Postazioni internet indirizzate su siti di scommesse, ma anche un tagliando di scommesse e una stampante, sono elementi di per sè indicativi di una attività di scommesse

Per la Corte di Cassazione sono “evidentemente sintomatiche di una diretta partecipazione all’attività da parte del gestore” , come si specifica in una sentenza con la quale è stato respinto il ricorso di un operatore condannato per aver raccolto giocate senza autorizzazione. Secondo la tesi difensiva i pc rinvenuti erano collocati solo “per attirare qualche cliente in più”, mentre la stampante sarebbe servita per le ordinazioni del tavolo realizzate attraverso i tablet”. Per il giudice “si tratta di una ricostruzione in linea con il principio secondo il quale, il reato di cui all’art.4, comma 4 bis, della legge 13 dicembre 1989 n. 401 (svolgimento di attività organizzata per la accettazione e raccolta anche per via telefonica e telematica di scommesse o per favorire tali condotte) risulta integrato da qualsiasi attività, comunque organizzata, attraverso la quale si eserciti, in assenza di concessione, autorizzazione o licenza ai sensi dell’art. 88 R. D. 18 giugno 1931 n. 773 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), una funzione intermediatrice in favore di un gestore di scommesse (Sez. U, 23271 del 26/04/2004, Corsi, Rv. 227726; in motivazione, Sez. 3, n. 35067 del 12/04/2016 Rv. 267736 – 01)”.