Sabrina non ce la fa a tacere la sua disperazione e lo sconcerto per quanto le sta succedendo. A lei e ad altri 13 colleghi che in un periodo difficile come questo dovranno fare i conti con la perdita del posto di lavoro.

Si dice che non ci si dovrebbe affezionare alle cose. Nel mio caso non avrei dovuto lasciare il cuore in una sala slot dove ho passato quasi 7 anni della mia vita.  Perché di questo si tratta! Dopo 9 mesi a casa per l’emergenza Covid e la sospensione delle attività di gioco, pregando ogni giorno per una riapertura imminente, finalmente avremmo dovuto riaprire il 14 giugno. Invece siamo stati convocati per darci la notizia che non si riaprirà più!

Ci hanno fatto chiudere definitivamente. Siamo troppo vicini ai “ luoghi sensibili “!

Padri e madri di famiglia in mezzo ad una strada dall’ ‘oggi al domani.

Questa è l’Italia, gente!

Dove si viene privati di un diritto inalienabile qual è il lavoro, con 4 giorni di preavviso e senza possibilità di replica o alternativa. Sono stata assunta a 40 anni. Età che già, per tante altre aziende era troppo avanti. La società che gestisce la sala slot mi ha assunta lo stesso giorno del colloquio, pagata puntualmente ogni 10 del mese e cassa integrazione anticipata per tutto il periodo del Covid.

Ecco dove lavoro, ecco cosa sto perdendo ed ecco ciò che non troverò più.

Adesso ho 46 anni … troppo vecchia per lavorare e troppo giovane per la pensione. Con tre figli. Questa è l’Italia gente!”.

Sabrina lavora in una delle sale che, per effetto delle norme introdotte dalla legge regionale dell’Emilia Romagna e del piano urbanistico del comune di Parma, sono obbligate a chiudere, sebbene autorizzate dallo Stato, perchè non rispettano la distanza minima di 500 metro dai luoghi ‘sensibili’. A Parma, come in altri comuni d’Italia, l’applicazione di queste norme, associata ad una alta densità abitativa, rende impossibile anche la ricollocazione delle sale da gioco, come più volte è stato fatto notare alla politica. (nella foto F.Pizzarotti, sindaco di Parma)