Per Sapar, l’associazione degli operatori dell’apparecchio da intrattenimento, dopo la nomina del nuovo Consiglio di Presidenza, si apre ufficialmente una nuova era.

In questi giorni infatti è prevista anche la nomina del Segretario Nazionale, a distanza di diversi mesi dalle dimissioni di Corrado Bianca.

Un passo importante, come riconosce anche Eugenio Bernardi, ex vice-presidente di Sapar.

La sua avventura in associazione, se così possiamo chiamarla, si è chiusa forse come non si sarebbe mai aspettato, con un voto di sfiducia.

Dopo 10 anni che mancavo dalla Sapar ho accettato di far parte di una squadra che mi sembrava una vera novità, soprattutto perché i 3/5 della presidenza erano consiglieri praticamente al primo incarico e in più vi era la novità significativa di due vice presidenti donne. A dire il vero non ho compreso fino in fondo le vere motivazioni della sfiducia ricevuta, le posso forse intuire.

Una presidenza durata pochi mesi. Quali potrebbero essere state la cause?

Non voglio trovare scuse ma la mancanza di un segretario coordinatore ha pesato moltissimo e la prima cosa da fare, non facile, così come non è stato facile finora, è trovare un sostituto che abbia esperienza del nostro settore.

A dire il vero le critiche non sono mancate

Negli ultimi 3 direttivi caotici non si è mai parlato dei veri problemi che abbiamo e che hanno i nostri soci, semplicemente perché hanno preso il soppravvento le fazioni.

Un problema che conosciamo molto bene, a tutti i livelli della politica…

Il concetto fondamentale è che nessuno si salva da solo, ma solo cooperando, discutendo certo, ma non ruggendo come in una gabbia di leoni di un circo. Ognuno deve fare la sua parte, dare il propri  apporto per contribuire a risolvere i problemi veri del nostro mestiere e che in questi ultimi anni si sono certamente acuiti e non certo per colpa dell’ultima Presidenza.

Il problema di riuscire a fare squadra, come si suol dire

Bisognerebbe creare una squadra per affrontare le sfide che giornalmente il settore si trova ad affrontare. Perché non si combatte da soli, ma solo insieme. Non so se siamo già in ritardo, ma se la smettiamo di litigare forse lo possiamo fare. Non sempre le cose si cambiano cambiando solo le persone.

 

Come avrebbe voluto fosse stata Sapar ?

Una Associazione più dinamica, dove tutti i consiglieri , dal primo all’ultimo, partecipano e tutti si danno una mano. La coesione resta una condizione imprescindibile. Se non si è in grado di fare un gruppo coeso, credo che avremo una vita non breve, ma brevissima. Il settore può ancora farcela ma è inutile continuare a dire “ieri non abbiamo fatto, potevamo fare …”.

Per restare in tema, cosa si potrà fare?

Occorre cambiare approccio verso l’opinione pubblica e verso il mondo politico, cambiando la comunicazione, sfornando settimanalmente analisi e dati. Occorre la valorizzazione del ruolo del gestore, vera parte determinante della filiera, filiera e sistemi informatici di collegamento AWP che sono di esempio per altre nazioni; battersi per uniformare le normative territoriali, al fine di tutelare realmente il giocatore, sostenere il gioco legale e contrastare la potenziale diffusione del gioco illegale. Ma anche creare un tavolo di confronto tra istituzioni e operatori del mercato, una rimodulazione della pressione fiscale che permetta alle aziende rappresentate di poter sopravvivere e che preveda un coinvolgimento di tutte le offerte di gioco. Quindi valutare la possibilità di attuare la tassazione sul cassetto del 60% allo Stato e del 5% ad enti locali o territoriali.

Commenta su Facebook