tar tribunale
Print Friendly, PDF & Email

Il Tar Lombardia ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società contro Ministero dell’Interno, U.T.G. – Prefettura di Lecco, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Monopoli di Stato – Ufficio Regionale Lombardia – Milano in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, dell’informazione interdittiva antimafia secondo la quale emergerebbe, nei confronti della società “la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendente a condizionarne le scelte e gli indirizzi…”; del provvedimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con cui si disponeva la “Cancellazione nei confronti della società dall’elenco dei soggetti che svolgono attività funzionale alla raccolta di gioco pubblico mediante apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro”.

Per il Tar “secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, in tema di interdittiva antimafia, l’ampia discrezionalità di apprezzamento riservata al Prefetto, a tutela delle condizioni di sicurezza ed ordine pubblico, può essere soggetta al sindacato del g.a., solo sotto il profilo della sua logicità, in relazione alla rilevanza dei fatti accertati (C.S. Sez. III, 25.6.2014, n. 3208), e pertanto, nei soli limiti di evidenti vizi di eccesso di potere, nei profili della manifesta illogicità e dell’erronea e travisata valutazione dei presupposti (C.S. Sez. III, 1.12.2015, n. 5437).

Ai fini dell’adozione di un’informativa, non occorre provare l’intervenuta infiltrazione mafiosa, bensì solo la sussistenza di elementi sintomatico – presuntivi dai quali, secondo un giudizio prognostico latamente discrezionale, sia deducibile il pericolo di ingerenza da parte della criminalità organizzata, dovendo detti elementi essere considerati in modo unitario e non atomistico, cosicché ciascuno di essi acquisti valenza nella sua connessione con gli altri (T.A.R. Milano, (Lombardia), sez. I, 01/06/2018, n. 1386).

Le censure prospettate dalla ricorrente non incidano sul quadro fattuale tratteggiato dall’interdittiva oggetto del presente giudizio, ed alla base dei conseguenti ulteriori provvedimenti impugnati, ampiamente adeguato a sorreggere la stessa, né sul percorso logico seguito dall’Amministrazione nell’attribuirvi rilievo che ha attribuito particolare rilevanza non solo ai rapporti familiari ma anche alle relazioni personali e commerciali che soci e da amministratori della società intrattengono (Tar Milano 18/4/2017, n. 888); sussistono giustificati motivi per la compensazione delle spese della fase cautelare. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima), Respinge l’istanza cautelare”.

Commenta su Facebook