tribunale

Il Tar Calabria ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento dell’atto con cui è stata disposta la cancellazione del ricorrente dall’elenco di cui all’art.1, comma 82, l. 220/2010.

Per il Tar: “Rilevato che la (…) ha impugnato, con richiesta di sospensione, la cancellazione dall’elenco di cui all’art. 1 comma 82 della legge 13 dicembre 2010 n. 220 adottata dall’Ufficio Monopoli per la Calabria sul presupposto che il rinnovo dell’iscrizione per l’anno 2019 non era accompagnato dal versamento della quota di iscrizione di €. 150, deducendone l’illegittimità per violazione dell’art. 6, comma 1, lett. b) l. n. 241/1990; artt. 71 comma 3, 72, 75 d.p.r. 445/2000; art. 11, comma 2, d.d.g. Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato prot. n. 2011/31857/giochi/adi del 9.9.2011; eccesso di potere per difetto di istruttoria, violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, illogicità, errore nei presupposti, motivazione incongrua, sviamento; che l’Amministrazione ha resistito al ricorso; che all’udienza camerale del 26.2.2020, ricorrendone i presupposti, è stato dato avviso di possibile definizione con sentenza in forma semplificata ex art. 60 c.p.a. e, all’esito della discussione, il ricorso è stato trattenuto in decisione;

Considerato: che l’ultimo motivo di ricorso coglie nel segno; che si disquisisce della cancellazione dell’iscrizione nell’elenco dei soggetti che svolgono attività funzionale alla raccolta di gioco pubblico mediante apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro, istituito con l’art. 1 comma 533 l. n. 266/2005, come modificata dall’art. 1 co. 82 l. n. 220/2010, abrogata dall’articolo 27, comma 10, del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni dalla Legge 19 dicembre 2019, n. 157, a decorrere dall’esercizio 2020 la quale istituisce il diverso Registro unico degli operatori del gioco pubblico disciplinando essa stessa, norma primaria, diversamente dalla disposizione abrogata, la possibile regolarizzazione dell’omesso versamento della somma di iscrizione; che l’iscrizione nell’elenco dei soggetti al primo elenco, cui era iscritta la ricorrente e della cui cancellazione si discute, avviene “previa verifica del possesso, da parte dei richiedenti, della licenza di cui all’articolo 86 o 88 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, e della certificazione antimafia prevista dalla disciplina vigente, nonche’ dell’avvenuto versamento, da parte dei medesimi, della somma di euro 150. Gli iscritti nell’elenco rinnovano annualmente tale versamento. Con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sono stabiliti gli ulteriori requisiti, nonche’ tutte le ulteriori disposizioni applicative, eventualmente anche di natura transitoria, relative alla tenuta dell’elenco, all’iscrizione ovvero alla cancellazione dallo stesso, nonche’ ai tempi e alle modalita’ di effettuazione del predetto versamento”; che l’art. 11 di tale decreto prevede la cancellazione dall’elenco in caso di riscontro del difetto dei requisiti di cui all’art. 4 tra cui è ricompreso il predetto versamento; che il provvedimento impugnato fonda la cancellazione su tale disposto nonché sull’art. 75 d.P.R. n. 445/2000 per l’attestazione della falsità dell’avvenuto versamento; che, per il primo profilo, il regolamento risulta disapplicabile per difetto di proporzionalità nella parte in cui fa conseguire la cancellazione per mancato versamento di appena €. 150 a fronte di attività abilitate per centinaia di migliaia di euro, senza disciplinare puntualmente la facoltà di regolarizzazione; che, anche il Consiglio di Stato ha avuto occasione di rammentare, in fattispecie di rilevata erronea attestazione di un requisito in procedura di reclutamento, che “L’applicazione dei principi di tutela dell’affidamento e di correttezza dell’azione amministrativa, infatti, in correlazione con la generale clausola di buona fede che informa l’azione amministrativa nel suo complesso, impedisce che le scongiurate conseguenze di una condotta colposa possano comportare inderogabilmente la comminatoria [di conseguenze decadenziali]”, dovendosi “privilegiare un approccio di tipo sostanzialistico nel caso in cui, a fronte di un errore meramente formale, se ne dimostri la concreta intenzione di rimozione attraverso un personale atto di rettifica, che agisca in tempo utile prima del verificarsi di ogni eventuale danno a terzi” (v. Cons. St., sez VI, parere 6.4.2016, n. 1368); che la ricorrente, avvedutasi del provvedimento di cancellazione, ha dopo due giorni lavorativi dalla ricezione della comunicazione di avvio del procedimento (lunedì 2 settembre 2019) e, dunque, nel corso dell’anno di durata dell’iscrizione, provveduto al pagamento “in ravvedimento”, senza che anteriormente fosse derivato danno a p.a. o terzi; che, per il secondo profilo, l’attestazione di essere in possesso del versamento deve dirsi nella specie giustificabile per errore scusabile alla luce della procedura telematica di pagamento che aveva dato esito positivo, accertato solo successivamente rifiutato (v. docc. 4, 5, 8 fasc. ricorrente);

Ritenuto, pertanto: di accogliere il ricorso; di compensare le spese alla luce della comunque acclarata inadempienza originale del versamento da parte della ricorrente;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione Prima, definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe, così provvede:

1) Accoglie il ricorso e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato;

2) Compensa tra le parti le spese di lite”.