Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di Bastia Umbra (PG) in cui si chiedeva l’annullamento dell’ordinanza del Sindaco di Bastia Umbra n.110 del 31.7.2017, pubblicata nell’albo pretorio dal 2 agosto al 17 agosto 2017 ad oggetto “Disciplina degli orari di esercizio delle sale giochi e degli esercizi autorizzati ai sensi dell’articolo 88 T.U.L.P.S., nonché degli apparecchi/congegni di cui all’art. 110, comma 6, del R.D. n. 773/1931, T.U.L.P.S, presenti ed in esercizio a qualsiasi titolo all’intero territorio del Comune di Bastia Umbra”.

Si legge: “1. Con atto di ricorso ritualmente notificato e depositato, (…) società operano d  anni nel mercato dell’installazione e noleggio di apparecchi da intrattenimento di cui all’art. 110 del T.U.L.P.S., hanno adito l’intestato Tribunale per chiedere l’annullamento dell’ordinanza n.110 del 31 luglio 2017, con la quale il Sindaco del Comune di Bastia Umbra ha disciplinato gli orari di esercizio delle sale giochi e degli esercizi autorizzati ai sensi dell’art. 88 T.U.L.P.S., nonché degli apparecchi di cui all’art. 110 comma 6 del medesimo Testo Unico.

2. Il gravame è stato affidato ai seguenti motivi di diritto:

I. Eccesso di potere per carenza di istruttoria, erroneità dei presupposti, irragionevolezza, disparità di trattamento e manifesta illogicità.

Sostengono in sintesi le società ricorrenti che dalla relazione istruttoria che accompagna l’ordinanza sindacale impugnata, si ricaverebbe che la limitazione oraria del funzionamento degli apparecchi da gioco trova il presupposto su elementi assai generici che non operano alcun riferimento alla realtà locale; si ricaverebbe inoltre che i fenomeni di dipendenza patologica da gioco sorgono rispetto alle forme di gioco diverse dagli apparecchi di cui all’art.110 del T.U.L.P.S.

II. Manifesta illogicità ed irragionevolezza.

Lamentano le ricorrenti che nel caso di specie sarebbe stata adottata una misura repressiva in punto di orari di funzionamento degli apparecchi priva della dovuta preventiva verifica del fenomeno della ludopatia nel territorio, nonché in assenza di misure di prevenzione e controllo non solo riferita agli apparecchi comma 6 art. 110 T.U.L.P.S., ma anche alle altre forme di gioco (gratta e vinci ecc.) puramente aleatorie, prive di qualsiasi controllo e regola (a differenza degli apparecchi comma 6 lett.a e b dell’art.110 T.U.L.P.S.), anch’esse causa di dipendenza patologica.

L’ordinanza impugnata sarebbe inoltre sproporzionata, dovendo la limitazione e degli orari di funzionamento degli apparecchi, costituire l’ultima ratio e l’ultimo rimedio esperibile dopo che siano risultati inefficaci i rimedi previsti a titolo preventivo sia a livello nazionale che regionale.

3. Il Comune di Bastia Umbra si è costituito in giudizio eccependo l’inammissibilità del ricorso per omessa impugnazione della deliberazione di Consiglio comunale n. 15 del 21.2.2017 recante “Atto di indirizzo per la disciplina degli orari per l’esercizio delle attività di gioco lecito sul territorio comunale”, su cui si basa l’ordinanza sindacale gravata.

4. All’udienza del giorno 27 aprile 2021, la causa è stata trattenuta in decisione.

5. Ciò premesso in punto di fatto, ritiene in via preliminare il Collegio di poter prescindere dall’eccezione di inammissibilità del ricorso, attesa l’infondatezza, nel merito, delle censure di parte ricorrente.

6. Dalla relazione istruttoria posta a corredo dell’ordinanza impugnata, risulta infatti che “…il Servizio di Alcologia e il Servizio SERT, che effettuano attività di trattamento per il gioco d’azzardo patologico, hanno in carico in media circa cinquanta pazienti e seguono in un anno complessivamente circa cento persone”.

7. Dai rapporti epidemiologici relativi agli anni 2017/2018 utilizzati dalla U.S.L. Umbria a supporto del suindicato rapporto istruttorio, risulta inoltre un progressivo aumento degli utenti affetti da G.A.P. (gioco d’azzardo patologico) in carico ai servizi di cura delle dipendenze nel territorio dell’Assisano (ossia quello di competenza del Comune di Bastia) passati dai 9 del 2015 ai 18 del 2017, con un aumento pari del 100% e con il più elevato numero di giocate pro-capite dell’intera regione a carico del Comune di Basta Umbria.

8. Ciò è sufficiente, ad avviso del Collegio, a giustificare le contestate misure di limitazione degli orari di esercizio degli apparecchi da intrattenimento di cui all’art. 110 del T.U.L.P.S., soprattutto nell’attuale momento storico in cui “la diffusione del fenomeno della ludopatia in ampie fasce della popolazione costituisce un fatto notorio o, comunque, una nozione di fatto di comune esperienza, come attestano le numerose iniziative di contrasto assunte dalle autorità pubbliche a livello europeo, nazionale e regionale” (da ultimo, T.A.R. Lombardia, Milano, 7.1.2021, n. 36; T.A.R. Piemonte, Torino, 11.7.2017, n. 836; in termini T.A.R. Veneto, Venezia, 6.11.2017, n. 982) e sia inoltre verosimile ritenere che “il numero reale delle persone affette da ludopatia sia assai maggiore, poiché una parte significativa del fenomeno resta sommerso (cosiddetta “cifra oscura”), in quanto molti soggetti ludopatici non si rivolgono alle strutture sanitarie e ai servizi sociali” (Cons. St., sez. V, 4 dicembre 2019, n. 8298).

9. Quanto al rapporto con le altre tipologie di gioco, deve rilevarsi che i giochi cui si riferisce il provvedimento impugnato sono quelli che “per la loro ubicazione, modalità, tempistica, danno luogo – più di altre – a manifestazioni di accesso al gioco irrefrenabili e compulsive, non comparabili, per contenuti ed effetti, ad altre forme di scommessa che possono anch’esse dare dipendenza, ma in grado ritenuto (ragionevolmente) dal legislatore di gravità ed allarme sociale assai minore e, perciò, non necessitante di apposita e più stringente tutela preventiva mirata” (T.A.R. Trento, sez. I, 10 luglio 2013, n. 221; T.A.R. Milano, sez. I, 13 marzo 2015, n. 706 e 8 luglio 2015, n. 1570; T.A.R. Venezia, sez. III, 27 settembre 2016, n. 1081).

10. Per quanto precede, il provvedimento impugnato appare immune dai prospettati vizi di difetto di motivazione, di istruttoria e di sproporzionalità delle misure ivi contenute, la cui adeguatezza ed incisività risulta d’altra parte attestata dalla significativa riduzione della giocata pro capite effettuata nel territorio del Comune di Basta Umbria (passata dai 2121 € dell’anno 2017, ai 1646 € del 2018 e ai 1550 € del 2020), contrariamente a quanto avvenuto negli altri comuni limitrofi.

11. In conclusione il ricorso va respinto in quanto destituito di fondamento.

12. Le spese di lite seguono, come da regola, la soccombenza e si liquidano nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna le società ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio in favore del Comune di Bastia Umbria, che si liquidano nella misura di € 2.000,00 (duemila/00), oltre oneri ed accessori di legge”.