La Corte di Cassazione n.28871 depositata il 2.7.2019, conferma l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Catania del 28 gennaio 2019 e dichiara inammissibile il ricorso presentato dai legali dei proprietari di uno dei bookmaker coinvolti.

Per la Cassazione, a prescindere dalla aggravante dell’agevolazione mafiosa e dalla sua possibile esclusione per via del patteggiamento della pena, permane la contestazione del reato associativo e di truffa aggravata, affermando anzi come l’intendimento di patteggiare la pena costituisca rinuncia alla contestazione nel merito dei detti capi d’accusa. Sul punto, la Cassazione afferma come sia emerso da molteplici riscontri che nonostante i centri scommesse fossero contrattualizzati per la raccolta online trasfrontaliera, in realtà la modalità di raccolta avveniva mediante intermediazione in difetto dei necessari titoli, con la raccolta di denaro contante. Da ciò l’ipotesi della truffa aggravata.

Quanto alla rilevanza della sanatoria, cui il bookmaker ha aderito, la Corte di Cassazione, in condivisione con l’ordinanza di riesame, ritiene non manifestamente illogico il principio secondo cui la finalità della procedura di emersione di cui alla legge di stabilità implicava la emersione con sanatoria dell’intera rete attiva al dicembre 2014, non potendo il bookmaker, per converso e per sua scelta, fare emergere un minor numero di centri rispetto alla rete effettiva. Sul punto la Corte di Cassazione aggiunge come il bookmaker in questione abbia, invece, selezionato una minor parte della rete da regolarizzare, conseguendo poi una dichiarazione di svincolo riguardo al vincolo di solidarietà fiscale per la parte di rete non emersa.

Su tale tema inedito, la Cassazione così va a motivare: «Sulla scorta di tali specifici elementi dichiarativi il Tribunale ha ritenuto non provata la tesi difensiva, dovendo ricondursi ad una scelta del ricorrente quella di regolarizzare solo un numero limitato di agenzie operanti sino al 30 settembre 2014 e di non far emergere il reale volume di affari, assoggettabile a tassazione, disattendendo, altresì, l’argomentazione difensiva, fondata sulla nota dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato del 15 aprile 2016, secondo la quale non potrebbe ritenersi la responsabilità solidale del titolare della rete nel caso in cui il titolare del CDT non abbia ritenuto di aderire alla sanatoria».

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