Il Tar Lazio ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro Adm in cui si chiedeva l’annullamento, previa adozione di misure cautelari, del provvedimento prot n. 0014024 del 29 maggio 2019, notificato in data 31.05.2019 dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio dei Monopoli per la Sardegna – Sezione Operativa Territoriale di Nuoro, con cui veniva disposta e comunicata la cancellazione della ditta (…) dall’elenco degli operatori apparecchi e terminali da intrattenimento di cui alla legge n. 220/2010, art. 1, comma 82, per l’ assenza del requisito di cui all’ art. 4, comma 1, lett. C, del Decreto Direttoriale n. 2011/31857 del 09.09.2011 così come previsto dall’art. 11, comma 2, del medesimo Decreto ed in ottemperanza a quanto disposto dall’art 75 del d.P.R. 28/12/2000, n. 445; della conseguente inibizione per cinque anni del diritto all’iscrizione nel suddetto elenco; di ogni altro atto presupposto, collegato, inerente, conseguente o comunque derivato e, in particolare, del vigente decreto direttoriale AAMS Prot. n 2011/31857/Giochi/ADI del 9.9.2011 modificato dal decreto ADM n. 104077 del 22.12.2014, in parte qua, in relazione all’art. 4, punto 1, all’art. 8, punto 4, ed all’art. 11, punto 2; e per l’accertamento del diritto del ricorrente, nella sua qualità di titolare dell’omonima ditta, a poter mantenere l’iscrizione nel precitato elenco RIES ovvero ad esservi reiscritto.

Per il Tar: “Considerato: che l’articolo 4 del decreto direttoriale in data 9 settembre 2011, recante requisiti per l’iscrizione di cui al comma 1, lettera c), richiede espressamente la quietanza che attesti il versamento della somma di € 150, da effettuarsi tramite il modello F24 accise – Codice Tributo 5216;

che in questo caso è pacifico che alla data del 10 aprile 2018 (quando è stata resa la dichiarazione) ed altresì a quella del 15 maggio 2018 (data entro la quale avrebbe dovuto comunque essere eseguito il versamento) mancasse la quietanza, essendo stato il pagamento effettuato solo in data 18 marzo 2019;

che la censurata cancellazione della ditta ricorrente dall’elenco dei soggetti che svolgono attività funzionale alla raccolta di gioco pubblico mediante apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro di cui all’art. 1, comma 533, legge n. 266 del 2005 è, quindi, meramente consequenziale al mancato versamento della suddetta somma di € 150,00;

che inoltre con l’apposizione della firma digitale, indipendentemente da chi materialmente abbia espletato la pratica, il soggetto titolare della stessa se ne assume la responsabilità, per cui il ricorrente non può fondatamente sostenere di non aver dichiarato il falso, imputando l’atto ad un soggetto terzo;

Ritenuto: che, in assenza del fumus boni juris, la domanda cautelare in esame debba essere respinta; che, tuttavia, in considerazione della peculiarità della questione esaminata, si ravvisino i presupposti per compensare integralmente tra le parti le spese della presente fase cautelare;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda): respinge la domanda cautelare, proposta in via incidentale; compensa integralmente tra le parti le spese della presente fase cautelare”.