La Corte di Cassazione respinge il ricorso di un esercente al quale il Tribunale di Livorno ha rigettato l’istanza di riesame proposta dall’indagato avverso il decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip dello stesso Tribunale, per il reato di cui all’art. 4, comma 4-bis, della legge n. 401 del 1989, in relazione allo svolgimento di attività finalizzata all’accettazione e raccolta di scommesse senza la licenza.

Per i giudici “il ricorrente non contesta di non avere mai presentato richiesta per la licenza di cui all’art. 88 del r.d. n. 773 del 1931, pur avendo stipulato un contratto di prestazione di servizi con la società estera Softbet24 Sport Book, in ragione del quale si era impegnato a richiedere licenze necessarie per lo svolgimento dell’attività. E deve ribadirsi che la licenza è il normale titolo abilitativo necessario ad escludere la responsabilità penale, mentre solo l’adesione, da parte dell’operatore privo di licenza di pubblica sicurezza e di concessione, alla speciale procedura di regolarizzazione prevista dal comma 643 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è suscettibile di comportare riflessi sananti sul reato di cui all’art. 4, comma 4-bis, L. 13 dicembre 1989, n. 401; nessuna influenza ha, invece, sull’illecito penale la sottoposizione dell’operatore al differente regime previsto dal successivo comma 644 del citato art. 1, in quanto tale disposizione, oltre a stabilire ulteriori obblighi e divieti specificamente sanzionati in via amministrativa, fa espressamente salva la norma penale nei confronti di coloro che non aderiscano al sistema di legalizzazione introdotto dal comma precedente (ex multis, Sez. 3, n. 18498 del 25/01/2017, Rv. 269694 – 01)”. Inammissibile anche il secondo motivo di doglianza, ovvero la carenza di motivazione dell’ordinanza impugnata, per la mancata considerazione del contratto di prestazione di servizi stipulato con il bookmaker straniero e si ribadisce quanto già affermato circa la violazione del diritto comunitario da parte del regime concessorio italiano.

” Anche a prescindere dall’assoluta genericità della formulazione della doglianza, del tutto priva di puntuali riferimenti a circostanze di fatto dalle quali possa emergere il trattamento in concreto ricevuto dal bookmaker straniero, deve rilevarsi che la mancata richiesta della licenza da parte del soggetto che esercitava l’attività di raccolta delle scommesse rende irrilevante qualunque questione relativa ad eventuali discriminazioni che il bookmaker straniero al quale egli è legato da un contratto di servizi possa avere subito in conseguenza della disciplina concessoria nazionale. Tali discriminazioni – la cui puntuale dimostrazione incombe evidentemente sull’indagato – potrebbero rilevare, infatti, solo qualora la mancanza di concessione in capo a tale soggetto straniero fosse la causa del diniego della licenza al centro raccolta scommesse italiano; ma così non è – come visto – nel caso di specie, in cui la licenza non è stata neanche richiesta. 4. – Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile”.