L’ormai classico banchetto delle 3 carte (o 3 campanelle) non costituisce illecita raccolta, perché non autorizzata, di pubbliche scommesse e non può in alcun modo integrare il reato previsto dal comma 1 dell’articolo 4 della legge 401/1989. In quanto il gioco, di reminescenza napoletana, delle tre carte o delle tre campanelle non è di quelli oggetto di concessione governativa. Come spiega la Cassazione che ha sancito l’indifferenza giuridica per questa tradizionale forma di scommessa da strada, la prescrizione della legge del 1989 riguarda solo quei giochi istituiti o disciplinati dall’Agenzia dei monopoli e delle dogane. Tra l’altro la fattispecie contravvenzionale colpisce l'”organizzazzione” di scommesse e, per i giudici la presenza di un banchetto e dei due compari non integra tale organizzazione.

In simili casi non si realizza mai il reato per cui erano stati condannati i ricorrenti. Dice la Cassazione, inoltre, che la giurisprudenza non ha ravvisato nenache l’ipotesi dell’articolo 718 del Codice penale, che punisce l’esercizio del gioco di azzardo, inteso come quello dove l’abilità del giocatore non può mai superare se non eccezionalmente la sorte.

Conclude la Cassazione dicendo che in situazioni simili può al limite prospettarsi il reato di truffa, ma solo se il gioco viene truccato, impedendo che la fortuna o l’abilità dello scommettitore possa fare il proprio corso in contrasto all’insita aleatorietà della vincita. Quindi anche nel caso della consueta presenza di compari, che svolgono la funzione di finti giocatori occasionali e fortunati, la loro funzione di indurre gli avventori a scommettere non costituisce quel raggiro o artificio che punta ad assicurarsi il denaro del malcapitato.