Ennesimi articoli contro il settore del gioco legale su Avvenire. Prima viene attaccato il “Corriere della Sera” per aver realizzato un articolo che annunciava le manifestazioni di Roma e Milano che hanno visto scendere in piazza migliaia di lavoratori del comparto. Poi la replica del direttore, Marco Tarquinio, ad una lettera in cui si parla di “fatturato agghiacciante”, “poveracci circuiti” e addirittura “tassazione effettiva solo del 7%”.

Nel primo caso Umberto Folena scrive: “È forse l’unica attività la cui chiusura ha giovato alla società italiana. Ma è solo il primo dei molti inganni contenuti nell’avviso, a partire dal fatto che l’azzardo, per legge, non può farsi pubblicità. «Il lavoro non è un gioco»: in realtà per lorsignori il gioco (d’azzardo) è un lavoro, e pure assai redditizio. Ma quale gioco? I lettori del “Corriere” l’avranno capito? Nel dubbio, aiutiamoli. Non è nascondino, calciobalilla o briscola. Sono le famigerate macchinette, le newslot di bar e tabaccherie e le videolottery delle sale; i gratta e vinci; e via dicendo. Tutelano «la salute dei clienti»? No, al contrario la minano e hanno fatto ammalare quasi un milione di italiani, che da un anno in qua, finalmente, con le loro famiglie respirano. «Gioco lecito» che «contrasta l’illegalità»? Altro inganno. Le azzardomafie si stanno ingrassando anche grazie al “gioco lecito”, come la Commissione nazionale antimafia e le numerose inchieste in tutto il territorio italiano stanno dimostrando. «150.000 posti di lavoro»? Si allude forse a certi locali, in realtà bische dove, a volte, si beve il caffè o si acquistano sigarette. Questa pubblicità è un beffardo e forse azzardato inganno. E dispiace che un quotidiano prestigioso le abbia dato ospitalità”.

Evidente la serie di ‘cattiverie’ gratuite, in primis perchè non si trattava di alcuna pubblicità a prodotti di gioco nell’articolo pubblicato dal Corriere della Sera, che riguardava semplicemente una manifestazione di lavoratori. Si parla poi di inganno in merito al fatto che il gioco legale contrasti l’illegale, eppure i recenti allarmi lanciati dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Cafiero De Raho e del capo della polizia Franco Gabrielli parlano chiaro, è proprio con la chiusura delle attività di gioco lecito che le azzardomafie gioiscono. E infine si sbeffeggiano i 150mila lavoratori del comparto.

Non a caso è stata durissima la replica del Professor Ranieri Razzante (nella foto) – Dottore commercialista e Revisore dei conti, Avvocato in Roma. Docente di “Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio” nell’Università di Bologna (sede di Forlì), e di “Diritto dell’innovazione” presso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Docente titolare altresì di “Legislazione antiriciclaggio e antiterrorismo” presso gli Istituti di Istruzione delle Forze dell’Ordine. È stato Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. Fondatore e Presidente dell’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio (AIRA). Dirige il “Centro di Ricerca sulla Sicurezza ed il Terrorismo” (CRST) in Roma. Opinionista TgCom 24 e Rai su tematiche legate alla Sicurezza e alla Geopolitica. Direttore delle riviste “Diritto penale della globalizzazione” e “Antiriciclaggio &  Compliance”.

Non proprio l’ultimo arrivato, insomma!

Razzante su Facebook ha realizzato un video dal titolo “Il gioco dell’ignoranza” spiegando: “C’è qualcosa di singolare, patetico, in questo articolo. Si tratta di invettive non documentate. Bisognerebbe documentarsi meglio su iniziative e norme che disciplinano questo complesso settore. Gioco pubblico significa che il gioco è dello Stato, è un’attività riservata allo Stato dal 1948, regolamentata. Tutti i concessionari e i gestori osservano questa regolamentazione. Le infiltrazioni criminali ci sono in tutti i settori, così come nel settore del gioco. Ci sono 150mila addetti con un indotto di altrettante persone, lei non si può permettere di offendere questi lavoratori”.

Nel secondo articolo Tarquinio scrive: “Sulle pagine di questo giornale ci battiamo da anni contro il fenomeno che abbiamo ribattezzato ‘Azzardopoli’ o ‘Stato biscazziere’. (…) Un conto, infatti, è arginarlo, regolarlo e contenerlo, altro è incentivarlo e trasformarlo – come è stato in questo XXI secolo – in una delle grandi ‘attività imprenditoriali’ italiane: la terza per giro d’affari. Siamo da anni i primi in Europa (triste primato!). E l’azzardo non produce, ma distrugge: vita, benessere, serenità e coesione delle famiglie. In realtà, non fa ‘divertire’, ma fa ‘invertire’ il senso dell’esistenza, consegnandolo all’illusione della fortuna e alla dolorosa disillusione della dipendenza (come l’alcol, come una droga…) e ingenerando l’idea demotivante e persino abbrutente – non mi stanco di ripeterlo – che le nostre esistenze personali e comunitarie non possano cambiare grazie a dedizione, competenza e amore, ma per un semplice colpo di vento. Certo, nel 2020 il mondo dell’azzardo ha subìto un serio colpo, e così sarà prevedibilmente anche nel 2021 perché nessuno ha osato attribuirgli qualifica e codici da attività essenziali… E meno male! È uno di quei casi di impresa anti-futuro in cui «cambiare» è necessario evocati dal presidente Draghi nel suo discorso al Parlamento, e sarebbe insensato e autolesionista tornare alla incivile e disastrosa situazione di prima. (…)”.

Qui più che offendere i lavoratori del settore si respira solo ed esclusivamente un astio difficilmente comprensibile. Il gioco legale, secondo noi, non solo produce, ma fa divertire e sostiene il Paese, sia lavorativamente che economicamente. Esiste, che piaccia o no, e tornare indietro ai tempi delle bische, consegnando tutto alle mafie, questo sì che sarebbe davvero insensato e autolesionista.