseguenze sensibili sull’occupazione, tanto che alcune regioni (Marche, Abruzzo, Puglia) di recente hanno innestato la retromarcia, ammorbidendo le rispettive leggi anti-ludopatia. Secondo lo studio Cgia, l’inasprimento fiscale e le limitazioni imposte dalla legge mettono a rischio 17 mila posti di lavoro, equivalenti al 30% del settore.