Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del Comune di Belluno ritenendo non “irragionevole né sproporzionato imporre limitazioni ad attività economiche riconosciute scientificamente pericolose alla salute, o comunque tali da incidere negativamente sulla dignità umana, già assai colpita dai soggetti ludopatici proprio perché non si tratta di introduzione di divieti generalizzati, ma di regolamentazione in corrispondenza di luoghi particolari”.

La misura prevista dal regolamento del Comune di Belluno che impone distanze minime tra le attività di gioco e gli sportelli bancomat non è sproporzionata e irragionevole.

Con pronuncia del 10 luglio scorso il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso annullanedo la sentenza del Tar che aveva dato ragione ad una società concessionaria di gioco.

“La distanza prescritta tra la sala giochi e uno sportello bancomat è solo un ulteriore mezzo per evitare che l’occasione del prelievo sia facilmente colta dal soggetto ludopatico per continuare o aggravare la sua condizione sociale, personale e patologica: tutto questo, proprio in ossequio ai principi limitativi della iniziativa economica privata che l’art. 41 Cost. stabilisce, primo tra essi la “dignità umana””, scrivono i giudici di Palazzo Spada.