Per Daniele il suo lavoro è motivo di orgoglio. Oggi dice: “Voglio tornare ad indossare il mio marsupio da lavoro, avere le cartelle in mano e correre più veloce dei miei colleghi. Non sarà chissà che per alcuni, ma per me è tutto”.

Sono Daniele,

lavoro da 6 anni in una sala Bingo di Roma, del gruppo MILLEUNO S.P.A.

Ho iniziato a 20 anni, avevo un figlio di neanche un anno e con la mia fidanzata, che poi è diventata mia moglie, neanche avevamo una casa.

Ho iniziato con la classica gavetta, da ultimo arrivato, un po’ ingenuo e un po’ imbranato, catapultato nel mondo del lavoro.

Non sapevo come muovermi, ma sapevo che dovevo muovermi in fretta e imparare in fretta, per mio figlio.

Mi sono guadagnato il mio contratto indeterminato. Nel frattempo sono cresciuto caratterialmente e professionalmente, la sala è diventata la mia seconda casa.

Grazie ai frutti del mio lavoro, siamo andati in affitto e ci siamo sposati, sentivo sulle spalle il peso della famiglia, e ogni giorno andando a lavoro, ringraziavo che all’età mia, con coetanei laureati a spasso, io mi sono potuto comprare una macchina e non far mancare nulla a mio figlio.

Ho sempre camminato a testa alta e non mi sono mai vergognato di dire che lavoravo in una sala bingo, anche perché non c’è nulla di cui vergognarsi.

È un lavoro che ti tiene lontano dai familiari durante i fine settimana, durante i compleanni, a Natale, Capodanno, sempre.
Non è il classico lavoro 09.00/18.00 dal lunedì al venerdì, festivi e prefestivi a casa.

Scrivo sperando che la mia testimonianza, insieme alle altre che ho letto, possa far crescere l’attenzione su tutta la nostra categoria. Come la mia ci sono tantissime altre storie, di persone, storie che, chi parla solo di gioco d’azzardo, vuole che non si conoscano. Tutte piccole ma immense storie.

In questo momento mi sento abbandonato, lasciato da parte dallo Stato, discriminato perché viene associato il mio mestiere ad un attività criminale, oscura, quando in realtà è esattamente l’opposto, è legale e controllata direttamente dal Monopolio di Stato.

Noi siamo lavoratori ONESTI, il nostro pane che portiamo sulla tavola è lo stesso pane di tutti gli altri lavoratori.

Mi fa male ascoltare le dirette del premier o le notizie dei Tg, senza sentire menzionate le sale giochi.

Noi vogliamo soltanto tornare a lavoro. Voglio tornare ad indossare il mio marsupio da lavoro, avere le cartelle in mano e correre più veloce dei miei colleghi.. non sarà chissà che per alcuni, ma per me è tutto.

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