anastasia
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(Jamma) – “Tutte le autorità politiche hanno ormai dichiarato guerra aperta al mondo delle slot-machine divenute improvvisamente il “male del secolo” da cui difendere la collettività.

E così Ministri, Assessori, Sindaci, amministratori pubblici di ogni ordine e grado si son trovati improvvisamente a discutere e a legiferare in materia di ludopatia, di distanze minime dai luoghi sensibili, di orari di accensione degli apparecchi sebbene, fino a qualche mese addietro, gli stessi amministratori, del tutto avulsi dalle reali problematiche del settore, hanno guardato al mondo del gioco d’intrattenimento solo perché ha rappresentato uno dei comparti economici maggiormente redditizi per le casse erariali” scrive in una nota l’avvocato Luigi Anastasia.

“Oggi gli stessi personaggi politici, più per moda che per convinzione morale e/o giuridica, li ritroviamo affannati nell’adottare, ai vari livelli (nazionali, regionali e comunali), normative che hanno come unica finalità quella di ridurre il numero di apparecchi sotto la velata giustificazione di una presunta (e mai tanto conclamata sino ai giorni nostri!!) lotta alla ludopatia. Abbiamo assistito, nell’ultimo periodo, ad un susseguirsi di interventi legislativi che si possono indubbiamente ritenere, da un lato, abnormi e sproporzionati rispetto alla finalità di tutela della saluta pubblica (è realmente quest’ultima la vera finalità che gli amministratori intendo perseguire?! Ai posteri l’ardua sentenza …) e, dall’altro lato, lesivi della libertà di iniziativa economica sottratta illegittimamente a tutti gli operati del settore: dal taglio indiscriminato del numero di slot-machine imposto dal recente Decreto Ministeriale, incapace – oltretutto – di dettare le condizioni necessarie per far gravare su ciascun Gestore la medesima percentuale di riduzione indicata in Decreto (oggi ci ritroviamo operatori che hanno subito una riduzione di Noe in misura abbondantemente superiore alla percentuale prevista dal provvedimento e altri con un parco macchine, se non aumentato, quantomeno intatto), al proliferarsi di Leggi Regionali che hanno tracciato le linee guida a cui devono attenersi i successivi provvedimenti comunali in materia di distanziometro e orari di accensione delle Awp.

Grazie alla fantasia (illimitata) degli amministratori locali – prosegue Anastasia – l’ormai famoso distanziometro è diventato, per gli operatori del comparto, ancora più temuto degli strumenti di indagine tributaria che rispondono al nome di redditometro, spesometro, etc …
Implementando la già cospicua elencazione (indicativa dei luoghi sensibili) fornita a livello regionale, gli amministratori comunali hanno pensato bene di individuare nuove tipologie di luoghi da ritenersi sensibili (da cui tenere lontane le slot-machine), dando spazio ad interpretazioni fantasiose o ad analogie infondate. Si passa dai cimiteri (considerati luoghi di culto) ai mercatini dell’usato (equiparata ai “compro-oro”), ed è notizia di ieri che il Comune di Ravenna ha qualificato quale luogo sensibile anche il sito Unesco: sarà oggettivamente impossibile, da ora in poi, riuscire ad individuare, in ogni territorio comunale, una sede (distante oltre cinquecento metri da un luogo ritenuto sensibile) idonea ad ospitare gli apparecchi da gioco. E’ inutile nascondere la verità o camuffarla facendola apparire diversa: siamo dinanzi ad una vera e propria “caccia alle slot-machine”, che si sta concretizzando in una serie di provvedimenti legislativi volti drastica riduzione del numero di apparecchi, con conseguente effetto espulsivo ai danni degli operatori del settore che vedono pregiudicati tutti gli investimenti fatti negli anni. Alcuni organi giurisdizionali (Tar di Bolzano in primis) stanno finalmente iniziando a porre la dovuta attenzione su tale illegittimo effetto derivante dall’applicazione delle contestate normative, approfondendo l’imprescindibile valutazione se l’ipotetica lotta alla ludopatia possa realmente giustificare l’insorgenza del richiamato effetto espulsivo.

Noi la risposta a quest’ultimo quesito già la conosciamo – ha concluso l’avvocato – e ci auguriamo sia la stessa a cui giungeranno le autorità giudiziarie interessate dalla questione: la tutela alla salute pubblica, il contrasto al fenomeno della ludopatia meritano senza dubbio attenzione, ma la giungla di provvedimenti adottati fino ad oggi non può essere considerata la panacea di tutti i mali. Il fenomeno patologico del gioco d’azzardo non si risolve eliminando dal contesto economico la figura del Gestore, ma disciplinando in maniera corretta e puntuale tutte le fattispecie del gioco (Vlt, Awp, on-line, scommesse, etc …), disponendo un’adeguata contrazione dell’offerta economica, ma consentendo alle imprese del settore di proseguire lo svolgimento della propria attività come fatto finora”.

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