E’ il giorno del Bingo davanti alla Corte Costituzionale per il provvedimento di proroga delle concessioni.

Quattro concessionari di gioco e il ricorso contro la proroga delle concessioni oggi in udienza alla Corte Costituzionale. Al contro del contendere il termine assegnato all’Agenzia delle dogane e dei monopoli per procedere alla gara per l’attribuzione delle concessioni e la rideterminazione dell’importo dovuto, per ogni mese o frazione di mese,dai concessionari in scadenza, in regime di proroga tecnica, che intendano partecipare alla gara.

Nel marzo scorso il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha pronunciato ordinanza sul ricorso proposto da un concessionario del Bingo contro il Ministero dell’economia e delle finanze e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli per l’annullamento della circolare con la quale l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha comunicato ai concessionari del Bingo “le somme mensili dovute dai concessionari per la prosecuzione in proroga della gestione delle concessioni sono rideterminate in euro 7.500 ed euro 3.500 rispettivamente per ogni mese o frazione di mese superiore a quindici giorni ovvero per ogni frazione di mese inferiore a quindici giorni”e che “pertanto, a far data dal 1° gennaio 2018 le SS. LL. sono tenute a versare gli importi rideterminati anzidetti ferme restando le modalità e i termini di versamento ad oggi previsti”.

Ad adiuvandum si è presentata l’associazione ASCOB.

Il Tribunare ha disposto la sospensione del giudizio e rimesso la questione alla Corte costituzionale.

Per i giudici del Tar “Appare violato, anzitutto, l’articolo 3 della Costituzione, in quanto la disposizione in esame costituisce una legge-provvedimento che sembra incidere irragionevolmente su un gruppo di operatori economici precisamente determinato“.

Da un lato, infatti, la nuova previsione ha incrementato ulteriormente del cinquanta per cento – e quindi in misura niente affatto trascurabile – l’importo dovuto dagli operatori in regime di proroga tecnica che intendano partecipare alla gara per la riattribuzione delle concessioni, senza che risulti essere stata svolta alcuna indagine in ordine all’effettiva sostenibilità di tale onere e senza che l’importo stesso presenti alcuna correlazione con la cifra da porre a base d’asta per le nuove gare (ossia 350.000,00 euro, corrispondenti, in rapporto alla durata novennale prevista per le nuove concessioni, a un onere mensile di euro 3.240,74, e quindi a una somma pari a meno della metà di quella dovuta durante la proroga tecnica).

Dall’altro lato, questo aumento si accompagna all’ulteriore protrarsi del regime di proroga tecnica, già in corso dal 2013, di fatto senza una precisa delimitazione temporale. Se è vero, infatti, che la legge n. 205 del 2017 ha stabilito formalmente che l’Agenzia dovesse procedere alla gara “entro il 30 settembre 2018”, deve tuttavia osservarsi che l’indicazione di questo termine è valsa anzitutto a “sanare” la circostanza che il regime di proroga tecnica si fosse già prolungato oltre il termine del 2016, precedentemente stabilito, proiettandone ulteriormente in avanti la durata. D’altro canto, il nuovo termine fissato è parso sin da subito inattendibile, come la ricorrente non ha mancato di evidenziare nel ricorso, atteso che la ripetuta proroga delle precedenti scadenze non poteva che indurre gli operatori a dubitare di dover confidare sul rispetto della data da ultimo stabilita.

Tale previsione è stata, del resto, puntualmente confermata dalla circostanza che, alla data in cui la causa è stata trattenuta in decisione (7 novembre 2018), nessuna gara fosse stata bandita dall’Agenzia.

Da ultimo, la circostanza che il regime di proroga tecnica sia stato ormai svincolato da ogni precisa scadenza risulta comprovata dal fatto che la legge n. 145 del 2018 abbia incluso nel regime di proroga tecnica anche le concessioni in scadenza nell’anno 2019, senza neppure modificare il termine per procedere alla gara, che è rimasto fissato nella data già trascorsa del 30 settembre 2018.

In questa situazione, il Collegio ritiene che, come anticipato, gli operatori siano definitivamente privati della possibilità di svolgere precisi calcoli in ordine alla convenienza economica del regime di proroga tecnica, la cui durata è ormai sostanzialmente indeterminata. Tali soggetti risultano essere stati incisi, perciò, in modo che appare arbitrario e irragionevole da una misura – l’innalzamento immotivato del cinquanta per cento del versamento dovuto mensilmente – senza avere alcuna possibilità né di influire sulla durata del regime di proroga tecnica, né di avere alcuna certezza in ordine alla cessazione di tale regime, reputato dalla ricorrente eccessivamente oneroso in relazione all’attuale situazione di mercato. In questo contesto, gli operatori non sono messi in grado, inoltre, di valutare possibili alternative economiche, poiché la scelta di cessare l’attività li esporrebbe, di fatto, all’espulsione dal mercato a tempo indeterminato, stante l’assenza di certezze in ordine all’avvio della nuova gara.

Da ciò i dubbi di irragionevolezza della misura.

Per analoghe ragioni, appare violato anche l’articolo 41 della Costituzione, atteso che la libertà di iniziativa economica privata è da ritenere compromessa a causa dell’impossibilità per gli operatori di compiere consapevolmente le proprie scelte economiche, rimanendo essi soggetti di fatto a un regime che reputano troppo gravoso, cui tuttavia non possono realmente sottrarsi, non essendo dato stabilire quando potranno eventualmente rientrare nel mercato, a seguito della partecipazione alla nuova gara.

Per tutte le ragioni esposte, il Tar ha ritenuto rilevanti e non manifestamente infondate le questioni attinenti alla compatibilità con gli articoli 3 e 41 della Costituzione dell’articolo 1, comma 1047, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, che ha modificato l’articolo 1, comma 636, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nella parte in cui il suddetto comma 1047, alla lettera a), dispone che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli proceda alla gara per la riattribuzione delle concessioni del gioco del Bingo “entro il 30 settembre 2018” e, al contempo, alla lettera b), eleva a euro 7.500,00 e a euro 3.500,00 gli importi precedentemente fissati in euro 5.000,00 ed euro 2.500,00 dall’articolo 1, comma 636, lett. c), della legge n. 147 del 2013, nel tenore risultante dalle modifiche apportatevi dall’articolo 1, comma 934, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

Per gli avvocati Luca Giacobbe e Matilde Tariciotti, legali dell’associazione dei concessionari Bingo ASCOB,  “l’innalzamento dell’importo a 7.500 euro mensili per l’adesione al regime di proroga tecnica per i concessionari del Bingo manifesta dei dubbi relativi alla costituzionalità della norma che impone agli operatori un contributo non legato alla redditività della sala in un regime di proroga tecnica sul quale non è dato conoscere il termine a causa della mancanza della pubblicazione dei nuovi bandi di gara“.