Il gup del Tribunale di Bari Antonella Cafagna ha rinviato a giudizio 28 persone e ha fissato il processo con rito abbreviato per altri 10 imputati al termine dell’udienza preliminare sulla presunta gestione mafiosa delle slot machine a Bari.

Il 17 novembre di discuterà l’abbreviato per un imprenditore barese, socio di fatto di società e sale giochi a Bari e in provincia, il quale, usufruendo della fama criminale dello zio pregiudicato (rinviato a giudizio), tra i reggenti di un noto clan locale, avrebbe gestito per anni in modo quasi monopolistico il mercato delle videolottery sull’intero territorio. Con lui saranno processati in abbreviato altri nove imputati, tra i quali due capi clan.

Il 7 ottobre inizierà invece il processo con rito ordinario nei confronti degli altri 28 imputati, tra i quali vari pregiudicati, affiliati a diversi clan mafiosi della città. Trentasei degli odierni imputati furono arrestati a gennaio nell’operazione denominata «Gaming Machine» per i reati, a vario titolo contestati, di illecita concorrenza con violenza e minaccia e con l’aggravante del metodo mafioso, estorsione, riciclaggio, usura, contrabbando di sigarette e detenzione abusiva di armi clandestine. I fatti contestati risalgono agli anni 2012-2019.

Secondo gli inquirenti l’imprenditore si sarebbe accordato con i vertici dei clan mafiosi di Bari e provincia per “compiere atti di concorrenza sleale – si legge negli atti – imponendo una posizione dominante nel mercato dei videopoker e di altri apparati da intrattenimento elettronici”, attraverso “la minaccia e l’assoggettamento omertoso”. In particolare le organizzazioni mafiose “si sono divise il territorio barese in zone di influenza, reciprocamente rispettate, per acquisire in modo esclusivo e monopolistico (direttamente o indirettamente tramite imprenditori collusi) la gestione o comunque il controllo della distribuzione delle apparecchiature da gioco (videopoker, slot machine) nei locali pubblici e delle sale gioco autorizzate (gestione dei totem e delle VLT videolottery)”, anche attraverso l’estromissione di altri imprenditori concorrenti operanti nello stesso settore.