Il giornalista Aldo Cazzullo dice la sua a proposito del divieto di pubblicita’ al gioco d’azzardo e lo fa rispondendo ad alcuni lettori del Corriere della Sera.

Cari lettori,
La ludopatia è senz’altro una delle piaghe del nostro tempo. È impossibile estirparla con il rasoio; la si può e la si deve curare. Come diceva Mark Twain: «L’abitudine è l’abitudine, e non la si può gettare dalla finestra; le si può far scendere le scale un gradino alla volta».
Le scommesse online rappresentano il 7% del giro d’affari complessivo. Sono scommesse tracciate: si sa chi le fa, quanto spende, quanto incassa. È qui la ludopatia? Non credo. Il 93% del giro d’affari invece sfugge a qualsiasi controllo; una larga fetta è in mano alla criminalità organizzata; i ludopatici a volte ne sono di fatto complici, spesso ne diventano vittime.
Non potendo ovviamente abolire il gioco d’azzardo, il governo dovrebbe cercare di far crescere la parta emersa, a discapito di quella sommersa. Si è scelta invece la via contraria.
Qualcosa del genere è stato fatto a proposito del lavoro: con il lodevole intento di ridurre la precarietà, si finisce per allargare lo spazio del lavoro nero. Rendere più rigido il mercato del lavoro a lungo andare non restituisce dignità, ma la toglie. Anziché più tutele, ce ne saranno meno.
Se due indizi fanno una prova, è evidente che dietro i provvedimenti fortemente voluti dai Cinque Stelle c’è un’ideologia. Una visione astratta e moralista del mondo, da algoritmo, da corso teorico della Link University. Spero davvero di sbagliarmi.

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