A testa alta Anna parla del suo lavoro, addetta alla manutenzione in una sala Bingo, dove, dice, c’è la vita. Niente di più.

“Mi chiamo Anna,

ho 28 anni e lavoro in una sala bingo di Napoli.

Mi spiace se forma con la quale scrivo non è troppo corretta, ma ci tenevo a dire che anch’io lavoro in una sala bingo.

Sono diplomata in tecnico della gestione aziendale, nel bingo faccio parte del personale manutenzione (pulizie della sala mentre i clienti giocano).

Sono tre anni ormai che ci lavoro e mi sento parte di questa grande famiglia.

Le persone ci adorano e noi adoriamo le persone.

Il bingo è un modo per distrarsi, per divertirsi e pensare a qualcosa di diverso, e noi contribuiamo a rendere felici le persone anche per pochi minuti.

Ho due bambini e grazie al Bingo ho ritrovato la pace.

La mia è un’azienda seria, i datori di lavoro investono tanto per il benessere dei clienti e per i nostri diritti (anche offrire la colazione, il pranzo, la cena è un modo per coccolare il cliente e offrire un un servizio).

Sono amareggiata da tutta questa situazione.

Non ci menzionano in nessun decreto, non esistiamo.

Noi non uccidiamo nessuno, anzi, eppure sembra che si siano dimenticati che esistiamo.

Non attacco chi vorrebbe vedere morti in mare, non attacco i razzisti e chi assume atteggiamenti discutibili, vorrei solo che si sapesse che dentro una sala bingo c’è solo vita e nient’altro”.

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